Milioni di utenti hanno scaricato malware dal Play Store: rimosse le 25 app incriminate

Vincenzo Ronca Intanto Google sta investigando su uno dei maggiori sviluppatori di app Android cinesi.

Il Play Store di Google è il teatro dove prendono posto un numero enorme di app dai diversi angoli del mondo e, data la loro grande numerosità, è fisiologico che ad intervalli regolari emergano criticità di sicurezza con alcune di loro.

È proprio questo il caso di quanto emerso dall’ultima ricerca svolta da Symantec Threat Intelligence, la quale ha segnalato a Google la presenza sul suo store di almeno 25 app corrispondenti a malware sviluppati particolarmente bene per non essere scovati facilmente e non essere rilevati dai comuni antivirus disponibili per Android. Le app in questione riguardano essenzialmente le tematiche della fotografia e della moda e sono state scaricate milioni di volte dagli utenti.

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Il vero scopo delle app incriminate era, successivamente alla loro corretta installazione su smartphone Android, l’apertura incontrollata di annunci pubblicitari per un tempo indefinito in modo da generare un guadagno per gli inserzionisti, a scapito degli utenti e delle performance dei loro dispositivi. Le app malware sono state sviluppate specificatamente per nascondere la provenienza dell’annuncio pubblicitario, in modo che fosse impossibile risalire a quale app lo generasse.

Sulla stessa tematica, BuzzFeed riporta che Google avrebbe rimosso ben 46 app dal suo Play Store tutte sviluppate da iHandy, una tra le maggiori case di sviluppo cinesi nell’ambito di app Android. Tra queste app ve ne sono alcune molto scaricate dagli utenti, in alcuni casi milioni di volte. Al momento rimane oscura la motivazione che ha portato Google a rimuoverle, un portavoce dell’azienda ha risposto a BuzzFeed che iHandy è attualmente sotto investigazione da parte di Google per motivi non specificati.

I vertici di iHandy hanno comunicato di essere in contatto con Google per risolvere la situazione. La vicenda al momento non si può accostare a quanto già accaduto tra Google e Cheetah Mobile, o altre case di sviluppo cinesi. Vi terremo aggiornati sugli eventuali ulteriori sviluppi.

Via: Ars Technica