Motorola Razr 5G è tutto nuovo, ma non nel design (foto e video)

Giuseppe Tripodi -

Lenovo ha aperto a Milano un negozio tutto nuovo: il “concept store” dell’azienda si chiama Spazio Lenovo, ed è proprio lì che abbiamo avuto modo di provare in anteprima il nuovo Motorola Razr 5G.

Ad una prima, distratta occhiata, il nuovo Razr 5G potrebbe sembrare identico al Razr lanciato sette mesi fa. Ed effettivamente il concept è sostanzialmente invariato: uno smartphone che punta prima di tutto ad essere un dispositivo bello, compatto, che ti conquista per l’enorme soddisfazione che si prova a richiuderlo. Un tuffo nel design (e nei gesti) di venti anni fa, ma con la consapevolezza di avere per le mani un piccolo gioiellino di tecnologia.

Chi aveva utilizzato il modello precedente, noterà che col nuovo Razr non è cambiato nulla sotto questo punto di vista: terminare una telefonata chiudendo il dispositivo a conchiglia dà sempre quell’incredibile senso di appagamento, che nasce dalla fisicità del gesto, dal secco clac che si sente quando la metà superiore si ricongiunge con quella inferiore.

Lo sentite il clac che si avvicina?

Ma rigirando il Razr 5G per le mani, ci si rende conto del salto enorme in termini di materiali: come tutti i bravi geek, quando vedo un top di gamma sono portato a guardare hardware e funzionalità, dimenticando che il primo impatto è alla vista e soprattutto al tatto: per questo, fidatevi di me quando vi dico che il salto dai polimeri plastici del vecchio modello all’accoppiata vetro (Gorilla Glass 5) e alluminio si sente. La sensazione è finalmente quella di avere per le mani un dispositivo solido e di qualità, e non un esercizio di stile. Peccato solo che il vetro sul retro sia un vero magnete per le ditate: sono piuttosto sicuro che se usassi un Razr 5G, lo pulirei più spesso degli occhiali da sole.

E a proposito di ditate, fortunatamente Motorola ha spostato il lettore di impronte digitali, posizionandolo nella posizione dove doveva stare fin dall’inizio: nell’iconico cerchio sul retro, che ospita la M alata, storico logo dell’azienda. L’usabilità ringrazia.

Adesso il lettore di impronte è nel logo sul retro. Finalmente.

Parlando di usabilità, personalmente ho apprezzato anche la presenza di carrellino per la SIM fisica. L’esclusività della eSIM del primo modello ci aveva fatto sentire tanto nel futuro, ma la verità è che non siamo ancora pronti ad abbandonare completamente le SIM fisiche. Non siamo pronti noi consumatori e, soprattutto, non sono pronti gli operatori.

D’altra parte, la società sembra aver ascoltato i feedback degli utenti e dei giornalisti: in molti avevano bollato il primo Razr come un esperimento azzardato, con difetti troppo macroscopici per essere giustificati, specialmente considerando il prezzo di 1.600€. Il costo del nuovo modello non cambia, ma almeno la cerniera non dà più quella sensazione di precarietà: non scricchiola (o, almeno, io non sono riuscito a sentire alcun rumore), non si vede più la piega del display quando si chiude il telefono. Piccoli accorgimenti, ma fondamentali.

Secondo Motorola, un utente medio di Razr apre e chiude lo smartphone 40-100 volte al giorno. Razr 5G è testato per 200.000 aperture: circa 5 anni.

Dulcis in fundo, migliora anche il comparto fotografico: c’è sempre un solo sensore (scordatevi la tripla lente dei top di gamma: letteralmente non c’è spazio per un grandangolo o un teleobiettivo), ma le foto che ho scattato durante la presentazione sembravano promettenti. A bordo troviamo un nuovo sensore da 48 megapixel (tecnologia Quad Pixel) con stabilizzatore ottico: un netto passo avanti rispetto al modello precedente.

Per guardare da vicino il nuovo Motorola Razr 5G e farvi un’idea di cosa è cambiato e cosa è rimasto uguale, date un’occhiata al video e alle foto di seguito.

Video

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