Un altro servizio Google è prossimo al pensionamento, ma probabilmente non ne sentirete la mancanza

Giovanni Bortolan Google App Maker si unirà agli innumerevoli servizi interrotti da Google negli anni, come Google Reader, Inbox, Google+, Hangouts, Allo e Picasa.

Non dovrebbe più sorprenderci la chiusura di un servizio Google, no? BigG ha infatti deciso che Google App Maker verrà definitivamente chiuso il 19 gennaio 2021. La casa madre, ricordiamo, lanciò la beta di App Maker come servizio di GSuite per utenti enterprise nel dicembre 2016, come strumento per creare applicazioni (ad uso interno di aziende e uffici) riducendo al minimo la necessità di programmare; il tutto infatti, si muoveva sulle logiche di un interfaccia drag-and-drop.

Il servizio, tuttavia, non è stato accolto con l’entusiasmo previsto, tant’è che Google, a fronte della scarsissima utenza, ha dichiarato che durante l’anno varie funzionalità di App Maker verranno disattivate. Dal 15 aprile 2020 non sarà più possibile creare nuovi applicativi, ma sarà comunque possibile modificare quelli già esistenti fino ad arrivare al 19 gennaio 2021, quando il servizio verrà definitivamente spento.

Google nel frattempo sembrerebbe aver predisposto una serie di linee guida per permettere alle aziende di migrare i dati delle applicazioni App Maker su App Sheet. Proprio due settimane fa infatti Google ha acquisito la piattaforma di sviluppo di applicazioni e Web-app, che non necessita di coding e che, proprio come App Maker, archivia i propri dati in Cloud SQL. Gli archivi dati di proprietà delle aziende invece verranno trasferiti all’interno di Google Forms.

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L’idea di una piattaforma user-friendly per lo sviluppo di applicativi aziendali senza passare per la programmazione era ed è, sulla carta, una buona idea. La sorte di App Maker tuttavia non è stata altrettanto buona, ritagliandosi in appena due anni (il lancio del servizio in versione stabile risale al 2018) una fetta di utenti estremamente contenuta, tanto da costringere Google a chiuderne i battenti.

Via: XDAFonte: Google