Samsung pensa allo smartphone che “vede dentro” gli oggetti: può rivoluzionare l’uso che ne facciamo? (foto)

Vincenzo Ronca

Samsung è un produttore che agisce a 360° nel mondo della tecnologia ed uno degli aspetti in cui è maggiormente attivo è sicuramente quello dei dispositivi mobili. La sua innovazione proviene parte essenzialmente dai brevetti che deposita, ed a tal proposito oggi parliamo di una delle ultime trovate tecnologiche che potrebbe concretizzare nei suoi prossimi smartphone.

Tutto nasce da un brevetto depositato, e pubblicato lo scorso 26 settembre, dal produttore sudcoreano presso il UPSTO statunitense e l’OMPI: il documento attesta che Samsung ha ideato tecnologicamente uno smartphone con spettrometro ad infrarossi integrato. Uno spettrometro è, a grandi linee, un dispositivo che permette di valutare la natura del materiale costitutivo degli oggetti che analizza: ad esempio potrebbe stimare la quantità di zuccheri in un frutto, stimare l’idratazione della pelle o stabilire il livello di ossigeno nel nostro sangue.

LEGGI ANCHE: OnePlus 7T, la recensione

La spettrometria non è magia e si basa su un principio chimico-fisico: lo spettrometro emette una radiazione luminosa verso un oggetto, il quale in base alla sua conformazione chimica e fisica assorbe in un certo modo la suddetta variazione. L’oggetto, o meglio il materiale che lo costituisce, può riflettere o assorbire parte della radiazione fornendo all’osservatore una sorta di “impronta digitale” facilmente riconoscibile.

Samsung ha pensato all’integrazione di un dispositivo del genere in uno smartphone: lo schema a blocchi riportato nel brevetto chiarisce che la sorgente della radiazione luminosa corrisponderebbe a due LED attivati dal relativo fotodiodo, accoppiati a due detettori in grado di rilevare la porzione di radiazione luminosa riflessa. Valutando, via software, la porzione di radiazione riflessa sarà possibile stimare i parametri fisici e chimici dell’oggetto inquadrato, arrivando ove possibile anche a determinarne la natura.

Quanto sarebbe utile un sensore del genere in uno smartphone? Sicuramente sarebbe un importante passo in avanti in termini di monitoraggio dell’attività fisica, oltre che un valido strumento per valutare il cibo che stiamo per mangiare. D’altro canto l’accuratezza dello strumento giocherà un ruolo fondamentale: si tratta di una tecnica di spettrometria basata sulla sola riflessione della radiazione e, in alcuni casi, potrebbe risultare inadeguata perché non considera la porzione rifratta.

In ogni caso, non si tratterebbe di una prima volta per uno smartphone: l’azienda cinese Changhong nel 2017 presentò al CES di Las Vegas uno smartphone con spettrometro integrato ed una startup egiziana ha già prodotto degli spettrometri piccoli abbastanza da essere integrati in dispositivi mobili.

Difficile dire al momento se e quando Samsung vorrà usare questo nuovo e visionario brevetto. Ancora più difficile dire se vorrà usarlo nello sviluppo del suo prossimo top di gamma, il Galaxy S11 che probabilmente vedremo ad inizio 2020. Per maggiori informazioni sul brevetto, vi suggeriamo di consultare il documento originale disponibile a questo indirizzo.

Via: LetsGoDigital