Gli smartphone Android barano per l’autonomia? Ne abbiamo provati 22 (video)

Emanuele Cisotti -

Una delle caratteristiche su cui le aziende produttrici di smartphone si danno più battaglia è sicuramente nel comparto fotocamere. Ma c’è un altro ambito che a volte passa un po’ in sordina che è quello dell’autonomia. Molte aziende si impegnano ad includere batterie sempre più capienti e allo stesso tempo ad offrire sistemi di ricarica sempre più rapidi.

Eppure c’è un altro modo per migliorare l’autonomia degli smartphone e le aziende lo sanno bene: agire sul software. Lo sa bene Google che da Android 6 ha introdotto un sistema chiamato Doze per gestire il comportamento delle app in background. Ma non tutte le app fruttano bene questa soluzione e un’app progettata male potrebbe comunque consumare troppa energia senza ragione, anche quando non viene utilizzata. È per questo che i produttori di smartphone hanno realizzato spesso software più aggressivi rispetto a quanto imposto da Google, con soluzioni ad hoc che chiudono applicazioni e processi più rapidamente e in modo più aggressivo di quanto ci si aspetterebbe. Questo permette di risparmiare batteria e salvaguardarsi da app scritte male, ma rende anche complicata la vita agli sviluppatori più capaci che si trovano davanti a software che impediscono alle loro app di funzionare bene.

Lo sanno bene gli sviluppatori di Urbandroid e di altri team che dopo aver avuto molti problemi e aver lavorato a varie soluzioni per aggirarle hanno deciso di segnalare la cosa a Google e poi di realizzare uno strumento che consentisse di valutare numericamente il comportamento dei vari sistemi operativi basati su Android. Nasce così Dontkillmyapp, un’app che permette di scoprire quanto aggressivo è il software del proprio smartphone.

Il software, una volta avviato, rimane in background per un lasso di tempo (da 1 ora a 8 ore) e valuta come il software gestisce la presenza dell’app stessa in memoria e il suo processo in esecuzione. Riporta quindi questi dati chiamati Work e Main, indicando un valore in percentuale (100% vuol dire che ha sempre funzionato per tutta la durata del test). In più fa un test aggiuntivo sugli allarmi. I dati che ci interessano però sono i primi due.

Dontkillmyapp sul sito riporta una lista delle aziende che si comportano “meglio” o “peggio”, ma avendo noi l’opportunità di provare molti smartphone abbiamo voluto testare la versione 1.5 su ben 22 smartphone diversi, provando il test sia per 1h che per 8h. I risultati sono stati molto interessanti e ve li riportiamo sotto divisi per brand, in ordine alfabetico.

Video

ASUS

Per quanto riguarda ASUS abbiamo testato il ROG Phone II, fra i due smartphone top di gamma dell’azienda è quello con il software maggiormente personalizzato e con una batteria che ci ha sempre garantito ottimi risultati in termini di autonomia. Quello che vediamo è che il test Work/Main riporta il 100%: lo smartphone gestisce alla perfezione le app in background.

Google

Il test sullo smartphone Google non sorprende: 100% per Work e Main. Non diamo molta importanza alla voce Alarm, che però ci viene segnalato (e lo riportiamo per completezza) essere al 100% sulla beta di Android 11.

Honor

Per quanto riguarda Honor abbiamo testato Honor 9X Pro (senza servizi Google). Il risultato non è affatto emozionante. Nel test di un’ora Work/Main è 3%/1%, che (caso unico) aumentano nel test di 8 ore al 3%/2%. Il processo e poco dopo anche l’app vengono chiuse dopo pochi minuti che il telefono è andato in standby.

Huawei

Risultati simili a Honor (ovviamente) anche per Huawei. Abbiamo provato Huawei P40 Lite 5G, Huawei P30 Pro (con servizi Google) e Huawei P40 Pro+. In ogni caso i risultati mostrano come processo e app vengano chiusi rapidamente dopo che lo schermo è stato bloccato.

LG

Abbiamo svolto il test su LG Velvet. Lo smartphone ha mostrato un valore del 100% in tutti i test, sia da un’ora che da 8 ore. L’implementazione della LG UI quindi non ha apportato modifiche sul fronte del risparmio energetico su questo smartphone.

Motorola

Dontkillmyapp è stato eseguito su Motorola Edge e Motorola Edge+. Ottimi risultati in entrambi i casi dove Work/Main hanno sempre riportato un valore del 100%. Non stupisce, visto che Motorola ha sempre lavorato per un software molto vicino a quello Google. Complimenti però a Motorola per questi due Edge/Edge+ che realizzano valori di autonomia veramente fuori scala senza usare “trucchi”.

OnePlus

OnePlus è l’unica azienda che si è comportata diversamente da chi ha raggiunto valori stabili al 100% e chi invece non ha mai toccato il 10%. Il test di 1 ora, sia su OnePlus 7 che su OnePlus 8 Pro, ha mostrato un risultato pieno del 100%. Se il telefono però rimane in standby per molte ore il software allora diventa più rigido, chiudendo un po’ di processi e permettendogli solo più avanti di essere eseguiti di nuovo, probabilmente “congelandoli”. OnePlus 7 ha una risultato del 37%, OnePlus 8 Pro del 71%. Tendiamo a credere che i risultati non dipendano dal telefono ma dalle app che girano e che creano notifiche o attività, durante la durata del test.

OPPO

Abbiamo testato OPPO A72 e OPPO Find X2 Pro. In entrambi i casi il sistema è stato molto aggressivo sull’app e il suo processo. Il primo nei test di 1h e 8h ha riportato come risultati Work/Main solo 11%/6% e 4%/1% (ovviamente più il tempo e lungo e meno in proporzione rimarrà attiva). Per il top di gamma i risultati sono ancora più bassi: 4%/4% e 1%/1%.

Realme

La sussidiaria di OPPO riporta risultati praticamente identici. Realme 6, Realme X3 Superzoom e Realme X50 Pro 5G sono gli smartphone testati. In ordine i risultati sono stati, 4%/4% – 1%/1% per Realme 6, 9%/7% – 3%/1% per Realme X3 Superzoom e 4%/4% – 1%/1% per Realme X5 Pro 5G.

Samsung

Gli smartphone Samsung che abbiamo testato sono Samsung Galaxy M31 e Samsung Galaxy S20 Ultra. I risultati sono stati più che rincuoranti con un bel 100% sulle voci Work e Main per entrambi i test. Dontkillmyapp fa notare però come alcune release software Samsung abbiamo comunque un sistema di “congelamento” delle app se queste non vengono usate per più di tre giorni.

Sony

Lo smartphone Sony che abbiamo testato è il nuovissimo Sony Xperia 1 II. I risultati sono stati di 100% e 100%. Anche qui nessuna sorpresa, considerando che l’azienda giapponese implementa un software basato in grande parte su Android stock.

Xiaomi

A sorpresa Xiaomi riesce a realizzare un punteggio di 100/100% sul test Work/Main per tutti i dispositivi provati: Xiaomi Mi Note 10 Lite e POCO F2 Pro. Avevamo svolto lo stesso test (sempre al 100%) anche per Mi 10 Pro, ma non lo includiamo visto che è stato provato con la versione 1.4 dell’app. Nonostante quindi la MIUI, interfaccia molto diversa da Android stock, gli smartphone Xiaomi, almeno quelli venduti ufficialmente in Europa, sembrano essersi scrollati di dosso l’antipatica nomea di software troppo aggressivi con le app.

Wiko

Chiudiamo con Wiko e il suo View 4 Lite. L’implementazione quasi totalmente stock paga e il “voto” è di 100%/100% su entrambi i test e per entrambe le durate prese in considerazione. Non male considerando l’autonomia di questi smartphone.

Conclusioni

Con i dati in nostro possesso potremo dire come il duo Huawei/Honor e il duo OPPO/Realme siano quelli più aggressivi in termini di chiusura delle app in background. L’unica azienda a porsi con una soluzione intermedia è OnePlus che si comporta normalmente quando lo smartphone è in standby, ma quando questo stato perdura per varie ore si occupa comunque di bloccare questi processi. Tutte le altre aziende (ASUS, Google, LG, Motorola, Samsung, Sony, Xiaomi e Wiko) hanno invece ottenuto risultati in linea con quello che dovrebbe essere.

Questo però non vuol affatto dire che gli smartphone OPPO e Huawei non funzionino bene o siano da evitare. In tutte le nostre prove segnaliamo problematiche con le app in background e ormai non ci capita praticamente mai di incontrare questi problemi con questi produttori. Anche chi possiede smartphone di queste aziende potrà confermare quanto diciamo. Questo perché OPPO e Huawei lavorano comunque bene con il loro software per permettere alle app più comuni di funzionare senza problemi, comportandosi invece in modo più aggressivo con quelle che consumerebbero troppa energia. Questo approccio non è però privo di rischi e può infatti capitare che app ben sviluppate soffrano comunque di problemi di funzionamento a causa di chiusure anticipate da parte del sistema.

Questo test quindi non ribalta nessuna opinione sui vari dispositivi e produttori, ma mette comunque in luce il comportamento del loro software, cosa che è comunque corretto che gli utenti sappiano prima del loro acquisto.