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Editoriale: Xiaomi Mi4: l’inizio della fine, o la fine dell’inizio?

Nicola Ligas -

La scorsa settimana Xiaomi ha presentato Mi4, il suo nuovo top di gamma, l’ultimo di una serie di smartphone che hanno inanellato un successo dopo l’altro. Mi4, al contrario dei suoi predecessori, non stupisce con le caratteristiche tecniche, che sono sì da smartphone di punta ma non così tanto, fatte le debite proporzioni, come sui modelli precedenti. Xiaomi si dedica invece, da azienda matura quale aspira ad essere, a curare i dettagli, permettendosi di non preoccuparsi solo della corsa ai GHz e ai pixel.

Abbiamo così la MIUI v6 basata su KitKat (Android 4.4.4 per la precisione), due fotocamere con rapporto focale di ben 1,8, praticamente un record, sopratutto per la fotocamera frontale, ed una serie di personalizzazioni mai viste prima su uno smartphone Xiaomi, con tante varianti di cover posteriore, quasi in stile Motorola.

Eppure qualcosa non mi ha convinto del tutto, anche andando a ritroso ad osservare la storia di Xiaomi, che pure è di quelle da prendere a modello per chi voglia creare un business di successo.

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Xiaomi vuole davvero smarcarsi dall’ombra di Apple?

L’ombra di Apple è sempre stata presente nei prodotti Xiaomi, inutile negarlo, ma all’inizio ci facevano in un certo senso tutti meno caso: che un’azienda cinese copi un grande del mercato occidentale non è certo una rarità, e la giovane Xiaomi “veniva scusata” in questo modo. Poi i suoi modelli (e con loro il firmware MIUI) hanno iniziato a convincere sempre più, pur rimanendo molto convenienti come costi, ed ancora una volta, soprattutto quando il rapporto qualità/prezzo è vantaggioso, hanno chiuso un po’ tutti un occhio. Adesso siamo giunti al momento della maturità, o a qualcosa che gli si avvicina, ed il paragone sta iniziando a diventare scomodo, tanto che anche Hugo Barra deve scendere in campo per negarlo, e tutto questo mentre il CEO di Xiaomi “omaggia” Steve Jobs sia nel vestiario che nei modi, durante la presentazione di Mi4 e Mi Band.

Intendiamoci: a me non importa granché di chi copi cosa, purché faccia un buon prodotto con almeno un minimo di identità, ma è anche vero che dipende tutto da quello che aspiri ad essere in futuro.

xiaomi mi pad iphone

Xiaomi Mi Pad ha il formato e la risoluzione dell’iPad mini Retina e la cover posteriore con gli stessi colori e materiali di iPhone 5C: è per questo che non ci ha convinto del tutto? No di certo, ma è proprio quando un dispositivo non ti convince del tutto che chiudi meno gli occhi sul contorno, o proprio su quelli che sono comunque i suoi difetti intrinseci.

Prendete anche l’esempio di Huawei, altra azienda divenuta famosa con i suoi prodotti low cost, che poi ha puntato su modelli più ricercati (sempre, guarda caso, con un minimo di ispirazione Apple, vedi Ascend P6 / P7): è riuscita davvero a fare il passo definitivo nell’Olimpo dell’high-end? A mio parere non ancora, vuoi anche per una sua ostinazione nell’affidarsi per lo più a SoC casalinghi, ma ancor di più per non aver saputo creare una sua identità, giusta o sbagliata che sia, che porti gli utenti ad amarla (oppure odiarla, il che può comunque essere conveniente lo stesso, in certi casi).

Xiaomi è finora riuscita a crescere con ordine, senza affrettare mai i tempi, senza presentarsi come “la flaghship killer” del momento, quella che voleva rivoluzionare il mercato nel giro di un paio di mesi (e ogni riferimento a OnePlus non è puramente casuale), e personalmente credo sia questo il modo giusto di procedere: partire dalle fondamenta e poi allargarsi.

Xiaomi è finora cresciuta con ordine, ma avrà davvero un piano a lungo termine?

C’è però un “ma” anche in questa soluzione, anzi due: il primo è che se ti espandi troppo lentamente, sempre più clienti saranno costretti ad acquistare i tuoi prodotti tramite rivenditori di terze parti, con ovvi rincari e possibili problemi legati ad assistenza e affidabilità, che comunque nel complesso non fanno bene al buon nome del tuo marchio (parallelamente ci sarà chi, sentendone parlare ma non potendoli acquistare, ti prenderà in antipatia). Il secondo è che il cliente appassionato si stanchi di aspettare e che quello meno informato ti scambi solo per “un’altra azienda cinese che copia Apple”, tanto più che non è affatto detto che Xiaomi riesca a mantenere gli stessi prezzi concorrenziali visti in patria anche sul mercato internazionale, qualora dovesse arrivarvi ufficialmente.

C’è insomma un tempo per fare le cose con calma ed uno in cui osare un po’ di più, e c’è un confine tra il momento in cui osare non fa rima per forza con azzardare e quando invece è davvero un rischio, ma se perdi quel momento non è detto ne avrai per forza un altro. Non c’è una risposta giusta, dipende tutto dai suoi scopi e dai suoi limiti, ma qualunque essi siano, Xiaomi deve averli ben chiari, o certe etichette non se le scollerà mai di dosso, volente o nolente. Quale sarà questa risposta, non posso essere io a dirlo, ma a maggior ragione adesso, dopo la presentazione di Mi4, sono un po’ preoccupato, e un po’ più ottimista.

Xiaomi Mi4

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