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Recensione Android 10: un perenne cantiere (foto e video)

Nicola Ligas -




Recensione Android 10

Sto usando Android 10 ormai da 6 mesi, da quando uscì la prima beta. L’ho visto evolversi ed anche involversi nel corso delle varie developer preview, e sono quindi pronto a dare un giudizio sul prodotto finale, su Android 10 “stabile”. Vi tranquillizzo subito: le virgolette non sono dovute ad una presunta instabilità del sistema, ma fanno da contraltare alla “beta” perenne che contraddistingue molti prodotti Google. Sì, anche Android.

Principali novità

Le novità principali di Android 10 sono ormai cosa nota. Le abbiamo illustrate a dovere nel video qui sopra, pertanto adesso andremo a riassumerle solo per sommi capi, invitandovi a guardare prima il video, se già non l’aveste fatto.

  • Tema Scuro: le impostazioni, le notifiche, ed altri elementi del sistema operativo si tingono di nero. O meglio di grigio, nella maggior parte dei casi (non preoccupatevi: non c’è differenza in termini energetici). Lo scopo è appesantire di meno la vista, in particolare di notte, e risparmiare un po’ di batteria se aveste un display AMOLED. Peccato che non sia possibile impostare un’attivazione automatica, in base all’orario. E peccato che non tutte le app (anche di Google) si siano fin da subito adeguate al tema scuro. Bonus: nelle opzioni sviluppatore è possibile personalizzare colori, font e forma delle icone.
  • Gesture di navigazione. Non sono obbligatorie: c’è sempre la possibilità di attivare la precedente barra di navigazione. Tutti gli smartphone che usciranno con Android 10 dovranno però implementare queste stesse gesture, rendendole di fatto lo standard da ora in poi. Da una parte velocizzano alcune interazioni, dall’altra le complicano. Utilizzare il multi-window è ora più complesso, e la gesture per andare indietro può interferire con il menu laterale o con lo scrolling dei contenuti
  • Smart Reply nelle notifiche. Notifiche sempre più intelligenti, che vi propongono, ad esempio, di aprire subito Maps se la notifica contenesse un indirizzo. O vi suggeriscono delle risposte rapide ad alcune domande.
  • Privacy semplificata: c’è un’intera sezione dedicata alle impostazioni della privacy, che raccoglie per lo più opzioni già note, ma che ora sono più facilmente rintracciabili in un’unica soluzione.
  • Accesso alla posizione solo con app in esecuzione. Android si mette al pari di iOS in questa importante funzione. Adesso le app che facciano richiesta della vostra posizione potranno ottenerla solo quando le state usando e non perennemente. Sta a voi decidere.
  • Modalità niente distrazioni (focus mode): parte integrante di Benessere Digitale, questa funzione serve a non essere disturbati da specifiche applicazioni. È una sorta di “non disturbare mirato”. C’è in effetti una certa sovrapposizione in generale, che rischia di confondere un po’ la gestione delle notifiche. Non disturbare, niente distrazioni, limiti sui tempi di utilizzo di ciascuna app, priorità nelle notifiche, canali di notifica: non saranno un po’ troppe opzioni, tutte per consentirci di essere interrotti solo al momento giusto e dall’app giusta?
  • Controllo genitori: sempre parte di Digital Wellbeing, i controlli parentali servono a supervisionare da remoto lo smartphone dei vostri figli, impostando eventuali limiti all’utilizzo di certe app e filtri sui contenuti.
  • Easter egg (bonus): ogni versione di Android ha avuto un suo easter egg, legato per lo più al dolce che lo rappresentava. Da quest’anno Google ha abbandonato la convenzione dei nomi di dolci, a favore dei numeri, ed in effetti l’easter egg è una sorta di rebus numerico. Senz’altro originale, ma può essere anche frustrante.

Sotto al cofano

Oltre a queste novità più tangibili, ce ne sono tante invisibili, ma non meno importanti. Queste le abbiamo solo accennate in video, dato che non c’è nulla di concreto da mostrare. Vediamo quindi di capire di cosa si tratta.

Project Mainline

La più importante novità è forse Project Mainline. L’idea è semplice: “scorporare” alcuni componenti del sistema operativo, e farli diventare in pratica dei pacchetti, dei moduli che possano essere aggiornati semplicemente tramite il Play Store, senza quindi bisogno di un update dell’intero sistema operativo. Al momento ci sono solo 12 moduli di questo tipo (Media Codecs, Media Framework Components, DNS Resolver, Conscrypt, Documents UI, Permission Controller, ExtServices, Timezone data, ANGLE (developers opt-in), Module Metadata, Networking components, Captive Portal Login, Network Permission Configuration) che si concentrano su tre aree: sicurezza, privacy e consistenza. Project Mainline sarà quindi usato per aggiornamenti critici relativi a queste aree, ammesso che il problema da fixare rientri in uno dei moduli. Logicamente, con il passare del tempo, Google cercherà di ampliarne la portata, ma è impensabile che qualsiasi componente del sistema operativo possa diventare un pacchetto aggiornabile tramite il Play Store. Per alcune cose, l’unica strada sarà sempre e soltanto un classico aggiornamento OTA.

Attenzione poi ad un particolare: Project Mainline è obbligatorio solo per i dispositivi che escano di fabbrica con Android 10. Gli smartphone aggiornati ad Android 10 potrebbero quindi non supportarlo. Dipenderà dal volere dei singoli produttori.

Supporto ai foldable ed al 5G

I dispositivi pieghevoli dovevano essere la pietra miliare del 2019. Così non è stato, per una serie di coincidenze davvero difficili da prevedere. Del resto, quanti di voi avrebbero scommesso sul fatto che Samsung avrebbe fallito il lancio di Galaxy Fold, o che Huawei avrebbe avuto problemi con il governo USA tali da mettere in dubbio l’utilizzo di Android da parte sua (anche se Mate X, molto probabilmente, sarebbe comunque stato rinviato)? E visto come sono andate le cose alle due aziende che dovevano fare da apripista, le altre si stanno tenendo a debita distanza. Che fine ha fatto, ad esempio, il pieghevole di Xiaomi?

Premesso questo, Android 10 supporta i foldable, perché del resto nemmeno Google aveva previsto una simile debacle, e perché comunque prima o poi ci arriveremo. Ah, e poi, in una nota totalmente incorrelata, supporta anche il 5G. Perché prima o poi arriveremo anche a lui. E sia chiaro che, nonostante il mio tono un po’ canzonatorio, sono due aspetti importanti, tanto da meritarsi anche una piccola clip video. E poi ricordate che sono due aspetti nei quali Android è nettamente avanti ad iOS. Quanto pensate ci vorrà per il primo iPhone pieghevole?

Privacy

Abbiamo già detto della sezione dedicata alla privacy, ma c’è di più.

  • Le app non possono più accedere a degli identificatori non-resettabili che possono essere usati per tracciare il dispositivo. Parliamo di IMEI, numero seriale, ecc. Anche l’indirizzo MAC viene randomizzato quando vi collegate ad una rete Wi-Fi.
  • Maggiore protezione per i dati memorizzati in supporti di memoria esterni.
  • Android 10 impedisce alle app in background di sottrarre il focus a quella in primo piano. Una tecnica spesso usata anche per indurre gli utenti a cliccare su link malevoli a loro insaputa.

Sicurezza

  • Tutti i dispositivi lanciati con Android 10 devono avere la crittografia dei dati attiva.
  • TLS 1.3 è usato per impostazione predefinita per aumentare la sicurezza.
  • Android 10 “irrobustisce” diverse aree critiche della piattaforma, inclusa l’autenticazione con volto ed impronte.

Multimedia

  • Le app possono richiedere la Dynamic Depth di un’immagine per applicare effetti di sfocatura al meglio.
  • Qualsiasi app che riproduca audio può consentire alle altre app di catturare il suo flusso audio tramite una nuova API dedicata. Questo consente ad esempio di abilitare i sottotitoli (probabilmente serve anche a Live Caption – vedi sotto) su un flusso esterno, come nel caso di uno streaming di videogiochi.
  • Nuovi codec audio e video AV1Opus ed HDR10+ tra gli altri.
  • API MIDI nativa per comunicare con dispositivi MIDI attraverso l’NDK.
  • Vulkan 1.1 è ora un pre-requisito di tutti i dispositivi a 64-bit con Android 10 o superiori.

Non pervenuti

In mezzo a novità tangibili e non, ci sono anche quelle che non sono ancora arrivate in Android 10, ma che ad un certo punto Google aveva annunciato o che comunque erano comparse in alcune beta di Android Q. Per alcune di queste l’attesa dovrebbe essere breve, per altre dovremo aspettare Android 11, ammesso e non concesso che arrivino davvero.

  • Live Caption: funzione incredibile, annunciata ufficialmente, ma non ancora disponibile. Si tratta di sottotitoli generati automaticamente, direttamente dal dispositivo, senza elaborazione cloud. Sottotitoli di qualsiasi video, anche di quelli che avete registrato voi con la fotocamera del vostro smartphone. Pensate a tutte le situazioni in cui non potete alzare il volume ma vorreste comunque guardare un filmato, o pensate a chi abbia problemi di udito. Si tratta di una funzione in certi casi rivoluzionaria, rinviata però ad un futuro aggiornamento. Non abbiamo indicazioni più precise, se non che dovrebbe (l’enfasi è voluta e dovuta) arrivare entro l’anno, e prima sui Pixel. Considerando poi che difficilmente sarà in grado di capire l’italiano fin da subito, non nutriamo alcuna speranza di poterla usare nel 2019. In compenso, se voleste averne un assaggio, potete dare un’occhiata al video promo ufficiale.
  • Supporto ai temi. Ci sono tracce di un qualche supporto ai temi nei Pixel aggiornati ad Android 10, ma non è nulla di funzionante. Probabilmente si tratta di una funzione che debutterà sui Pixel 4, tuttavia è un peccato che Google non l’abbia già resa disponibile per i modelli dell’attuale generazione.
  • Screen Recorder: già dalla prima beta di Android Q era presente una funzione per registrare lo schermo, per quanto abilitarla richiedesse di attivare un flag nascosto nelle opzioni sviluppatore. In Android 10 non ce n’è traccia.
  • Bubbles, in italiano i Fumetti. Si tratta di notifiche che compaiono sotto forma di un cerchio che, qualora venisse premuto, rivelerà il contenuto della notifica stessa. Tale cerchio può essere spostato in qualsiasi punto dello schermo, mentre continuate ad usare altre app, oppure può essere chiuso del tutto. Google aveva praticamente annunciato questa funzione, salvo poi fare marcia indietro al Google I/O. In Android 10 al momento c’è solo una voce omonima tra le opzioni sviluppatore, che però non dà alcun risultato se abilitata. Probabilmente è necessario un qualche supporto, ora assente, da parte delle varie app. Speriamo che sia solo un rinvio alla prossima versione di Android, per dare agli sviluppatori il tempo di prepararsi.
  • Modalità Desktop. Un abbozzo di questa funzione era disponibile nelle prime beta, e ad un certo punto sembrava quasi che sarebbe stato possibile sfruttare anche Chromecast per proiettare un desktop Android su qualsiasi schermo. Al momento però non c’è niente di funzionante, se non dei flag sempre nelle opzioni sviluppatore. La speranza è che in Android 11 possa esserci davvero, ma prima ci vorrà uno sforzo anche da parte degli sviluppatori, per far sì che le app si comportino a dovere, e Google sembra recentemente aver iniziato a fare i primi passi in tal senso.
  • Sharing Shortcuts: annunciate formalmente, sono delle scorciatoie presenti nel menu di condivisione che servono ad inviare il contenuto condiviso ad una una specifica sezione di un’app. Non mi risulta che siano al momento state sfruttate, nemmeno da Google, ma non ne ho le prove assolute.
  • Settings Panels: sono un modo per modificare al volo, tramite una sorta di pop-up, alcune impostazioni di sistema, senza lasciare l’app in esecuzione. Idem come sopra: il fatto che non le abbia viste implementate, non significa che non siano fattibili.

Giudizio Finale

Android 10

7.9

Android 10

Android 10 è un sistema maturo, stabile ed affidabile. Il tema scuro è piacevole, le gesture possono non piacere a tutti ma sono comunque un trend quasi inevitabile (e comunque non sono obbligatorie), le notifiche sono sempre più personalizzabili, ed il sistema è sempre più sicuro ed attento alla privacy, anche quella dei vostri figli. Non se ne va però quella sensazione di perenne beta che accompagna molti prodotti di Google, e che anche nella prima versione a due cifre di Android è come un'ombra di incertezza sul futuro, tra funzioni promesse e ancora non arrivate, ed altre che potrebbero non giungere mai.

di Nicola Ligas
Pro
  • Tema scuro
  • Smart reply nelle notifiche
  • Finalmente le gesture ma...
  • Stabile e maturo
Contro
  • Tante funzioni rimandate a data da destinarsi
  • Troppe opzioni per gestire le notifiche
  • ...gesture migliorabili
  • In "beta" perenne