7 giorni senza le Google App

Nicola Ligas -

La puntata di questa settimana di “7 giorni con” è in realtà un 7 giorni senza, per capire se sia possibile sopravvivere senza le app di Google. Questo significa non avere nessuna app di Google installata, ma cercare comunque di utilizzarne i servizi con applicazioni di terze parti, laddove possibile. Mentiremmo se non dicessimo che la vicenda Huawei è stata di ispirazione a questa puntata, ma le considerazioni che faremo sono tutte generali e non specifiche.

La risposta al quesito dipende prima di tutto da due fattori: il primo, il più importante, è quanto siate assidui utilizzatori dei servizi Google. Il secondo elemento da considerare è a cosa siete disposti a rinunciare, perché a qualcosa rinuncerete per forza.

La strada inizia infatti subito in salita, perché dovrete sostituire il Play Store. E non c’è niente come il Play Store. Potete scegliere lo store di Amazon, che quantomeno è affidabile, ma che non ha certo la quantità di app presenti sul market ufficiale. E da lì in poi è un susseguirsi di store di terze parti, nei quali sicurezza e legalità sono due fattori da tenere sempre in considerazione. Sì, parliamo di Aptoide, ma non solo. Ci sarebbe poi F-Droid da considerare, ma lo scopo di questa puntata non era passare a software FOSS, bensì vedere se, anche senza i servizi Google, fosse possibile avere un’esperienza Android affine a quella “ordinaria”.

L’ultima spiaggia è il download diretto degli APK, da siti quali apkmirror. Si tratta di una fonte sicura, ma che non è paragonabile in alcun modo ad uno store vero e proprio, sia per ricchezza di contenuti che anche solo per il fatto di dover aggiornare a mano le app, scaricando di volta in volta un nuovo APK.

In ogni caso, perderete sempre qualcosa. Con i suoi 2,7 milioni di app, il Play Store è inarrivabile. E sì, a volte anche lui ha i suoi problemi, ma sono letteralmente una goccia nel mare. E quanto più app utilizzate, tanto più sarà difficile farne a meno.

Superato in un modo o nell’altro questo scoglio, si potrebbe pensare che sia tutto in discesa, ma non è così. Alcuni servizi vanno del tutto rimpiazzati, come Assistant, che abbiamo sostituito con Alexa in modo molto semplice. Non è però la stessa cosa, è semplicemente un altro servizio. E lo stesso discorso vale un po’ per l’avvicendamento Chrome-Firefox, per completare bene il quale è meglio usare un PC per migrare segnalibri e (soprattutto) password da uno all’altro. Un altro ticket quasi scontato è Google Foto -> Amazon Foto, quantomeno per la parte galleria/salvataggio cloud. Chiunque usi spesso Google Foto però difficilmente potrebbe preferire il secondo al primo, avendo la possibilità di scegliere.

E se alcune alternative alla fin fine richiedono solo un po’ di abitudine, altre non saranno mai alla pari. Maps in particolare è insostituibile. Non in senso letterale, ma non troverete comunque qualcosa che ci si avvicini davvero in tutto. Diverso invece il discorso su Gmail, che alla fin fine è “solo” un client di posta. Ci sono tantissimi client alternativi su Android, alcuni anche molto validi, ma non è sempre così facile farli funzionare come si potrebbe pensare: guardare il video per credere!

In diversi casi poi non esistono delle app alternative, e l’unica strada è appoggiarsi ai servizi web. Pensiamo a YouTube, per esempio, che come web app va benissimo per vedere i video, ma che non vi offre certo le medesime funzioni dell’app completa, soprattutto a livello di notifiche. E poi a volte la web app non esiste proprio, in particolare se parliamo di app legate a prodotti fisici, come Google Home, o Google Wi-Fi.

Insomma, comunque la vogliate mettere, l’unico caso in cui è facile fare a meno dei servizi Google è quello in cui già li usavate poco o nulla a priori, tanto che per la maggior parte degli utenti la vera domanda sarebbe: ma perché dovrei fare a meno delle Google App? E la risposta non è così retorica come si potrebbe pensare.

Se siete preoccupati per la vostra privacy, per il continuo tracciamento di dati che Google effettua su di voi, potreste considerare di passare a delle alternative. Gli smartphone si sono evoluti, volenti o nolenti, in strumenti di tracciamento per antonomasia. Da questa “conoscenza” che le aziende tech hanno su di noi derivano anche tanti servizi, sia chiaro; servizi che noi utilizziamo spesso senza spendere un centesimo, ma la vicenda Cambridge Analytica ci ricorda che c’è anche un rovescio della medaglia che non è sempre evidente. Ma questa è un’altra storia, e andrà raccontata un’altra volta, magari in una futura puntata di questa stessa rubrica dove vedremo come abbandonare del tutto il software proprietario. Per adesso, guardate come ce la siamo cavata a fare a meno delle Google App.

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