Niente più Google App “facili” per la serie Mate 30 ed il mistero di come fosse possibile s’infittisce…

Nicola Ligas -

La scorsa settimana vi avevamo detto che installare le Google App sulla serie Mate 30 era una passeggiata, e lo abbiamo anche verificato in prima persona. A quanto pare però il “giocattolo” si è già rotto, e in diversi pezzi per giunta.

Il zito che ospitava l’app “magica” per installare il Play Store, LZPlay, non è più raggiungibile. Anche ammettendo che troviate un mirror o che già abbiate l’app in questione, adesso a quanto pare i Mate 30 non superano più la verifica di SafetyNet, come confermato da più fonti (1) (2). Se vi ricordate, avevamo ipotizzato che fosse stato Google stesso a mettere in whitelist i nuovi smartphone di Huawei, sui quali servizi quali Google Pay non avrebbero mai potuto funzionare senza problemi (altra cosa che abbiamo verificato di persona), e guarda caso infatti adesso non funzionano più.

E sempre a proposito di coincidenze, tutto questo è successo dopo che John Wu, noto ai più come l’autore di Magisk, ha pubblicato un’interessante analisi proprio di LZPlay (il cui codice è offuscato/crittografato, quindi non è fattibile un reverse engineering).

Il succo delle sue scoperte è che quest’app si basa tutta su un paio di API non documentate di Huawei, che permettono (tra le altre cose) di installare delle nuove app di sistema (cosa di per sé impossibile per definizione). Per autorizzare l’uso di queste potentissime API, Huawei deve verificare personalmente chi sia l’azienda/sviluppatore che vuole usarle, al punto da fargli firmare dei documenti legali per concedere l’accesso all’SDK con le API in questione. Ma non finisce qui.

Per ciascun progetto, lo sviluppatore deve inviare una richiesta corredata di lista dei permessi che vuole concedere e motivazione per gli stessi, ed anche col relativo APK che deve essere firmato con una chiave speciale affinché possa funzionare. Ed è giusto che Huawei sia così scrupolosa, perché parliamo di alterare in pratica le app di sistema stesse, aggiungendone di nuove che prima non c’erano proprio.

È questa infatti la grande differenza rispetto a quando altri produttori cinesi permettono l’installazione delle Google App tramite apk dedicati. In quel caso le app di Google sono presenti “dormienti” nel sistema, e vengono in pratica attivate aggiornandole (stiamo semplificando molto, ma il succo è questo). Nei Mate 30, com’è logico aspettarsi, non c’è invece alcuna traccia di applicazioni e servizi Google, che vengono appunto aggiunti attraverso il metodo davvero peculiare descritto sopra.

Detto questo, supponendo che l’analisi di John Wu sia corretta e non ometta qualcosa (che magari gli è involontariamente sfuggito), la stessa esistenza di LZPlay sarebbe in pratica stata autorizzata da Huawei stessa. Per di più chi l’ha creata doveva essere a conoscenza delle “misteriose” API di cui sopra e deve aver firmato documenti legali, autorizzato l’APK ecc. Sarebbe quindi lecito supporre che parliamo di qualcuno “vicino” a Huawei, per non dire di più. Le implicazioni di tutto ciò e la legalità stessa dell’intera vicenda non saremo noi a giudicarle, dato che non abbiamo né i mezzi né le conoscenze per farlo. Solo Huawei tra l’altro sa in prima battuta perché delle API simili siano state create, ma immaginarsi la risposta non è difficile.

Via: 9to5Google
Huawei Mate 30

Huawei Mate 30

  • CPU
    octa 2.86 GHz
  • Display
    6,62" FHD+ / 1080 x 2340 px
  • RAM
    6 GB
  • Frontale
    24 Mpx ƒ/2.0
  • Fotocamera
    40 Mpx ƒ/1.8
  • Batteria
    4200 mAh
Huawei Mate 30 Pro

Huawei Mate 30 Pro

8.0

  • CPU
    octa 2.86 GHz
  • Display
    6,53" 1176 x 2400 px
  • RAM
    8 GB
  • Frontale
    32 Mpx ƒ/2.0
  • Fotocamera
    40 Mpx ƒ/1.6
  • Batteria
    4500 mAh
Huawei Mate 30 Pro 5G

Huawei Mate 30 Pro 5G

  • CPU
    octa 2.86 GHz
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    6,53" 1176 x 2400 px
  • RAM
    8 GB
  • Frontale
    32 Mpx ƒ/2.0
  • Fotocamera
    40 Mpx ƒ/1.6
  • Batteria
    4500 mAh