Google introduce nuove regole per limitare le app-truffa sul Play Store e semplificare l’acquisto di abbonamenti (foto)

Roberto Artigiani

Con il recente rilascio della prima beta pubblica di Android 11, Google ha introdotto anche la versione 3 della libreria Play Billing (di cui vi parlavamo ieri). Questi strumenti permettono agli sviluppatori una gestione più raffinata e allo stesso tempo più trasparente degli abbonamenti legati alle applicazioni. Per la precisione la nuova libreria consente di scollegare il momento in cui si installa un’app dal momento del pagamento della sottoscrizione.

Questa novità permette quindi di poter sfruttare il periodo di prova di un’app e poi passare alla versione a pagamento senza dover scaricare nuovamente l’applicazione, ma impostando il tutto sin dal primo momento. In questo modo, accanto al tradizionale pulsante di installazione, sarebbe disponibile anche un pacchetto “free trial & install” (come potete vedere nell’immagine a fine articolo) e il processo di pagamento non sarebbe più gestito all’interno dell’app – con tutti gli svantaggi e le limitazioni del caso – ma direttamente nel Play Store.

Allo stesso tempo la pagina sullo store riporterebbe tutti i dettagli relativi all’abbonamento (durata, costo, contenuti, limitazioni del periodo di prova, ecc.) e vengono inoltre introdotti i codici promo per invitare gli utenti a provare gratuitamente un’app.

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Il rovescio della medaglia di questa operazione di trasparenza è che anche le applicazioni che finora potevano provare a ingannare gli utenti rimarrebbero scoperte. Tutte quelle app che infatti si fingevano gratuite per poi chiedere di sottoscrivere un abbonamento dopo l’installazione, in maniera più o meno subdola, non potrebbero più nascondersi. Lo stesso avverrebbe per tutte quelle app che offrono solo alcune funzioni gratuitamente: l’utente infatti saprebbe sin da subito cosa è gratis e cosa è a pagamento senza poterlo scoprire solamente dopo avere completato l’installazione.

La novità al momento è disponibile in test per un numero limitato di sviluppatori, per cui non possiamo che sperare che la sperimentazione vada bene e che possa essere resa disponibile (se non obbligatoria) per tutti presto.

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Via: The Verge, TechCrunchFonte: Android Developers