7 giorni con Samsung DeX su Galaxy S10 5G: una finestra sul futuro? (video)

Nicola Ligas -

La puntata di 7 giorni con di questa settimana è molto particolare, perché era da molto tempo che avrei voluto provare qualcosa di simile. L’idea è semplice: lavorare con Samsung DeX, ovvero capire se è possibile usare un unico dispositivo Android per soddisfare tutte le mie esigenze di computing. Per questo motivo non ho provato Linux on DeX: sarebbe stato come barare, dato che è ovvio che Linux sia pronto per un uso produttivo. Non ho scelto poi uno smartphone a caso, bensì uno dei più potenti in circolazione, quel Samsung Galaxy S10 5G che abbiamo da poco recensito.

E com’è andata? Bene e male. Da una parte è sempre emozionante provare qualcosa di nuovo, qualcosa che attendo dai tempi della Lapdock di Motorola, se non prima; qualcosa che anche Google sembrava intenzionato a portare su Android 10, ma che invece è slittata (forse) ad Android 11.

Samsung s10 5G non vi farà rimpiangere le performance di un PC medioL’hardware che ho scelto a sostegno di questa prova si è rivelato più che soddisfacente. Se ci pensate bene, quantomeno sui top di gamma Android, le app, i documenti e le pagine internet si aprono spesso più velocemente che su molti portatili di oggigiorno, e ritrovare quella stessa prontezza anche su desktop è molto esaltante. Certo, ogni tanto potreste notare qualche rallentamento nell’uso stesso delle applicazioni, ma Android ha il vantaggio di focalizzare la maggior parte delle sue risorse sull’app in primo piano, che può scattare più facilmente proprio quando viene “disturbata”, ad esempio da multiple notifiche in sovrimpressione. I problemi comunque non stanno sul profilo delle performance, specialmente con uno smartphone come Galaxy S10 5G, che non vi farà rimpiangere un PC nell’uso small office. Certo, mi piacerebbe che DeX potesse supportare anche il 4K (si è fermato in full HD a 60Hz), ma non starò qui ad insistere troppo.

E sia chiaro che anche il software ha i suoi punti di forza. Anzitutto l’ottima condivisione di Android, che vi permette di scambiare dati tra le varie applicazioni con un’immediatezza che né Windows né macOS hanno. Poi abbiamo l’integrazione di tante applicazioni, che sgravano il browser da altrettanti servizi che solitamente usereste al suo interno (Gmail, Facebook, Twitter, ma anche volendo WhatsApp, Telegram ecc.). Parlando di browser però, è lì che i limiti si fanno più importanti.

Chrome per Android non è infatti paragonabile a Chrome desktop. Anche allargandolo a pieno schermo, non avrete comunque la stessa esperienza. Non c’è la barra dei preferiti, rendendo tutto più lento. Non ci sono le estensioni, rendendo tutto meno personalizzabile ed efficace. E poi i siti vengono sempre visualizzati in versione mobile. Dovrete abilitare a mano la visuale desktop, per ogni scheda. Non c’è un’opzione per cambiare user agent e far sì che Chrome per Android visualizzi sempre tutto come fosse un PC. E questo è solo un assaggio. Non c’è la preview dei link, non potete sfruttare i multipli motori di ricerca disponibili su Chrome Desktop. Insomma, è tutta un’altra esperienza: decisamente più lenta, e non al pari con quella cui siete abituati sul vostro notebook/fisso.

E le alternative non sono tanto meglio. Firefox non si apre nemmeno in modalità DeX. Samsung Internet non ha il problema della visuale desktop (è possibile abilitarla di default), ma non è comunque paragonabile a Chrome Desktop in quanto a completezza.

Meglio il lavoro di ufficio. La suite Google Documenti, Fogli e Presentazioni non vi farà rimpiangere Office, quantomeno negli usi più comuni, sebbene anche lì qualche scomodità ci sia. Su Documenti ad esempio non funziona lo scrolling con la rotellina del mouse, ma dovrete scorrere cliccando e tenendo premuto, simulando il dito su schermo. Volendo però, se foste abbonati ad Office 365, potreste utilizzare a pieno le app di Microsoft, ed in ogni caso di alternative ce ne sono parecchie sul Play Store.

Il software ha luci ed ombreNulla da dire sul fronte della riproduzione multimediale, per quanto non sia la cosa più importante in ambito lavorativo, mentre se parliamo di creazione allora le cose si fanno più complesse. Sono riuscito a fare interamente con DeX la recensione delle Sony WH-XB900N, ma non è stato proprio agevole, né veloce.

La parte di scrittura del testo nel browser è andata abbastanza bene, per quanto, all’arrivo di ogni notifica, Chrome perdesse il focus, costringendomi a disabilitare le notifiche almeno delle app di messaggistica, dato che anche chiudendo l’app questa resta comunque in background, inviando notifiche all’arrivo di ogni messaggio.

C’è stata poi la modifica delle foto, per la quale mi sono avvalso di XNConvert, un’app che non è supportata da DeX e che come tale gira esattamente come su smartphone, con tutti i limiti del caso (sia grafici che a livello di interazione, pensata solo per il touchscreen). Secondariamente ho usato anche Photoshop Express, che non supporta nemmeno lontanamente tutti i formati della versione completa, ma che per un po’ di tagli e filtri va bene, per quanto non si parli di un lavoro a più livelli sull’immagine, cosa che mi ha costretto a ripensare la copertina del video rispetto al solito.

Ed infine il montaggio video. Premiere Rush fa quello che può, ma intanto permette di esportare solo 3 video senza abbonarsi, ed a parte questo va bene per tagliare/incollare ed inserire testo e transizioni, ma non è molto adatto per un video con spezzoni montati uno sopra l’altro, dato che non supporta nemmeno le trasparenze. Alla fine c’è lo fatta, semplificando un po’ di cose rispetto al solito, e impiegandoci almeno il doppio del tempo. Utile come esperimento insomma, ma non certo consigliabile. L’esportazione del filmato, circa 6 minuti in full HD, ha richiesto poi almeno il doppio del tempo, e qui i limiti hardware un po’ ci sono, ma del resto erano prevedibili.

Il problema dei software di terze parti è che molti di questi non supportano DeX, ovvero li potete eseguire in finestre allungate o allargate (portrait o landscape) ma non ridimensionabili. È possibile mandarle in full screen con una funzione sperimentale di DeX, che a volte dà buoni risultati, come su Dropbox, ma in altri casi (la maggior parte) otterrete solo un allargamento di app che non sono chiaramente pensate per il grande schermo.

Ed in tutto ciò non ho ancora accennato al multitasking, che non funziona certo come siete abituati su PC. Ma è logico che sia così, perché Android non è pensato per lasciare ogni app attiva in background, ma solo alcune di queste, come ad esempio un lettore musicale. E non ho parlato nemmeno del lato gaming, che per la verità non ho esplorato molto trattandosi di una prova lavorativa. In generale comunque non consiglio DeX per giocare, semplicemente perché è meglio usare il semplice screen mirroring di Android, che non consuma alcuna risorsa. Inoltre alcuni giochi nemmeno si avviano su DeX, in particolare quelli touch-only (potreste sempre usare lo smartphone come controller, ma su DeX appunto non li potrete nemmeno far partire).

Solo Google può sbloccare la situazioneC’è insomma bisogno di una spinta dal basso, che può arrivare solo da Google. Finché Android non supporterà ufficialmente una qualche modalità Desktop, gli sviluppatori non avranno ragioni per adattare le proprie app ad un altro formato e ad un altro stile di input, ed in ogni caso anche il sistema operativo stesso deve adattarsi a sua volta, cosa che Samsung è riuscita a fare in buona parte, pur scontrandosi con una base che non è certo desktop-oriented (il che rende ancor più encomiabile il lavoro dell’azienda coreana, sia chiaro).

Le potenzialità insomma sono enormi. Avere sempre con sé il proprio strumento di lavoro, svago (qualcuno ha detto Stadia?) e comunicazione sarebbe una svolta enorme. È vero che nell’era del cloud è l’interoperabilità tra device diversi a farla da padrone, ma volete mettere la comodità di avere le cose più importanti sempre a portata di mano, anche offline? E tutto ciò senza nulla togliere alla connettività, che anzi è esaltata dall’uso di uno smartphone. La maggior parte dei laptop non hanno scheda SIM, e con uno smartphone come questo S10 invece non solo sarete sempre connessi, ma pure ad altissima velocità, probabilmente più della ADSL che usereste altrimenti.

Ci sono insomma molti vantaggi nel far fare allo smartphone anche il lavoro di un computer, e l’hardware è ormai in grado di farlo, per lo più. Ci manca solo il software, e sembra che Google ci stesse davvero pensando; speriamo solo che l’idea non venga accantonata, perché potrebbe essere un punto di forza non indifferente, considerando anche che la concorrenza è ben lontana dal fare qualcosa di simile (anzi, Apple persegue una netta divisione, con tanto di nomi distinti per iOS, iPadOS e macOS). Ma ora basta chiacchiere e guardate cos’è in grado di fare Samsung DeX!

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