Ecco cosa ha in mente Google per velocizzare gli aggiornamenti di Android (foto)

Giovanni Bortolan

Una della cause principale dei ritardi degli aggiornamenti Android è quella dell’estrema differenziazione dei dispositivi che montano tale OS. A differenza dei sistemi operativi rivali (sì iOS, proprio tu), il rilascio da parte di Google di una nuova versione di Android è solo un passaggio intermedio del processo, la cui responsabilità da quel punto in avanti passa agli altri produttori, che hanno il compito di adattare il sistema secondo le proprie linee guida.

Ciò inevitabilmente è causa di ritardi (talvolta enormi, talvolta la nuova versione proprio non arriva) e Google, per mettere una pezza, sta da anni ottimizzando varie fasi del processo. Negli tempi sono stati molti gli sforzi fatti da Big G, ricordiamo Project Treble, la pubblicazione delle GSI (Generic System Images) e più recentemente Project Mainline. I risultati si stanno decisamente vedendo: l’adozione di Android 10 è stata più veloce di ogni altra nuova versione di Android rilasciata in precedenza. Rispetto ad Android Pie infatti, Android 10 ha raggiunto i 100 milioni di dispositivi in 5 mesi, risultando più veloce del 28%.

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Per il presente ed il futuro Google non vuole essere da meno, e di recente ha stilato una lista di temi principali relativi alla compatibilità.

  • Innanzitutto è stata di nuovo sottolineata l’importanza degli aggiornamenti tramite Play Store, che ora contano 21 componenti dell’OS compatibili e che con l’arrivo di Android 11 si arricchiranno di Tethering, NNAPI, Cell Broadcast Receiver, adbd, Internet Key Exchange, Media Provider, statsd, WiFi, and SDK extension. 
  • L’arrivo di Android 11 inoltre segnerà anche la nascita del GKI (Generic Kernel Image), che funzionerà in maniera identica a prescindere dall’hardware su cui Android è montato. Novità su questo fronte sono state annunciate per i prossimi mesi.
  • Il più interessante di tutti riguarda il Virtual A/B. Nato come versione evoluta dell’A/B OTA (o Seamless Update, che permette di aggiornare lo smartphone in background), questo nuovo metodo combina i benefici del classico aggiornamento OTA (poca memoria richiesta) con quelli dell’A/B OTA (più celere sotto ogni aspetto). Google sta lavorando a stretto contatto con i produttori per far sì che tale sistema venga implementato sempre più, con l’intenzione di renderlo il metodo di aggiornamento standard del futuro.

Fonte: Google Blog