Google potrebbe aver “spiato” la concorrenza attraverso l’utilizzo che facciamo dello smartphone

Giovanni Bortolan

Finisce di nuovo nel mirino Google per la questione privacy. Secondo un recente report di The Information infatti il colosso americano avrebbe permesso ai propri dipendenti di utilizzare uno strumento in grado di avere accesso a numerosi tipi di dati sensibili, come ad esempio il numero di aperture ed il tempo di utilizzo delle app scaricate dall’utente.

Il programma, chiamato Android Lockbox, sarebbe stato dunque usato da Google per ottenere informazioni in merito alle app rivali dei propri servizi (come ad esempio GMail) e altre app di tenzenza come TikTok (anche nell’ottica di lancio di Shorts, piattaforma analoga). Il funzionamento di Lockbox era garantito dalla presenza dei Google Mobile Services.

Tuttavia la parte più succosa delle informazioni, continua il report, derivava dal consenso dell’utente a condividere con Google delle informazioni per garantire un’esperienza più personalizzata (opzione che appare in fase di primo avvio del dispositivo), consenso che in realtà garantiva anche l’accesso a dati sulla concorrenza.

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The Information (e Google stessa), tengono infine a precisare come la natura di tali informazioni sia del tutto anonima, in quanto non mostra ciò che effettivamente l’utente fa all’interno delle app, ma “solo” per quanto tempo e con che frequenza le utilizza. Ricordiamo inoltre che tale strategemma non è nuovo nel mondo tecnologico. Nel 2017 infatti un’indagine del The Wall Street Journal aveva scoperto come Facebook utilizzasse Onavo (un servizio VPS di proprietà) per monitorare dei servizi per valutarne una possibile acquisizione, come nel caso di Whatsapp.

Fonte: The Verge