Ci sarebbe lo zampino di Google dietro il corretto funzionamento delle sue app sulla serie Mate 30

Nicola Ligas

Abbiamo visto un paio di giorni fa che l’installazione delle Google App su Huawei Mate 30 e Mate 30 Pro è letteralmente una passeggiata. Non solo la procedura è semplice, ma è anche estremamente efficace, permettendovi di accedere a tutti i servizi di BigG, anche quelli più sensibili, come ad esempio Google Pay. Ma com’è possibile tutto ciò se Huawei non ha la licenza per i servizi di Google e questi non sono preinstallati nello smartphone. Secondo Mishaal Rahman, caporedattore di XDA, è possibile con la complicità di Google.

Il pagamento con Google Pay in particolare è ciò che desta i maggiori sospetti. Non dovrebbe infatti essere possibile passare la verifica di SafetyNet per uno smartphone che non abbia superato il CTS. Per questo motivo le custom ROM spesso prendono il fingerprint dalla build originale per un dato smartphone, in modo da passare detti controlli.

L’unica spiegazione logica è che Google abbia whitelistato Mate 30 Pro, in modo da fargli passare automaticamente la verifica. Del resto è un suo servizio ed ha anche il diritto di farlo, anche se siamo comunque in un territorio di confine. Se l’ipotesi di Rahman fosse esatta, Google avrebbe deliberatamente concesso alla serie Mate 30 di bypassare le sue stesse impostazioni di sicurezza, al fine di una corretta esecuzione di tutti i suoi servizi. Per di più senza alcun tipo di avviso, come “dispositivo non certificato” o altri warning che rendano palese la cosa all’utente.

Bene insomma dal punto di vista dei potenziali futuri acquirenti di Mate 30, anche se nutriamo dei dubbi su quanto se una situazione così borderline possa andare avanti a lungo nel tempo.  È insomma necessario arrivare ad una qualche soluzione, piuttosto che a degli escamotage, ma del resto è senz’altro in quella direzione che si stanno adoperando sia Huawei che Google.