Magisk è morto? No, ma con qualche compromesso

Magisk è morto? No, ma con qualche compromesso
Vincenzo Ronca
Vincenzo Ronca

Uno dei punti di forza di Android è sempre coinciso con la sua apertura allo sviluppo di terze parti, identificato in senso generale con il termine modding. Il modding ha portato una miriade di custom ROM prima e poi sistemi più automatizzati per personalizzare il proprio device oltre le possibilità che concede Google in via ufficiale. Tra questi sistemi il più popolare è sicuramente Magisk.

Facciamo questa introduzione così impegnativa perché siamo giunti a un punto di svolta nella storia di Magisk. Il tool di installazione di mod di terze parti è nato da John Wu, un ragazzo che ha iniziato quasi per gioco, come lui stesso ha riferito nel lungo post su Medium pubblicato poco fa, per finire in un tool con tantissimi utenti, molta stabilità e tanti apprezzamenti. Il più importante di tali apprezzamenti è giunto da Google, che forse sarà stata spinta anche dall'egregio lavoro svolto da Wu al punto da assumerlo.

Proprio in seguito a questo cambiamento nella vita dello sviluppatore arrivano importanti cambiamenti anche per Magisk. Magisk non è morto, questo è da subito chiaro. John Wu continuerà a supportare il progetto in via ufficiale. Ci sono però diversi compromessi con i quali gli utenti affezionati di Magisk dovranno fare i conti d'ora in avanti: MagiskHide è giunto alla fine della sua esistenza, essenzialmente a causa dell'evidente conflitto d'interesse che si è creato con il lavoro del suo sviluppatore. Per Wu non ha più senso sforzarsi per scovare le vulnerabilità di Android da sfruttare in ottica modding ora che lui stesso lavoro al team di sicurezza Android.

In sostanza non sarà più possibile nascondere l'acquisizione dei permessi di root con Magisk: questa è stata una delle feature che più ha fatto la fortuna del tool, permettendo di godersi tutti i privilegi del modding senza dover rinunciare alle app e servizi che di norma non funzionano quando sullo smartphone sono stati modificati i file di sistema.

Un altro addio importante è quello rivolto a Magisk-Module-Repo: la popolare repository nella quale era possibile ospitare i vari moduli, sviluppati da vari utenti e sviluppatori di terze parti rispetto a Wu, verrà chiusa perché è diventato impossibile per lo stesso Wu gestirla. Una repository richiede costante vigilanza, soprattutto nei confronti dei moduli che presentano errori e criticità e di questo John Wu non è più capace.

Nello stesso contesto c'è spazio per qualche novità: Wu ha presentato Zygisk, ovvero l'integrazione di Magisk in Zygote. Questo è un metodo usato in ambiente Android per avviare app e processi di sistema. John Wu non ha dettagliato molto la novità, promettendo maggiori dettagli in futuro, ma tale integrazione dovrebbe rendere i moduli Magisk ancor più performanti e duttili in Android.

Wu ha concluso riferendo che continuerà a essere presente sulla pagina ufficiale GitHub del progetto, avvertendo tra le righe gli utenti che i prossimi aggiornamenti arriveranno con frequenza molto minore rispetto al passato. Essendo un dipendente Google, la sua attività open source è in qualche modo, e comprensibilmente, revisionata da Google stessa e questo causerà inevitabilmente una dilatazione dei tempi.

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