Google fa spalle grosse sui servizi di localizzazione: da aprile nuove norme obbligatorie per gli sviluppatori

Giovanni Bortolan

Uno dei fattori più importanti su cui Google vuole porre particolare attenzione nello sviluppo di Android 11 è la Sicurezza. La tutela della privacy degli utenti rappresenta uno dei punti cardine di tutti i sistemi operativi del futuro, e il colosso BigG non vuole farsi trovare meno pronto degli altri.

La DP di Android 11 è la prima versione del sistema operativo a supportare gli one-time permission, ovvero i permessi da concedere in maniera temporanea alle applicazioni che ne fanno richiesta. Questa possibilità assume un valore particolarmente importante se si parla di permessi di localizzazione, utilizzati dalle applicazioni di navigazione e non solo. Di pari passo con questa nuova implementazione, Google sta sviluppando un nuovo modo di valutazione dei permessi in fase di approvazione delle app prima della pubblicazione.

L’intento è quello di regolare in maniera ancora più ferrea la gestione dei permessi, riducendone al minimo gli abusi. Da aprile in avanti infatti, tutte le applicazioni verranno esaminate da Google, che dovrà verificare questi fattori:

  • La funzione porta un effettivo beneficio all’utente?
  • L’utente si aspetta che l’applicazione utilizzi i servizi di localizzazione in background?
  • La funzione è importante per adempiere allo scopo primario dell’applicazione?
  • L’applicazione può svolgere lo stesso compito senza accedere alla posizione in background?

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Una volta chiariti questi punti, Google deciderà se pubblicare l’applicazione o segnalare allo sviluppatore la necessità di una revisione. Come menzionato sopra questa nuova procedura inizierà questo aprile, e si completerà a Novembre, quando tutte le applicazioni esistenti saranno valutate e approvate (o rimosse).

 

Via: XDAFonte: Google