7 giorni con LG G7 ThinQ: quando il troppo è troppo? (video)

Nicola Ligas -

7 giorni in compagnia di LG G7 ThinQ; 14 per la verità, perché l’ho usato anche per le riprese con Osmo Mobile 3, anche se in quel caso solo come fotocamera appunto. Nonostante tutto questo tempo, sono stato un po’ in difficoltà su cosa raccontarvi. Sì perché da un lato G7 è uno smartphone molto completo e senza evidenti carenze, dall’altro però non mi ha trasmesso qualcosa di così eclatante da imbastirci sopra un gran discorso. E forse il problema è proprio questo.

Il software di LG è zeppo di opzioni (e di EULA: mai accettato così tanti contratti di licenza su un singolo telefono!). Da una parte mi piace smanettare tra tante impostazioni, dall’altro però fatico a trovare l’identità dell’azienda in tutto ciò. Sembra piuttosto che ci sia il desiderio di cercare di accontentare tutti, fornendo più servizi possibile, senza che nessuno di questi sia però particolarmente completo o ispirato.

Del resto, se pensate ai modelli passati di LG, la sua storia è piena di strade percorse a metà. Gli LG Friends, i moduli per G5 che poi sono stati prontamente accantonati. Il secondo schermo di LG V10, che ormai vive solo nel nome “new second screen“, che su G7 indica l’area a fianco del notch, ma nulla più. Fino ad arrivare ai dual-screen odierni, V50 e G8X, che sembrano voler fare un po’ il verso ai foldable, pur non essendo dei veri pieghevoli.

Tutte queste “contaminazioni” si ritrovano poi anche nel software di questo G7, sia con Oreo che con Pie (che per la verità ha cambiato ben poco). Abbiamo Capture+, per prendere appunti sullo schermo (anche senza stylus), la floating bar, ovvero scorciatoie rapide con pallino fluttuante (che avrete già visto in passato in 1.000 salse diverse), lo smart bulletin, un sostituto sulla falsariga del discovery di Google, con contenuti personalizzati sulla base di alcune app di LG; e potrei andare avanti. C’è anche un’opzione per trasformare lo smartphone in un server DLNA, tanto per farvi capire quanto sia completo il software di LG, che a volte però si perde nei dettagli, come nell’app drawer, che se anche ordinato alfabeticamente, poi non memorizza tale impostazione, e mostra le ultime app installate in coda alla lista, indipendentemente dal loro nome.

In mezzo a tutto questo ci sono ottimi spunti sull’audio, con alcuni filtri interessanti per registrare con una qualità superiore alla media (peccato solo che sia mono), e sul video, anche qui con diversi filtri cinematografici, e soprattutto con una modalità manuale ben studiata ed anche relativamente semplice da usare. Tutta l’app della fotocamera in generale lo è, anche più di certi concorrenti. Ecco, forse se LG avesse puntato di più su questo aspetto, anziché sul cercare appunto di accontentare tutti come dicevo prima, G7 sarebbe stato più incisivo.

Io l’ho fatta semplice per ragioni di spazio e di semplificazione, ma la storia dell’azienda è molto più complessa di così, ed è passata anche per una recente ristrutturazione del settore mobile, che di certo avrà influito pesantemente su tante scelte. Speriamo quindi che il futuro di LG riesca a ritrovare quel “carattere” che si è un po’ perso per strada, ma che sono convinto l’azienda coreana ancora abbia.

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