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Braccio di ferro tra Tinder e Google sui pagamenti fuori dallo store: tregua prima del processo

Braccio di ferro tra Tinder e Google sui pagamenti fuori dallo store: tregua prima del processo
Alessandro Nodari
Alessandro Nodari

Gli app store sono spesso accusati di posizione di dominio da parte di legislatori e sviluppatori, una situazione letteralmente esplosa con l'affaire Epic Games-Apple, che ha coinvolto anche Google, e ora proprio il gigante della ricerca è al centro di una causa intentata da Match, l'azienda proprietaria di Tinder (già insorta contro Google nel passato), tra altre app.

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Il mese scorso infatti Match (Tinder, Hinge, and OkCupid) ha infatti denunciato Google di posizione dominante, in quanto richiede agli sviluppatori di app di utilizzare il suo sistema di fatturazione e quindi riducendo fino al 30% gli acquisti in-app. A quel punto la questione si è accesa, con Match Group che ha chiesto un ordine restrittivo temporaneo contro Google, richiesta ritirata in seguito alle concessioni della società di Mountain View.

Quali sono queste concessioni? Google manterrà le app di Match Group sul Play Store, permettendo acquisti fuori dal suo sistema di fatturazione e sforzandosi di sviluppare funzionalità aggiuntive in questo senso. Match dal canto suo offrirà il sistema di fatturazione di Google come opzione nelle sue app, oltre a istituire un fondo di deposito a garanzia di 40 milioni di dollari invece di pagare le commissioni per i pagamenti all'esterno del Play Store. Questo dall'1 luglio fino al raggiungimento di un accordo.

Il processo è previsto per aprile 2023 e la situazione è destinata a diventare rovente in quanto Google vuole presentare una controquerela contro Match per aver violato il suo contratto di distribuzione con gli sviluppatori, ma Match non è sola. Fa infatti parte della Coalition of App Fairness (CAF), un gruppo di società che lotta contro politiche che considera anticoncorrenziali, insieme a Epic Games (ovviamente) e Spotify.

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