Ban USA per Huawei: nuova proroga, altri 90 giorni di quiete prima della tempesta?

Vincenzo Ronca

Nell’ultimo anno la vicenda che ha tenuto notevolmente banco nel mondo della tecnologia è sicuramente quella nata dalla decisione del governo statunitense, guidato dall’amministrazione Trump, di bloccare tutti i tipi di scambi commerciali con le aziende cinese, soprattutto con Huawei.

La motivazione va sempre ricercata nella salvaguardia della sicurezza nazionale e lo scorso agosto il ban stava per entrare a tutti gli effetti in vigore. A partire da quella data però sono state concesse delle proroghe: l’ultima è di qualche ora fa, la quale concede a Huawei di rimanere nel mercato statunitense almeno fino al prossimo 16 febbraio 2020. Il segretario al commercio Wilbur Ross ha motivato la proroga affermando che permetterà ai carrier di continuare a servire i clienti in alcune delle aree più remote degli Stati Uniti.

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La motivazione si riferisce dunque ad alcune aziende statunitensi che avrebbero fatto pressione sul governo affinché i loro progetti con Huawei non venissero accantonati improvvisamente. Sul tavolo delle discussioni rimane sempre la sicurezza nazionale e la leadership tecnologica da perseguire per gli Stati Uniti, anche se per Huawei ultimamente si sono aperti degli spiragli di speranza: lo stesso Trump ha dichiarato che il suo futuro potrebbe rientrare in un nuovo accordo commerciale tra Cina e USA.

Dopo aver appreso la notizia, un portavoce di Huawei ha dichiarato che la proroga non influirà sulle attività del produttore cinese, ribadendo l’ingiusto trattamento che sta continuando a subire la stessa Huawei.

Dal lato europeo la Germania e l’Italia si sono attivate in questo senso: la Cancelliera Merkel ha affermato la volontà del governo tedesco di imporre degli standard che tutte le aziende, europee e non, devono seguire per la realizzazione di reti su territorio tedesco; in Italia il governo ha già approvato un decreto del genere, denominato perimetro cibernetico.

Via: The Verge, Corriere ComunicazioniFonte: Department of Commerce (USA)