La pre-recensione di Android 12: è tutto molto bello, ma per quanto? (foto e video)

La pre-recensione di Android 12: è tutto molto bello, ma per quanto? (foto e video)
Nicola Ligas
Nicola Ligas

Google ha da poco rilasciato la quarta beta di Android 12, l'ultima prima della versione stabile, prevista indicativamente entro un mese. Non c'è quindi più spazio per introdurre altre novità: d'ora in poi il focus degli sviluppatori sarà sulla pulizia del codice, sulle performance e sulla stabilità. In altre parole, Android 12 è questo, al netto di qualche bug e di qualche scatto, che saranno limati a breve. Possiamo quindi iniziare a tirare le fila di questo lungo percorso, iniziato lo scorso febbraio con la prima developer preview, rimandandovi ad eventuali considerazioni finali dopo il rilascio della stabile.

Material You e Personalizzazione

Android 12 porta con sé il Material You, un nuovo linguaggio grafico che è l'evoluzione del Material Design, un'evoluzione basata molto sugli abbinamenti di colori e sulla scalabilità dell'interfaccia e dei suoi elementi, oltre che su vari redesign, compresi quelli di bottoni e altro (anche se in alcune impostazioni troviamo ancora il vecchio stile, che speriamo sia rimpiazzato a breve).

Per la prima volta, Android ha un suo theme engine, più o meno: non aspettatevi infatti un supporto ai temi "classico", come già visto sulla One UI e sulle altre interfacce personalizzate. L'idea di Google è quella di partire dallo sfondo, sia questo uno di quelli predefiniti o una qualsiasi altra immagine, e da lì sarà il sistema a proporvi una serie di 4 palette di colori che si abbinano bene con quello sfondo; colori che poi saranno applicati a tutti gli elementi del sistema operativo, dai quick toggle, agli sfondi delle schermate e tutti gli altri "accenti", anche all'interno delle varie applicazioni (starà comunque al singolo sviluppatore aggiornarle per poter sfruttare questa possibilità).

Il Material You non è solo questo, sia chiaro: molti (per non dire tutti) gli elementi grafici del sistema sono stati ritoccati, stondati, spaziati a dovere e le animazioni sono più consistenti, fluide e belle. Si nota un'attenzione al dettaglio mai vista prima, affinché tutto sia davvero "a misura di dito", e questo non può farci altro che piacere. Ci sono però alcune falle nell'implementazione di Google che un po' stemperano il nostro entusiasmo.

Anzitutto non c'è il supporto agli icon pack, ma piuttosto è possibile usare le così dette "icone a tema" (giustamente etichettate con "beta"), ovvero le icone sulla home assumono tutte uno sfondo uniforme, sempre in base ai colori scelti dal tema. Peccato che, anche in questo caso, ci voglia un aggiornamento dell'app per supportare tale funzione, e che potreste quindi ritrovarvi con una homescreen inconsistente. Inoltre ciò non si applica in alcun modo all'app drawer, che presenterà sempre e comunque le icone standard delle app: da una parte è bene perché si evita appunto una facilissima incongruenza, dall'altro avrete la stessa app che in home ha un'icona e nel drawer un'altra, e personalmente è un effetto che non mi fa impazzire. In ogni caso "icone a tema" è un'opzione disattivabile, quindi vince il gusto personale.

Se ne sono poi andate (ve lo avevamo già detto) due opzioni presenti in Android 11, ovvero la possibilità di cambiare i font di sistema e la forma delle icone. Vista l'attenzione alla personalizzazione di Android 12, sinceramente ci stupisce che Google abbia tolto funzionalità in tal senso, ma su questo concetto torneremo alla fine, lo abbiamo sottolineato ora proprio per non dimenticarsene.

Insomma, da una parte Google ha realizzato qualcosa di originale e perfettamente integrato nel sistema. Non era banale: arrivare nel 2021 con un classico theme store sarebbe stato anacronistico, probabilmente. D'altro canto la personalizzazione possibile è ora fortemente limitata dai binari scelti da Google, e oltre quelli non si va.

Quick Toggle e Notifiche

Sempre in tema visivo, il pannello dei quick setting/toggle e delle notifiche è uno di quelli più ridisegnati. Tirando giù la tendina abbiamo un primo livello con 4 toggle e le notifiche subito sotto; trascinando ulteriormente verso il basso, i toggle diventano 8, con in più lo slider per la luminosità, e le notifiche spariscono, inoltre compaiono tre tasti: uno per modificare numero e posizione dei toggle, uno per spengere il dispositivo ed uno per andare alle impostazioni. Nel caso fosse in riproduzione della musica, c'è anche un nuovo widget multimediale, perfettamente integrato tra toggle e notifiche.

I quick setting ora sono molto più ampi, con una forma ovale, e contraddistinti ciascuno da un'icona ed una etichetta (a qualcuno potrebbero far pensare ad iOS/macOS, ma non m'interessa ora fare la conta di chi ha copiato cosa, altrimenti non solo non finiamo più, ma andiamo fuori tema). Alcuni toggle sono in effetti dei semplici on/off, altri, contraddistinti da una freccia, si espandono con un pannello che comparirà dalla parte inferiore dello schermo (Wi-Fi, condivisione nelle vicinanze), o richiamando app specifiche (sveglia).

Le notifiche dal canto loro sono ancora più leggibili, con freccine per espanderle ed eventuali pulsanti in basso, tra i quali quello per rinviare la notifica. Per fortuna se ne sono andate le opzioni che comparivano con un lieve swipe laterale della notifica stessa, una gesture che il più delle volte te la faceva scartare, mentre invece arriva il tasto "cronologia" in basso a sinistra, utile per avere un rapido storico delle ultime 24 ore (disattivabile, se non voleste utilizzarla).

La maggiore leggibilità si paga con qualche spaziatura piuttosto ampia, mentre i nomi di alcuni toggle, che sono troppo lunghi per entrare su un unico rigo, anziché andare a capo (lo spazio ci sarebbe) scorrono lentamente, risultando non sempre leggibili a colpo d'occhio. Chiudiamo questo paragrafo con una domanda provocatoria: ma quante volte Google ha ripensato quick toggle e notifiche nel corso del tempo? Sinceramente abbiamo perso il conto.

Privacy Dashboard

Con la privacy che è sempre più uno dei temi caldi, Google cerca di dare maggiore potere agli utenti, che ora hanno un'intera sezione delle impostazioni dedicata proprio alla privacy. Qui spicca la nuova dashboard della privacy, che mostra a colpo d'occhio quante e quali app hanno richiesto l'accesso a posizione, fotocamera, microfono ed altri elementi, nel corso delle ultime 24 ore, con la possibilità poi di andare gestire i permessi in questione.

Mettere "Google" e "privacy" nella stessa frase sembra un po' un ossimoro, ma almeno il tentativo è nobile. A questo proposito segnaliamo anche la sezione Private Compute  Core, che raccoglie le opzioni di apprendimento del dispositivo basato su persone, app e contenuti con cui interagiamo. Al momento è possibile andare a cancellare tutti (o parte di) ciò che lo smartphone ha appreso, inclusa anche la cronologia di Now Playing, e disabilitare i suggerimenti di testo smart nella barra dei suggerimenti della tastiera, una funzione che si basa appunto su questo "apprendimento automatico". Sì, questo "private compute core" necessita di una traduzione migliore, ma del resto Google non è sempre stato trasparente su tutto ciò che riguarda la privacy.

Sempre a tema privacy, qualora un'app utilizzasse il microfono o la videocamera, compariranno degli indicatori nella barra di stato, e tramite dei nuovi quick toggle dedicati sarà possibile revocare al volo questo premesso.

Per chiudere il discorso privacy, segnaliamo una novità importante: l'accesso alla posizione approssimativo e non preciso. In questo modo le app non conosceranno la geolocalizzazione GPS esatta, ma solo la zona nella quale vi trovate: in molti casi potrete così avere lo stesso dei servizi utili, senza che le app possano tracciarvi con precisione metrica.

Altro dettaglio importante: una notifica toast (quelle in sovrimpressione che dopo qualche secondo scompaiono) avvertirà l'utente qualora un'app leggesse dati dalla clipboard. In tema di sicurezza e privacy è senz'altro una buona accortezza.

Modalità ad una mano

Direttamente da iOS (poche polemiche!), ecco la modalità one-hand "ufficiale" di Android. Basta scorrere verso il basso dal bordo inferiore dello schermo (ma potete attivarla anche con la pressione simultanea dei tasti del volume, volendo) e questo si abbasserà fin quasi alla metà (attenzione: abbassarsi è diverso da rimpicciolirsi), consentendovi di raggiungere comodamente la parte superiore del contenuto. Peccato che se ci fossero invece degli elementi molto in basso questi non saranno più utilizzabili, ma del resto il senso è proprio quello di raggiungere l'estremità più lontana dal pollice.

(Personalmente continuo a preferire le modalità ad una mano che rimpiccioliscono l'intera interfaccia, come già avviene in molte skin dei vari brand, ma è ovviamente una scelta opinabile.)

Pannello di gioco

Mostra la scorciatoia del pannello di gioco nei giochi (e volendo abilita di default il non disturbare quando avviate un gioco). Le opzioni presenti sono: screenshot, screen recording, contatore FPS e non disturbare, oltre alla possibilità di andare live su YouTube e di "ottimizzare il gioco", anche se ancora non abbiamo trovato alcun titolo compatibile con questa voce (probabilmente perché devono  avere come target Android 12). Diciamo che c'è un po' tutto, ma abbiamo visto gaming mode migliori, anche sotto il profilo estetico.

(Tanto) Altro

  • Rotazione automatica dello schermo basata sul riconoscimento facciale (le immagini non vengono mai memorizzate o inviate a Google).
  • Connettività adattiva: prolunga la durata della batteria e migliora le prestazioni del dispositivo gestendo automaticamente le connessioni di rete.
  • Tieni premuto il tasto di accensione per parlare con l'assistente (per passare al menu di accensione ed emergenze potete usare il quick toggle relativo o premere contemporaneamente il tasto di accensione e volume su).
  • Risparmio energetico estremo: prolunga ulteriormente la durata della batteria, mettendo in pausa la maggior parte delle app e delle notifiche (potete selezionare delle app essenziali che non verranno messe in pausa).
  • Condivisione immagini, testo e link direttamente dalla schermata delle app recenti.
  • Impostazioni ridisegnate, un po' in stile Samsung, ma sempre monocromatiche e non troppo one-hand friendly. Pulsanti, spaziature e layout generale è comunque stato rinnovato in modo consistente.
  • Widget conversazioni: visualizza messaggi recenti, chiamate senza risposta, e aggiornamenti di stato, dalle varie app di messaggistica installate.
  • Tante nuove animazioni, in particolare quella di overscroll, di sblocco, di ricarica, e nuove splash screen all'avvio delle app.
  • Screenshot a scorrimento: è possibile catturare più di un'unica schermata, attraverso un rettangolo di selezione che compare dopo aver catturato un primo screenshot. Peccato che in alcuni casi, in particolare sui siti web, non funzioni
  • Nuovo easter egg, ovviamente in Material You (vedi copertina dell'articolo).
  • Le infinità di altri cambiamenti di minore rilevanza, che non riuscirei mai ad elencare tutti, e le ottimizzazioni "sotto al cofano", le nuove API ed i nuovi servizi per sviluppatori: impossibile elencarli tutti qui senza dilungarsi troppo. Le informazioni di questo tipo sono disponibili sul blog degli sviluppatori e sul sito ufficiale di Android 12, o i tanti articoli che via via dedichiamo alle cose più tecniche (tipo questa, che mi piace assai).

Conclusioni

Quindi, dovendo tirare un po' le fila, direi che in generale Android 12 è una versione che ho molto apprezzato: è semplice, coerente, usabile, e comprende davvero diversi controlli ed attenzioni alla privacy in più. Se la analizzassimo come una versione standalone, limitandoci solo a quello che è oggi Android 12, è senz'altro una buona major release, una delle "più major" degli ultimi anni. I problemi semmai nascono andando invece a confrontarla col passato.

[sentence_sx]Android dovrebbe essere un po' più stabile, e non nel senso letterale del termine[/sentence_sx]

Ad ogni nuova iterazione di Android, soprattutto negli ultimi anni, Google sembra essersi dimenticato di quella precedente. Come abbiamo già accennato, le notifiche ed i quick toggle sono stati rivisti più e più volte nel corso del tempo, aggiungendo o togliendo funzionalità a seconda del caso. E la stessa cosa succede ora per la personalizzazione, mai così al centro dell'attenzione, ma comunque orfana di un paio di opzioni che in Android 11 c'erano.

Google ha un po' questa tendenza, non solo con il software, ma anche con l'hardware: lì per lì sembra convinto del fatto suo (anche perché nessuno ti presenterebbe una qualsiasi novità dicendoti: "non sono sicuro") ma poi ci ripensa (anche radicalmente), tanto che le affermazioni dell'anno precedente sono smentite da quelle dell'anno successivo. E se da una parte nel mondo dell'hardware questo è anche naturale, o quantomeno prevedibile, in quello del software penso ci vorrebbe un po' più di coerenza, o meglio di visione sul lungo periodo, una cosa della quale in passato ho già lamentato Google fosse un po' carente.

[sentence_dx]Quando è che troppa evoluzione diventa involuzione?[/sentence_dx]

La domanda quindi a questo punto diventa non tanto se Android 12 sia una buona, nuova versione, ma: quanto durerà? Quanto di Android 12 ci sarà in Android 13, e quanto sarà "smentito"? Attenzione, non sto dicendo che Android dovrebbe rimanere immutato ed immutabile, ma nemmeno che le cose vadano e vengano di continuo. Ad un certo punto ci vorrà un punto fermo (scusate il gioco di parole), almeno su alcuni elementi, e spero che quel punto fermo sia proprio Android 12. La risposta, purtroppo, l'avremo solo tra qualche tempo.

P.S. in quanto "pre-recensione", se al momento dell'uscita di Android 12 stabile ci fossero delle rettifiche importanti da fare rispetto a quanto detto finora, sarò ben lieto di ritornarci sopra, nell'attesa sono però curioso di conoscere anche il vostro pensiero in merito all'ultima versione di Android.

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