Pixel 6 è il primo, vero "Google Phone": tutti i dettagli svelati alla stampa (foto e video)

Pixel 6 è il primo, vero "Google Phone": tutti i dettagli svelati alla stampa (foto e video)
Nicola Ligas
Nicola Ligas

Dopo l'annuncio a sorpresa di Pixel 6 e Pixel 6 Pro è emerso che c'erano ancora delle altre novità, dato che Google ha fatto toccare con mano i suoi futuri top di gamma ad alcuni membri della stampa americana, con i quali ha condiviso ulteriori dettagli tecnici, non presenti nel suo stesso comunicato.

Pixel 6 avrà dunque un display da 6,4'' con refresh di 90Hz, molto probabilmente FHD+, mentre Pixel 6 Pro arriverà fino a 6,7'' a 120Hz (e probabilmente sarà anche QHD+).

Entrambi avranno un lettore di impronte sotto al display, mentre anche le batterie saranno per forza di cose differenti: si dice da 4.500 mAh e 5.000 mAh rispettivamente, ma non ci sono conferme ufficiali; in ogni caso Google parla di "autonomia da tutto il giorno", ma non di più.

Le fotocamere. Sensore principale e grandangolo sono comuni ai due smartphone, mentre il teleobiettivo con zoom ottico 4x è prerogativa del modello Pro. E sebbene il design sia simile, non è del tutto identico: ad esempio sul Pixel 6 Pro la barra delle fotocamere sul retro ha un profilo metallico lucido, mentre sul Pixel 6 il bordo è nero opaco.

Ed anche i colori dei due smartphone sono diversi, con il nero che è l'unico comune.

Altro elemento comune è la fotocamera frontale forata al centro del display, sopra al quale ci sarà la capsula auricolare. Lo specifichiamo perché Pixel 5 ne era privo, casomai ve lo foste dimenticato.

L'highlight del comunicato di Google comunque non erano tanti i due telefoni, quanto il SoC Tensor, il primo sviluppato dall'azienda appositamente per gli smartphone Pixel, la cui realizzazione avrebbe richiesto ben 4 anni. (Chiariamo che i Pixel a-series continueranno ad utilizzare SoC Qualcomm, almeno nel prossimo futuro.) Il motivo della sua esistenza è chiaro:  elaborare i più potenti modelli di intelligenza artificiale e machine learning di Google direttamente sui Pixel 6, senza bisogno per forza di connessione. Questo trasformerà l'esperienza fotografica, il riconoscimento vocale, molte altre caratteristiche dei Pixel 6.

E Google ha dato un assaggio di tutto ciò alla stampa, tramite alcuni esempi. Il primo era una comparativa, un pan al tramonto sulla spiaggia, tra Pixel 6, Pixel 5 ed iPhone 12 Pro Max. Le riprese del futuro Pixel 6, nemmeno a farlo apposta, erano le migliori su tutti i livelli: HDR, riduzione del rumore, stabilizzazione, bilanciamento del bianco, dettagli; il tutto in 4K@30fps. Ovviamente un indizio, per di più confezionato da Google, non è certo una prova, ma le precedenti generazioni di Pixel non hanno mai brillato per qualità video, ed il fatto che Google punti proprio su questo lascia quantomeno ben sperare. Anche perché "il trucco" consiste nel fatto che la stessa elaborazione HDR+ che avviene per le foto, adesso, grazie a Tensor, può essere applicata anche ai video in tempo reale.

Altro esempio ancora più interessante: la foto ad un bambino, un soggetto che notoriamente non sta mai fermo. E come fa Pixel 6 ad ovviare a tutto ciò? Con il grandangolo. Mentre la fotocamera principale cattura il soggetto anche con del motion blur, il grandangolo scatta una foto ultra-veloce e quindi non mossa, e poi Tensor fa la magia di unire le informazioni dello scatto con tempi rapidi a quello del sensore principale, per ottenere un volto fermo e a fuoco.

Un altro aspetto importante possibile grazie a Tensor è il riconoscimento del linguaggio, processato interamente sul dispositivo. Questo significa migliori e più veloci interazioni con l'Assistente, o didascalie automatiche sui video pressoché istantanee, ora anche con traduzione in real time. Una cosa che ho trovato particolarmente utile è il fatto di poter dettare e scrivere con Gboard allo stesso tempo, magari correggendo al volo ciò che non è stato riconosciuto correttamente o aggiungendo elementi come punteggiatura ed emoji.

Per anni in molti si sono chiesti come mai Google non cambiasse sensore ai propri smartphone, e la risposta sembra in un certo senso arrivata: perché mancava il SoC necessario a compiere quel salto, ma adesso quel processore è arrivato.

E ciò potrebbe avere anche un effetto benefico sugli aggiornamenti software. Fino ad ora anche Google era vincolato da fattori di terze parti (leggi nuovamente: Qualcomm) ma con un SoC auto-prodotto le cose cambiano, e non a caso c'erano già rumor che parlavano di 5 anni di aggiornamenti per i nuovi Pixel 6.

Purtroppo però, nonostante il possibile risparmio derivante dal non dover comprare chip altrui (Google non ha comunque le fabbriche necessarie a costruire Tensor e pare si sia affidato a Samsung per la sua produzione), il prezzo dei nuovi Pixel sarà salato, inutile illudersi.

C'è tra l'altro la possibilità che Google voglia investire altrove ciò che risparmierà in produzione, dato che la campagna promozionale per i nuovi Pixel sarà la più grande mai fatta dall'azienda. Durante l'ultimo bilancio, il CFO di Google, Ruth Porat, aveva già avvertito gli investitori che le spese di marketing sarebbero pesantemente aumentate nel periodo natalizio, per supportare il lancio di nuovi prodotti.

Se voleste approfondire la conoscenza dei Pixel 6 direttamente da chi li ha potuti vedere e toccare, seppure per poco tempo, vi invitiamo a leggere gli articoli di Wired, The Verge e Gizmodo oltre a guardare il video del sempre presente MKBHD. Qui sotto trovate alcune delle immagini diffuse da Google, ma lo spazio dei commenti è come sempre aperto anche alle vostre osservazioni.

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