Le app Android più famose condividono dati personali senza ritegno

Le app Android più famose condividono dati personali senza ritegno
Vincenzo Ronca
Vincenzo Ronca

Nel mondo tecnologico attuale interagiamo per buona parte della nostra giornata con dispositivi mobili connessi, a partire da smartphone, tablet e indossabili. Questo implica un'imponente condivisione dei nostri dati personali.

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I dati personali sono ad oggi una delle monete di scambio più potenti. Le aziende interessate ai dati personali degli utenti sono tantissime. Questo perché dall'analisi dei dati personali si possono generare ingenti introiti, come ad esempio accade dalla profilazione delle nostre abitudini e interessi.

Incogni, un'azienda che si occupa della rimozione dei dati personali dai data brokers, ha prodotto un'interessante analisi dei dati raccolti e condivisi dalle principali app Android, disponibili ufficialmente sul Play Store. I risultati dovrebbero allarmarci e renderci più consapevoli.

Andiamo quindi a vedere quali sono i principali risultati dell'approfondita analisi condotta da Incogni:

  • Una app su due (55,2%) condivide dati personali con applicazioni di terze parti.

  • Le grandi compagnie tech, come Meta, raccolgono il maggior numero di data points, ovvero di pacchetti di dati personali.
  • Le app gratuite condividono in media un numero di data points 7 volte superiore a quello delle app a pagamento.
  • Le app più popolari, con oltre 500.000 download, condividono in media 6,15 volte più data points rispetto alle app meno popolari.
  • La categoria peggiore in termini di condivisione dei dati è "shopping", dove le app condividono in media 5,72 data points.

  • I social media raccolgono il maggior numero di data points (19,18 in media).
  • Il 13,4% delle app condivide la vostra posizione con terzi. Qui sotto trovate la lista completa delle app che condividono maggiormente la posizione con servizi di terze parti.

  • Tra i dati maggiormente condivisi troviamo l'interazione con le altre app (22,15%), i log di crash (20,15%), diagnostica (20%) e posizione del dispositivo (16,5%).

Incogni ha spiegato che Google ha introdotto una nuova sezione sulla sicurezza dei dati nel Play Store. Questa però non risulta completa in termini di informatività per gli utenti. Google infatti promette di esplicitare quando l'app in questione implica il trasferimento di dati a terze parti ma non specifica se questo trasferimento avviene ad un altro server, ad un'altra app o da webview aperto su un'altra app.

Altra nota negativa emersa ultimamente sul Play Store è stata la rimozione della sezione dei permessi richiesti dalle app per un corretto funzionamento. La sezione forniva una panoramica sui permessi che la specifica app richiede. Google ha rimosso tale sezione ma, in seguito alle lamentele degli utenti, ha promesso di reintrodurla.

Per maggiori dettagli sullo studio condotto da Incogni vi rimandiamo al report completo, lo trovate a questo indirizzo.

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