Huawei si vanta della sua crescita, ma glissa sulle Google App: ne potrà fare a meno? (video)

Nicola Ligas -

All’inizio della conferenza stampa per il lancio di Mate 30 e Mate 30 Pro, il CEO Richard Yu ha snocciolato i numeri del successo di Huawei, che continua ancora adesso a dispetto dei problemi con gli USA, che purtroppo non sembrano ancora conoscere fine.

La crescita di Huawei, di anno in anno, nella prima metà del 2019 è superiore al 249% nel campo PC, smart audio e wearable, come potete vedere dalla slide qui sotto. Anche le vendite di smartphone sono salite, sebbene solo del 26%. Molto probabilmente questa crescita è avvenuta per lo più in patria, compensando anche il calo in Europa e non solo. Tra i modelli di maggiore successo ci sono i top di gamma, con la serie Mate 20 che ha superato i 16 milioni e la famiglia P30 i 17 milioni.

Huawei vuole dimostrare di non essere in crisi, e per ora le percentuali le danno ragione

C’è però un nome per lo più assente durante tutta la presentazione, che è palesemente il proverbiale elefante nella stanza: Google. Il CEO di Huawei non ha mai nominato Android, il sistema operativo che rimane la prima scelta dell’azienda. Non ha citato l’assenza dei servizi di Google, dalla famiglia Mate 30 (e quindi dai futuri smartphone dell’azienda, se le cose non cambieranno), ma sul finire della conferenza ha invece introdotto gli Huawei Mobile Services (HMS), lasciando intendere che la strategia al momento in atto è quella di fare a meno dei Google Mobile Services in toto. Non si è parlato cioè di poterli installare per “vie traverse”, come altri produttori hanno fatto in passato.

A conferma di questo, Yu ha accennato ad un programma di incentivi per gli sviluppatori che saliranno a bordo dei servizi di Huawei, programma nel quale l’azienda ha investito un miliardo di dollari. Ed ovviamente il compenso per gli sviluppatori che pubblichino le proprie app sullo store di Huawei (AppGallery) è superiore a quello del Play Store (85% contro 70% ). Da tutto questo deduciamo anche che HarmonyOS non sia pronto a sbarcare a stretto giro su smartphone, altrimenti sarebbe stato almeno citato come possibile alternativa.

Huawei ha provato invece a rasserenare gli animi con i numeri degli HMS: oltre 390 milioni di utenti attivi al mese, 180 miliardi di download all’anno, diffusi in oltre 170 mercati; ribadendo poi anche come tali servizi siano ben integrati nel sistema operativo e completamente aperti ai contributi di terze parti.

Huawei non vuole (o non può) abbandonare Android e l’ha dimostrato chiaramente

Huawei sta insomma cercando il più possibile di non abbandonare Android, come aveva anche dichiarato l’azienda stessa esplicitamente, e del resto sarebbe questa la scelta più auspicabile. HarmonyOS, come già osservato, ad oggi sembra un’opzione ancora troppo irrealizzabile. Sia chiaro però che adottare gli Huawei Mobile Services al posto dei servizi di Google di per sé non offre alcun vantaggio immediato, anzi; e non risolve il problema dell’assenza di popolarissime app quali Maps, YouTube, Gmail, Chrome, per non parlare del Play Store. Quali sono quindi gli sviluppi futuri nei quali spera Huawei?

Quello che potrebbe succedere è che l’attuale grande popolarità dell’azienda ed il gran numero di dispositivi in circolazione potrebbero spingere molti sviluppatori a pubblicare le proprie applicazioni anche sulla piattaforma di Huawei, che del resto è sempre basata su Android. Ovviamente incoraggiati anche dell’incentivo economico proposto.

Un altro incentivo per gli sviluppatori potrebbe essere l’opportunità di svettare più facilmente tra la folla, grazie alla minore concorrenza, ritrovandosi magari in uno store diventato, contro ogni pronostico, uno dei più appetibili. Huawei potrebbe poi rendere AppGallery molto più centrale e rilevante all’interno dei suoi smartphone, grazie ad un semplice aggiornamento.

Ricordiamo ancora l’insuccesso di Windows Phone, che ha fallito in buona parte anche per assenza di buone app sul suo store, app assenti anche per il poco appeal che la piattaforma aveva, vista la sua scarsa diffusione. Il proverbiale cane che si morde la coda. Huawei parte invece da una posizione di vantaggio rispetto alla Microsoft di allora, godendo di un’ampia user base, e per di più le app non dovrebbero avere bisogno di particolari adattamenti (sempre Android è anche il nuovo Mate 30, per quanto senza servizi Google). Sfruttare gli HMS potrebbe addirittura aiutare le app a funzionare meglio, per quanto ne sappiamo, visto il costante impegno di Huawei per l’ottimizzazione delle performance, sfociato ad esempio nel compilatore ARK.

Il successo dello store di Huawei è meno improbabile di quanto si potrebbe pensare

Questo nuovo lancio potrebbe poi attirare non solo piccoli programmatori ma anche sviluppatori molto popolari. Pensate a Fortnite. Il famosissimo gioco Epic Games è ad oggi installabile solo dall’installer dell’azienda e non dal Play Store, probabilmente proprio per massimizzare i ricavi. Su AppGallery la percentuale per gli sviluppatori è del 85%, decisamente più alta del 70% del Play Store. Ed infine potrebbe esserci anche un immediato ritorno per Huawei, che non solo non pagherà più la licenza a Google ma guadagnerà il 15% sulle app vendute sul suo store. Perché diciamocelo, tutti i produttori di smartphone Android sognano di avere pieno controllo del proprio software e di non dover dipendere da Google (non è un caso se Samsung ha un “gemello” per ogni Google App, o quasi). Ma ovviamente non lo possono dire.

Potrebbe però una prospettiva simile essere sufficiente per non far sentire la mancanza delle app Google? Ad oggi l’unica app veramente non sostituibile è Google Maps. Drive può essere utilizzato come servizio tramite altri client, YouTube funziona più che discretamente tramite browser e gli altri software possono in qualche modo essere rimpiazzati da delle alternative. Non vogliamo dire che questa sia una soluzione che possa andare bene a tutti, ma se pensiamo a quanti utenti utilizzano iPhone senza installare nessun software Google, probabilmente potrebbe funzionare per più persone di quelle che crediamo.

Il senso è che un’alternativa per Huawei che non comprenda altri sistemi operativi o un cambio di paradigma radicale esiste, ed è forse più fattibile di quanto si potrebbe pensare. Però tutti questi ragionamenti, queste deduzioni ed ipotesi le abbiamo fatte noi, mentre ci sarebbe piaciuto che qualcosa di più fosse arrivato dal palco di Monaco. Anche perché, se da una parte il bicchiere può essere visto mezzo pieno, è facile vederlo anche mezzo vuoto, come fatto giusto quest’oggi da Strategy Analytics, che ha definito “un disperato grido d’aiuto” gli incentivi per gli sviluppatori promossi da Huawei.

Ci saremmo aspettati un impegno concreto dal palco di Monaco, non un abile dribbling

La vera cosa che è mancata ieri sul palco quindi è stata proprio questa: una promessa; diretta al pubblico, non ai giornalisti presenti. La promessa che tutto andrà bene, che nonostante le difficoltà (non per colpa sua) i problemi saranno affrontati di petto. Non ci aspettavamo che Yu ci svelasse una qualche soluzione certa alla crisi, ma il totale silenzio in merito alle vicenda USA/Google (salvo pungolature dai giornalisti) non è stato un bel segnale. Anche un semplice “carissimi utenti, stiamo facendo tutto il possibile, per favore continuate a supportarci” sarebbe stato più positivo che evitare di parlarne. Perché purtroppo tutti ne parlano e ne parleranno ancora, e la mancanza di una posizione ufficiale non aiuta a contrastare l’insorgere di mille ipotesi, che creano solo altra confusione ed incertezza negli utenti.

Articolo scritto a quattro mani da Emanuele Cisotti e Nicola Ligas