Ecco perché l’allungamento del supporto software potrebbe cambiare le scelte d’acquisto

Roberto Artigiani

Fino a oggi se uno voleva essere sicuro che lo smartphone che stava per comprare sarebbe durato a lungo – in termini di supporto software – doveva puntare su un Google Pixel o un top di gamma Samsung. La notizia arrivata oggi, dell’allungamento di un anno per gli aggiornamenti di tutti i telefoni e tablet con processore Qualcomm, è quindi qualcosa di potenzialmente epocale.

Passare da “2+1” a “3+1” – in termini di anni di aggiornamento dell’OS e di patch di sicurezza garantiti – è un salto notevole anche se rimane ancora lontano dal “5+2” proposto da Apple. Una delle prime conseguenze della nuova politica sarà, con tutta probabilità, un allungamento della vita media dei dispositivi causata dall’estensione del periodo di supporto software e alimenterà una tendenza già presente tra i consumatori negli ultimi tempi.

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Un’altra conseguenza molto probabile è che, aumentando l’età media dei telefoni, sarà necessario ricorrere con più frequenza all’assistenza tecnica e a riparazioni fatte in casa. Ciò significa che potrebbe tornare centrale nelle scelte di acquisto anche la riparabilità di uno smartphone. In questo caso, decidere se supportare o meno quei produttori più virtuosi da questo punto di vista sarà quindi qualcosa che tutti potranno fare, nella maniera più democratica che esista in un mondo capitalista: usando il portafogli.

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