iFixit ha ancora il dente avvelenato e racconta perché Samsung ha castrato il programma Galaxy Upcycling

Filippo Morgante

Era il lontano 2017 quando Samsung annunciò per la prima volta al mondo il suo programma Galaxy Upcycling, che aveva come obiettivo quello di riutilizzare i suoi vecchi telefoni e renderli utili per un’ampia varietà di nuovi utilizzi. Lo sforzo iniziale aveva portato alcuni utili risultati, come per esempio la creazione di un impianto di mining Bitcoin grazie all’impiego di 40 Galaxy S5, oppure un vecchio tablet trasformato in un portatile Ubuntu. Nel corso degli anni però, l’interesse di Samsung verso questo progetto è andato scemando.

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L’ultima iniziativa Galaxy Upcycling annuncia quest’anno dall’azienda si limita infatti a trasformare un vecchio dispositivo Samsung in un rilevatore di suoni (utilizzabile per esempio come baby monitor) oppure in un hub di controllo per la smart home. Il noto sito di riparazioni iFixit, che aveva inizialmente collaborato con Samsung proprio a questa iniziativa nel 2017, ha rivelato il motivo che avrebbe indotto l’azienda sudcoreana a disinteressarsi del Galxay Upcycling.

Secondo iFixit, dopo lo sviluppo ed il test della prima versione del software, il produttore coreano non si sarebbe più fatto sentire.

Il software effettivo non è mai stato pubblicato. Il team Samsung alla fine ha smesso di rispondere alle nostre e-mail. Amici all’interno dell’azienda ci hanno detto che la leadership non era entusiasta di un progetto che non aveva un chiaro legame con il prodotto o un piano di entrate.

iFixit

In altre parole, sembra che il progetto sia stato ridimensionato drasticamente perché Samsung non riusciva a trovare un modo per fare soldi con esso. Il team di iFixit è inoltre rimasto sconcertato dal fatto che lo smartphone più “anziano” attualmente supportato dal programma sia il Galaxy S9, rilasciato nel 2018 e ancora perfettamente utilizzabile. iFixit ha anche detto che il programma originale avrebbe permesso agli utenti di sbloccare i bootloader dei loro telefoni, aprendo la strada a diverse ROM personalizzate e sistemi operativi da installare su questi dispositivi. Permettere agli utenti di installare il proprio sistema operativo o una ROM personalizzata, prolungando così la vita del loro vecchio telefono era presumibilmente in contrasto con l’obiettivo dell’azienda di vendere nuovi smartphone.

Via: AndroidAuthority
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