Android è sempre più legato ad un solo brand, e non è quello di Google

Il mercato si è involuto, più che evoluto
Android è sempre più legato ad un solo brand, e non è quello di Google
Nicola Ligas
Nicola Ligas

A pochissimi giorni dal lancio dei Pixel 7, Vlad Savov, tech editor di Bloomberg, ha pubblicato un tweet con alcune stime sulle vendite dei Google Pixel dal 2016 ad oggi, e non sono dati confortanti.

In 6 anni Google avrebbe infatti venduto 27,6 milioni di smartphone, ovvero un decimo di quanti ne ha venduti Samsung nel solo 2021. Con questo ritmo, in 60 anni Google venderà gli stessi telefoni che Samsung ha venduto in un solo anno.

Google in 60 anni vale quanto Samsung in 1

Si tratta di una discreta provocazione/forzatura, per varie ragioni, ma non è quello il punto su quale vogliamo soffermarci; vediamole comunque brevemente.

Samsung ha decenni di esperienza nel settore, un marketing imparagonabile con quello di Google, un servizio di distribuzione molto più capillare a livello globale (i primi Pixel non arrivarono nemmeno in Italia, per esempio), e soprattutto Google ha prodotto per lo più 2 top di gamma, mentre Samsung i grandi numeri li fa con i mille Galaxy A, e con una line-up molto più eterogenea, non certo solo con i Galaxy S.

Detto ciò, i numeri di vendita dei Pixel sono senz'altro bassi, e per quanto siano solo delle stime, sono probabilmente anche abbastanza azzeccate. Significa quindi che i Pixel rischiano un chiusura in stile Stadia? No, perché i Pixel sono diventati necessari per Google, per ragioni che esulano dal mero numero di prodotti venduti.

La concorrenza si è fatta concorrenza da sola

Dobbiamo anzitutto pensare a quale mercato è davvero importante per Google, e la risposta è facile e univoca: quello USA. I suoi servizi in generale sono prima di tutto per gli Stati Uniti, e poi (forse) anche per il resto del mondo, dove comunque non è detto che funzionino allo stesso modo.

La concorrenza tra le big tech negli USA è ad un livello che noi italiani possiamo a malapena percepire da lontano, e Google aveva bisogno di imporsi personalmente in un mondo dominato da Apple e Samsung, e questo è diventato sempre più vero con il passare del tempo.

Ci aveva provato prima con Motorola, scottandosi non poco, gettando però le basi per il necessario passaggio da Nexus a Pixel, da un pubblico di appassionati ad uno generalista. Ma abbiamo già detto che le vendite non sono tutto.

Negli Stati Uniti il mercato smartphone è molto più in mano ad Apple che non da noi, e l'unica alternativa rimasta allo strapotere di Cupertino è diventata sempre più solo Samsung. I brand cinesi in generale non sono visti di buon occhio negli USA: Huawei è stata messa in fuorigioco proprio dall'amministrazione Trump, Xiaomi non vende ufficialmente in territorio statunitense, e BBK si è inventata OnePlus proprio per cercare di penetrare nel mercato occidentale, ma di certo i suoi numeri negli USA non sono paragonabili ai concorrenti più blasonati.

Nel corso del tempo poi, altre aziende si sono tirate fuori dai giochi da sole: pensate ad LG, HTC ed anche a Sony, che continua sì a produrre smartphone, ma senza grandi volumi di vendita.

Di fatto quindi, Samsung è rimasta l'unica alternativa ad Apple negli USA (ed in misura minore anche nel resto del mondo) magari più per demeriti altrui che per meriti propri (infatti c'è chi dice che questa mancanza di concorrenza Android abbia portato Samsung ad abbassare i propri standard, ma questo è un altro discorso che magari affronteremo un'altra volta).

I Pixel sono necessari

In questo duopolio Samsung-Apple, Google si è quindi infilato quasi per caso e ora, a causa di una involuzione del mercato, è diventato ancora più ambasciatore di Android (negli USA) di quanto forse avrebbe voluto. Ecco perché ormai i Pixel sono più necessari di quando furono lanciati per la prima volta.

Google non deve solo vendere, deve far parlare di sé, deve dimostrare al pubblico che non c'è una sola alternativa ad Apple. Al contempo è anche Samsung ad avere molto più potere su Google, essendo un partner ormai così fondamentale da essere imprescindibile.

Non è un caso infatti che, proprio in tempi recenti, le due aziende abbiano reso pubbliche varie collaborazioni, da quella che ha portato alla nascita di WearOS 3, a quella di Android 12L.

L'impressione che ne abbiamo ricavato è che sia un po' una "partnership a denti stretti", dove i due colossi si danno una mano più per mancanza di alternative, che per frutto di una visione comune costruita nel tempo; ma proprio perché legate a doppio filo, è chiaro che nessuna delle due può permettersi troppe libertà.

È un gioco di equilibri, dove anche un tassello come i Pixel è molto importante. E se uno dei due decidesse di far saltare il banco? La prima a gongolare sarebbe sicuramente Apple, il che è già una ragione sufficiente per credere che non succederà. Fino a prova contraria.

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