Google Pixel 4 e 4 XL ufficiali: i primi “veri iPhone” con Android? (E costano anche meno dello scorso anno!)

Nicola Ligas -

Fingiamo un attimo che non sapeste già tutto di Pixel 4 e 4 XL, e presentiamoli con l’onore che meritano, perché in fondo si tratta del primo, vero cambio di rotta da quando la serie di smartphone Pixel è stata annunciata. Se i tre precedenti modelli potevano infatti essere considerati uno l’iterazione dell’altro, con Pixel 4 Google ha fatto qualcosa di nuovo: un iPhone con Android.

Non stiamo banalmente parlando solo del fatto che le back cover dei Pixel 4 e degli iPhone 11 si assomigliano fortemente, e non vogliamo nemmeno iniziare a puntare il dito su chi abbia “copiato” chi (Apple li ha presentati prima, ma Google aveva confermato quello stesso design già la scorsa primavera); è una questione di esperienza d’uso più generale. Il face ID, il display True Tone, le gesture, il tema scuro: sono tanti i dettagli hardware e software che gli utenti iPhone e Pixel ora condivideranno.

L’unico trend di Apple che Google ha per fortuna smesso di seguire è quello del notch, del quale sono privi entrambi i Pixel 4. Considerando quanto grosso e sgraziato era quello di Pixel 3 XL, non possiamo che esserne contenti. Ed in tema di fotografia, dopo che gli iPhone 11 hanno ricevuto tante lodi quest’anno, Google dice la sua con diverse funzioni che promettono di dare filo da torcere non solo ai melafonini, ma anche agli altri top di gamma Android.

Sì perché in fondo i Pixel esistono per questo motivo: non per vedere milioni di esemplari (il core-business di Google è nei servizi, non nell’hardware), ma per mostrare le potenzialità di Android nel suo insieme e soprattutto per instillare il dubbio. Il dubbio che esista un altro smartphone che possa essere migliore, quantomeno in alcuni aspetti chiave, di quelli più blasonati; iPhone o Android che siano. Se ci pensate bene, nonostante il mondo multi-camera in cui viviamo, i precedenti Pixel sono sempre stati un metro di paragone quando si parlava di camera-phone, anche rispetto a quelli con mille sensori. E quest’anno abbiamo lo sblocco 3D col volto, Project Soli, il display a 90Hz, e tante altre caratteristiche che, state pur certi, ricorreranno anche nelle recensioni degli altri modelli futuri.

I Pixel sono insomma diventati, quest’anno più che mai, ciò che i Nexus avrebbero voluto essere ma non sono mai stati, perché Google non ne aveva il completo controllo: delle pietre miliari, dei termini di paragone, un esempio per il pubblico e la stampa, l’ideale secondo elemento di un confronto che acquirenti e giornalisti spesso fanno quando si tratta di scegliere uno smartphone. Oltre che la massima espressione dei servizi Google applicati ad uno smartphone, ma questo era ovvio, no?

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Terminato questo mini-editoriale introduttivo, torniamo alla parte che probabilmente già conoscevate: i Pixel 4 stessi.

Caratteristiche Tecniche Pixel 4 e 4 XL

  • Schermo: 5,7” FHD+ / 6,3” QHD+  AMOLED a 90Hz “Smooth Display”
  • CPU: Snapdragon 855 con GPU Adreno 640 e Pixel Neural Core
  • RAM: 6 GB LPDDR4X
  • Memoria interna: 64/128 GB UFS 2.1 non espandibile
  • Fotocamera posteriore:
    • Principale: 12 megapixel Sony IMX363, f/1.73
    • Teleobiettivo: 16 megapixel Sony IMX481. f/2.0
  • Fotocamera frontale: singola fotocamera Sony IMX520, 8 megapixel, f/2.0 a fuoco fisso + face unlock (con OVM7251 )
  • Connettività: single nano SIM, 4G LTE, Wi-Fi ac dual band, Bluetooth 5.0, NFC, GPS, USB 3.1 Type-C
  • Batteria: 2.800 mAh / 3.700 mAh
  • Dimensioni: 147 x 68,9 x 8,2-9,3 mm / 160,4 x 75,2 x 8,2-9,3 mm
  • OS: Android 10 Q

Abbiamo riassunto in un colpo solo la scheda tecnica dei due smartphone, perché davvero le differenze sono solo dimensionali, ovvero ampiezza (e risoluzione) del display e capacità della batteria. Per il resto i due modelli sono identici, anche esteticamente.

Google quest’anno non ha scelto il processore più recente, come invece gli anni passati. Lo Snapdragon 855+ è infatti disponibile già da qualche mese, ma non è qui presente. Non sappiamo la ragione precisa, ma i Pixel non sono mai stati nemmeno lontanamente dei gaming phone, ed anzi nei modelli dell’anno scorso, sotto stress (per lo più ludico) la CPU andava chiaramente in throttling. Questo per dire che non cambierà nulla nell’esperienza d’uso dei Pixel 4 non aver scelto la versione Plus, tanto più che il focus di Google è altrove.

Per la prima volta abbiamo poi due fotocamere posteriori: quella principale, affiancata da un teleobiettivo capace di arrivare ad uno zoom ottico 2x combinato con la “magia” digitale di Super Res Zoom garantisce ingrandimenti affidabili fino ad 8X. Niente grandangolo, perché Google pensa che il teleobiettivo sia più importante (è stato detto chiaramente dal palco); il che, se l’esperienza ci è di un qualche aiuto, significa che il grandangolo arriverà sui Pixel 5. Magra consolazione per gli orfani di questo sensore. In compenso però abbiamo diverse funzioni che promettono di rendere i Pixel 4 tra i migliori camera phone del mercato, e soprattutto tra i più semplici da usare, ma prima date un’occhiata ad alcuni esempi di Super Res Zoom a vari ingrandimenti: 1x, 2x, 3,1x, 5,7x ed 8x. E ricordate di zoomare prima di fotografare, o non otterrete questi stessi risultati.

Ma l’esperienza fotografica non si ferma certo qui, perché come ben saprete “la magia” sta soprattutto nel software. Ed allora abbiamo una modalità ritratto ancora migliore rispetto al passato, così come quella notturna, che adesso vi propone anche la astrofotografia. Quest’ultima è una sotto-modalità di quella notturna, che la fotocamera vi propone solo quando il telefono sta inquadrando una scena buia mentre è posto su un treppiedi (o comunque è immobile su una superficie). Il soggetto ideale è appunto il firmamento, che nelle giuste condizioni di luce (ovvero non nelle città piene di inquinamento luminoso) può dare risultati strabilianti. A seguire trovate alcuni esempi.

Una delle novità più interessanti è poi la doppia esposizione. Mettendo a fuoco un soggetto, compariranno due slider per gestire in modo indipendente luci ed ombre presenti nella scena. In questo modo anche foto in controluce non saranno più un problema, con il soggetto correttamente esposto e lo sfondo che al contempo non perde di dettaglio. Particolare enfasi è stata posta anche sul bilanciamento del bianco, utilizzando sempre il machine learning, che ora è disponibile ora in tutte le modalità di scatto, per “predire” correttamente i colori dei soggetti più comuni come persone, neve o altri elementi noti.

Google ha pensato anche alle foto in movimento, con una funzione adatta per ritratta in modo stabile (ma ci vorrà buona luce) un soggetto non statico, riuscendo al contempo anche donare un piacevole effetto bokeh allo sfondo, focalizzando così maggiormente l’attenzione sul soggetto principale.

Ad aiutare i Pixel 4 nell’elaborazione in tempo reale, che permette infatti di scattare con molta più rapidità del passato, è il nuovo chip Neural Core, evoluzione del precedente visual core, che cambia nome per ribadire quanto faccia affidamento sulle reti neurali per l’elaborazione delle immagini. Ma questo in fondo non interesserà al grande pubblico: ciò che conta sono i risultati ed i sample di Google sono davvero incredibili. Ovviamente sono appunto delle foto atte a stupire, e la fotocamera dei Pixel 4 andrà messa al prova “su strada” per capire quanto sia davvero valida, ma conoscendo le premesse abbiamo alte aspettative.

Ma il Neural Core non si occuperà solo di fotografia (anche per questo il cambio di nome). Una delle sue funzioni principali è la comprensione del linguaggio, il che per ora significa solo inglese, la speranza è appunto che nei mesi a venire diventi poliglotta. Google ha ridotto i suoi algoritmi relativi al linguaggio al punto che questi possono risiedere all’interno dello smartphone, e così tutta l’elaborazione avviene in locale, con evidenti vantaggi in termini di rapidità e privacy. È così che operano ad esempio la funzione di trascrizione vocale del registratore, o il live caption, ed anche Google Assistant se ne avvale per i comandi che non necessitano ricerche online.

E poi dicevamo delle funzioni anti-iPhone. Iniziamo con Face Unlock, ovvero l’unico sistema di autenticazione biometrica presente (non c’è alcun lettore di impronte). Lo sblocco avviene tramite riconoscimento 3D del volto, come sugli iPhone. E se l’implementazione di Google funzionerà altrettanto bene, non ci sarà di che preoccuparsi. Poi abbiamo Ambient EQ, ovvero la calibrazione del colore dello schermo che si adatta alla luce ambientale, aggiustando dinamicamente il display per il miglior comfort visivo.

E poi come non citare Motion Sense, ovvero il sistema di gesture aeree basato su Project Soli. Quest’ultimo è una sorta di radar sviluppato anni fa da Google, che riconosce i movimenti della mano in modo molto preciso, e li può tramutare in azioni. Senza toccare lo smartphone è possibile cambiare traccia musicale, silenziare sveglie e suonerie ed interagire con alcuni contenuti web. L’ideale insomma in tutte quelle situazioni in cui non potete toccare lo smartphone, ma voleste comunque interagire con lui. E questo è solo l’inizio, perché se Google sarà aperto agli sviluppatori su questa funzione, come sembra, vedremo senz’altro altre forme di interazione, con altre app, nei mesi a venire. Inoltre Project Soli serve a preparare i sensori per il face unlock

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E parlando di interazione senza tocco, come non citare Google Assistant, che qui si rinnova sia nella grafica che nei contenti, anche se per avere il nuovo Assistant in Italia dovremo aspettare fino al 2020 (la data precisa non è stata confermata). In ogni caso l’interazione con l’assistente dovrebbe diventare sempre più “umana”, senza bisogno di ripetere sempre la frase di attivazione e con concatenazioni di comandi sempre più complesse

Altre novità software sono il supporto ai temi, non nel senso che ci sia uno store dedicato, ma è possibile personalizzate molti elementi del sistema, compresi font, icone, colori ed altro che prima non potevamo modificare. E poi c’è una nuova app, chiamata registratore, che non solo fa ciò che dice ma è anche in grado di trascrivere il vocale registrato, sebbene dai primi test che abbiamo fatto con l’apk trapelato finora funzioni solo in inglese.

E parlando di trascrizione, sui Pixel 4 debutta anche Live Caption, una funzione ampiamente anticipata, che consente di sottotitolare automaticamente qualsiasi contenuto, audio o video che sia, presente su internet o in locale. Il tutto con rispetto della privacy, senza condividere alcun contenuto personale con Google. Purtroppo difficilmente potrà funzionare in italiano al lancio.

Un dettaglio hardware che finora non abbiamo sottolineato è invece lo schermo a 90Hz, chiamato smooth display. Sarà possibile passare agli ordinari 60Hz, nel caso voleste risparmiare batteria, ma l’esperienza ci dice che una volta fatta l’abitudine ad uno schermo più fluido, poi difficilmente vorrete ripassare indietro. L’impatto sull’autonomia comunque è solitamente sensibile, ed i nuovi Pixel 4, soprattutto il più piccolo, non brillano per capacità della batteria.

E poi non mancano la certificazione IP68, i doppi speaker stereo (anche se stavolta uno dei due non è frontale bensì collocato nel profilo inferiore), gli active edge per richiamare l’assistente (potete stringere fortemente i fianchi dello smartphone), e la ricarica wireless a 10W. Peccato che non ci siano novità sul fronte della ricarica cablata, che rimane sempre a 18W.

Uscita e Prezzo

Pixel 4 e 4 XL costano 749 ed 899 euro rispettivamente, ovvero assai meno degli 899 e 999 dei Pixel 3 dollari rispettivamente, per le versioni di partenza con 64 GB di memoria non espandibile (ma ci saranno 100 GB su Google One gratis per 3 mesi); aggiungete 100 euro in più per passare a 128 GB.

Gli smartphone saranno disponibili dal 24 ottobre sul Google Store nei colori Just Black, Clearly White ed Oh So Orange (edizione limitata solo per Pixel 4), e chi li prenotasse già da ora riceverà un Google Nest Hub in omaggio. E non dimenticatevi poi delle custodie in tessuto, che costano 45 euro.