Microsoft che abbraccia Android è il culmine della sua evoluzione negli ultimi anni (opinione)

Nicola Ligas

La scorsa settimana, Microsoft ha presentato la sua visione per il prossimo futuro, una visione fatta ormai da tanti dispositivi Windows diversi, così tanti da coprire praticamente qualsiasi esigenza possa avere l’utente (salvo quella di spendere poco magari). E poi ha annunciato che produrrà uno smartphone Android. Ho già dedicato un intero video alla questione, che narcisisticamente vi ripropongo qui sotto, ma il punto adesso non è tanto parlare dei nuovi Surface, quanto del significato recondito dietro le mosse di Microsoft.

Il 2 ottobre scorso, giorno dell’evento in questione, Panos Panay, Chief Product Officer di Microsoft, twittava felice del Surface Duo, ringraziando Hiroshi Lockheimer, Senior Vice President di Google, ringraziandolo per “l’incredibile partnership“. Ed ovviamente il buon Hiroshi ne ha subito approfittato per dargli il benvenuto nell’ecosistema Android. Del resto, nel 2019, non ti aspetti che un nuovo player di serie A salga sulla tua barca, 11 anni dopo che questa ha lasciato il porto.

Non starò qui a ripercorrere l’ascesa e soprattutto la discesa degli sforzi di Microsoft in campo mobile. Del resto si tratta di uno dei più grandi rimpianti del suo stesso fondatore, Bill Gates, che in un’intervista di qualche tempo fa si rammaricava proprio di aver lasciato campo libero a Google per diventare l’anti-Apple nel mondo degli smartphone, un settore nel quale c’è posto solo per due grandi realtà.

A Microsoft non importa più tanto di Windows

Col senno di poi, è facile concordare con questa visione. Tutti gli altri sistemi operativi mobili sono ormai scomparsi o ridotti all’irrilevanza dallo strapotere di Apple e Google. La Microsoft di un tempo si sarebbe forse incaponita ancora di più su questo, cercando di riproporre ancora una volta il suo software, ma nella Microsoft di oggi il software, o meglio Windows stesso, è meno importante di allora. O forse sono solo cambiati gli uomini che ora la guidano.

Sì perché i rapporti tra Microsoft e Google non sono certo stati idilliaci, tanto per usare un eufemismo. Software dell’una che non funzionano (bene) con quelli dell’altra, bug scoperti e divulgati senza troppi complimenti ed in generale una discreta ostilità anche da parte del “don’t be evil” Google, tanto che ad un certo punto è divenuto abbastanza chiaro a chiunque segua il mondo della tecnologia assiduamente che la vera rivale di BigG non fosse Apple, bensì Microsoft. E poi qualcosa è cambiato. E se dovessi dire chi è cambiato, farei il nome di Microsoft prima di quello di Google.

Microsoft è cambiata molto negli ultimi anni, anche più di Google

A partire qualche anno fa (e non è una coincidenza che la nomina a CEO di Satya Nadella sia arrivata ad inizio 2014), sempre più app di Microsoft hanno iniziato ad affacciarsi sui dispositivi mobili di Apple e Google, e da tempo Office si può usare gratuitamente su qualsiasi smartphone (fino a 10,1 pollici, per l’esattezza). Ad oggi ci sono 74 app di Microsoft sul Play Store: se non è quantomeno rispetto questo, non sapremmo come definirlo! E poi, in tempi recenti, l’utilizzo di Chromium per il suo stesso browser. Browser che era sempre stato uno dei suoi più ostinati punti fermi, fin dai tempi di Windows 95. Ed ora, alla fine, anche l’endorsement ad Android.

Certo, Panos Panay e soci non hanno decantato le lodi di Android dal palco, quanto piuttosto quelle di produttività del Surface Duo, che, sistema operativo a parte, ha le impronte di Microsoft ovunque. A cominciare dal launcher passando poi per praticamente tutte le app che abbiamo visto nelle demo, Surface Duo è quanto di più vicino ci sia ad uno smartphone Microsoft al momento. Solo che il suo cuore è Android, perché è lì che stanno le app, ed lì che vuole stare il consumatore. E questo Microsoft lo ha capito benissimo, facendo anche la figura di quella che lo fa per il bene dei suoi utenti, per giunta.

Questo prodotto unisce il meglio di Microsoft e stiamo collaborando con Google per portare anche il meglio di Android in un unico telefono.

Panos Panay, CPO Microsoft

Questa è innovazione, secondo Microsoft. E l’aver abbracciato un form factor che in fondo non è troppo avveniristico (alla resa dei conti è un “affinamento” di un convertibile ruotante a 360° con due schermi, qualcosa che prima o dopo abbiamo già visto) è il secondo tassello più importante. Niente “esercizi ginnici” come schermi pieghevoli o altre soluzioni anche troppo all’avanguardia, ma qualcosa che, realisticamente parlando, può essere affinato e perfezionato nei 15 mesi che ci separano dal suo lancio; in modo che arrivi “perfetto” dal punto di vista tecnico.

Microsoft ha fatto la Google e (per ora) le è riuscito anche meglio

Microsoft vuole essere concreta, vuole un dispositivo che sia usabile prima che “stupefacente”; ci crede davvero insomma, ed ha annunciato Surface Duo con così tanto anticipo solo perché ha capito un’altra lezione importante: quella delle app. Ci vogliono le app. Il doppio schermo deve avere un senso, non solo estetico, non solo tecnico, ma funzionale. Gli sviluppatori devono creare contenuti e questi contenuti devono darti qualcosa in più rispetto alla loro controparte su schermo singolo, devono interagire tra di loro, devono tirare fuori “the absolute best of Microsoft and Android“.

Sarà una bella sfida, una che avrebbe potuto lanciare Google stesso. E invece l’ha fatto Microsoft. Se non è questo il culmine massimo di un cambiamento iniziato ormai anni fa, non saprei in quale altro modo definirlo.

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