Huawei come Apple e Google: punta ad essere il terzo ecosistema al mondo

Giuseppe Tripodi - Dove Microsoft ha fallito, potrebbe riuscire Huawei, che durante il primo Developer Day a Milano ha annunciato un investimento di 10 milioni di dollari per il nostro paese

Dallo scorso maggio, ossia da quando è iniziato il ban degli Stati Uniti nei confronti di Huawei, è stato chiaro sin da subito che l’azienda cinese non aveva alcuna intenzione di fermarsi, anzi: sin da subito, Huawei è sembrata pronta a cogliere la palla al balzo per liberarsi di Google e puntare tutto su servizi proprietari. Oggi, in occasione del primo Huawei Developer Day italiano, ne abbiamo avuto la conferma: la società ha annunciato apertamente la volontà di lanciare un nuovo ecosistema, che punta ad essere il terzo player mondiale insieme ad Apple e Google.

Da quando sono iniziate le diatribe con gli Stati Uniti, ho sempre pensato che se c’è una sola azienda che può auspirare a scalfire il duopolio di Apple e Google, questa è proprio Huawei. E dove Microsoft ha fallito, inseguendo gli avversari nonostante fosse partita con notevole ritardo, la società di Shenzhen potrebbe avere abbastanza lungimiranza da anticipare un po’ di mosse e tornare sul mercato più forte di prima.

Questa, almeno, era l’aria che si respirava al Huawei Developer Day: Isabella Lazzini, a capo della divisione Marketing & Retail di Huawei Italia, è partita dallo slogan dell’azienda per sottolinearlo: Make it possible. E quel che Huawei vuole rendere possibile è il successo del proprio ecosistema, chiamato Huawei Mobile Services (HMS).

D’altra parte, non si può dire che manchino i numeri: l’azienda cinese oggi è il secondo produttore di smartphone al mondo, con 250 milioni di dispositivi spediti nel 2019. E anche se i Huawei Mobile Services non sono ancora così conosciuti in Italia, macinano già cifre interessanti: oltre 560 milioni di utenti attivi mensilmente, di cui 100 milioni fuori dalla Cina, suddivisi in oltre 170 paesi.

Ma è evidente che a quest’ottima premessa devono accompagnarsi azioni concrete e, ovviamente, cospicui investimenti: a tal proposito, proprio oggi Pier Giorgio Furcas, Deputy General Manager di Huawei Mobile Italia, con un gigantesco assegno in mano, ha annunciato un investimento di 10 milioni di dollari per l’Italia, al fine di promuovere lo sviluppo di applicazioni nel Bel Paese.

Non deve stupire l’attenzione di Huawei al nostro paese: dal palco del Huawei Developer Day l’Italia è stata definita il fiore all’occhiello dei mercati esteri di Huawei: d’altra parte, qui da noi il brand cinese ha raggiunto il 24% di market share nella fascia top del mercato, ossia nel segmento degli smartphone da oltre 500€.

Huawei Mobile Services: come funziona?

Il focus della giornata è stato proprio il nuovo ecosistema, che ruota attorno ai Huawei Mobile Services. Si tratta di una serie di applicazioni e servizi che, al pari delle controparti di Google e Apple, costituiranno il centro della vita digitale degli utenti: tra gli altri software, fanno parte dei HMS: AppGallery, Video, Music, Browser, Mobile Cloud, Temi e Assistant. Dietro app del genere ci sono 55 servizi e 997 API, già disponibili per gli sviluppatori: si va dagli strumenti per la localizzazione a quelli per la pubblicità, passando per notifiche push, analitiche e qualsiasi altra API di cui gli sviluppatori possono aver bisogno.

Per invogliare i developer ad entrare a far parte del Huawei Developer Program e sviluppare applicazioni per il proprio ecosistema, Huawei offre anche guadagni più alti rispetto alla concorrenza, almeno per il primo anno: nei primi 12 mesi, infatti, mentre i rivali trattengono il 30% delle entrate per la pubblicazione sul proprio Store, Huawei adotterà una suddivisione 85% / 15%, chiedendo la metà rispetto a Google ed Apple.

Inoltre, l’azienda cinese ha intenzione di puntare molto sulla promozione delle applicazioni che verranno pubblicate in AppGallery: parte di quei 10 milioni annunciati, infatti, serviranno proprio a pubblicizzare i software disponibili sullo store dell’azienda, tramite pubblicità fisiche in giro per le città, ma anche tramite una promozione interna, con pratiche più o meno invasive (ad esempio, sarà possibile avere una pubblicità della propria app nella splash screen di App Gallery o nella lista di software consigliati che Huawei propone di installare al primo avvio).

Infine, a seconda delle potenzialità, il Huawei Developer Program prevede tre livelli di investimenti: Silver (fino a 100.000$), Gold (da 100.000$ a 300.000$) e Platinum (oltre 300.000$ e dispositivi Huawei per il testing).

Nel pomeriggio, il Developer Day si è concentrato proprio sugli sviluppatori, con workshop dove esperti spiegano l’utilizzo delle API e mostrano come rendere la propria app compatibile con i HMS.

Huawei Ability Gallery

Un altro aspetto interessante del piano di Huawei per realizzare un ecosistema è la Huawei Ability Gallery: si tratta di uno strumento che permette agli sviluppatori di arrivare agli utenti finali senza che questi ultimi debbano avviare direttamente l’app. Chiunque sviluppi un servizio web, potrà infatti renderlo disponibile all’ecosistema di Huawei fornendo un’API: ad esempio, un servizio di prenotazione voli potrà arrivare all’utente finale Huawei che cerca un viaggio da Roma a Londra nella barra di ricerca.

I servizi racchiusi dalla Huawei Ability Gallery, infatti, possono arrivare all’utente non solo tramite specifiche applicazioni, ma anche tramite altri Touch Points, ossia strumenti integrati nello smartphone (o in altri device) come Assistente, Global Search (ossia la ricerca generale inclusa in ogni smartphone), HiVoice e AI Lens.

I primi esempi di successo

Oltre al team dell’azienda, sul palco del Huawei Developer Day si sono susseguti una serie di ospiti che hanno testimoniato il proprio interesse nei confronti della società cinese. Ad esempio, Andrea Santagata, Chief Innovation Officer di Mondadori, ha spiegato come il debutto dei Huawei Mobile Services sia da intendere come un’opportunità per le aziende, considerando che il 90% degli utenti che si collegano ai portali di Mondadori navigano da mobile e, di questi, circa un terzo utilizza dispositivi Huawei. Per questa ragione, Mondaori ha già lanciato l’app di GialloZafferano su AppGallery e non esclude di poter collaborare in futuro per un assistente digitale specializzato in ambito culinario.

Anche Nicola Antonelli, CMO dell’azienda di abbigliamento di lusso Luisa Via Roma, ha raccontato come Huawei si sia rivelata un’ottima porta per la Cina, permettendo una più semplice espansione nel mercato asiatico.

Inoltre, considerando il grande impegno di Huawei nello sviluppo del 5G e delle Smart City, sono intervenuti sul palco anche rappresentati delle istituzioni, come Roberta Cocco, Assessore alla Trasformazione Digitale e Servizi Civici del Comune di Milano, e Fabrizio Sala, Vicepresidente della Regione Lombardia.

Nonostante la strada sia ovviamente in salita, dopo una giornata del genere, piena di numeri e spiegaizoni convincenti, è difficile non guardare con ottimismo al futuro di Huawei: non sarà facile, ma se c’è qualcuno che può realizzare il terzo grande ecosistema mondiale, quella è proprio Huawei.