7 giorni con i Google Glass: l’epitaffio più emblematico del cimitero di Google

Nicola Ligas -

Ho trascorso gli ultimi 7 giorni in compagnia dei Google Glass. Sì, quel curioso dispositivo sul quale Google sembrava scommettere così tanto, e che poi è stato abbandonato come molti suoi confratelli. E no, non mi consola il fatto che esista ancora la Enterpise Edition, che sembra solo un ripiego rispetto a quello che dovevano essere originariamente i Glass.

Senza perdermi in tante considerazioni che vedrete direttamente nel video qui sotto, girato tra Milano, Firenze e Francoforte, il più grande rimpianto che ho, personalmente, da utente dei Glass, è quello di non averli visti evolversi, in alcun modo. C’era tanto potenziale dietro, sia dal punto di vista della creazione di contenuti, che si avvantaggiano delle visuale in prima persona, ma non solo. Oggi ci siamo abituati a smartwatch che arrivano a malapena a sera, e con un po’ di sforzo in più questi Glass avrebbero potuto fare la stessa cosa, dandoti anche tanto di più; almeno in teoria.

Il bello è che non lo sapremo mai, perché finora nessuno ha cercato di creare un dispositivo consumer che potesse rivaleggiare con gli occhiali di Google, che ad oggi sono la metafora più calzante di ciò che è BigG: un’azienda avveniristica, con le mani in pasta in tanti settori diversi, che ricerca ed osa anche in ciò che tanti non hanno l’ardire di fare, ma che allo stesso modo si perde per strada. Google+, Hangouts, Google Now, Play Musica: lo store stesso dei Glass è un memento alla memoria di Google, e di ciò che può essere, e di ciò che non è stato. Nostalgia e maliconia sono le due parole che mi vengono in mente ora, ma non voglio buttarla troppo sul sentimentale, perché in realtà c’è anche tanto divertimento dietro. Buona visione!

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