Huawei ci parla del ban: pieghevole alle porte e percezione del brand in crescita

Emanuele Cisotti -

A lato della presentazione del nuovo Huawei Mate 20 X 5G (qui la nostra anteprima), l’azienda cinese si è finalmente sbottonata con la stampa italiana, aggiornandola su una sua posizione ufficiale, ad oggi compito demandato ad una chiara pagina di help.

Ci è voluto un po’ di tempo e sicuramente l’apertura di Trump nei confronti del colosso cinese ha aiutato a distendere gli animi, anche se sicuramente la partita è tutt’altro che conclusa. C’è una data sul calendario: il 19 agosto, ma ci torniamo a breve.

Un po’ di numeri

Huawei fa sapere di avere ottimi dati (in crescita) per quanto riguarda il suo market share, ma gli ultimi numeri condivisi sono quelli di aprile. Subito dopo il ban l’azienda però si è subito attivata per conoscere le conseguenze di questa azione sull’opinione dei suoi acquirenti. Forte probabilmente anche della tenacia dell’azienda, che non ha fermato la sua macchina del marketing e la sua tabella di marcia (basti pensare a Honor 20 Pro, che alla fine è arrivato, nonostante i problemi di certificazione di cui si parlava), Huawei ha ottenuto un feedback in buona parte positivo.

Solo il 36% degli intervistati ha detto di aver rimandato il suo acquisto per il prossimo smartphone Huawei, mentre il 75% ha riconosciuto nel ban una causa geopolitica, in sostanza riconoscendo il peso di Huawei nel mercato globale e dimostrando di comprendere che una causa politica è quella che ha spinto Trump ad attivarsi per il ban (ricordiamo come lo stop alla collaborazione per la creazione degli smartphone sia in sostanza un effetto collaterale e non il primo scopo del ban).

Un dato particolarmente interessante che emerge dal sondaggio è che la reputazione del brand è cresciuta del 14% arrivando a ben il 75% di giudizi positivi e diventando leader del mercato. Si potrebbe quindi semplificare dicendo che il ban ha fatto bene a Huawei e che gli utenti si sono schierati dalla sua parte. Vedremo poi fra qualche mese come si evolverà il tutto in base alla soluzione o meno del blocco dei rapporti fra Huawei e gli stati uniti.

Sistema operativo Huawei

Che Huawei abbia un suo sistema operativo in cantiere non è una novità. Huawei ci dice chiaramente che è dal 2009 che ci sta lavorando e che ovviamente non smetterà di lavorarci, ma che Android in questo momento è l’unico sistema operativo che intende utilizzare sui suoi smartphone.

Aggiornamenti smartphone

Ancora una volta, come già chiarito nelle pagine dell’help, Huawei vuole poi tranquillizzare i suoi utenti. Qualsiasi smartphone in commercio continuerà la sua vita per quanto riguarda gli aggiornamenti (che siano nuove versioni di Android o patch di sicurezza), non perderanno mai l’accesso al Play Store e le app, anche di aziende americane come WhatsApp e Facebook, continueranno a funzionare anche dopo la data del 19 agosto.

Cosa succede il 19 agosto?

Questa è la data per il termine dei 90 giorni di proroga al ban decisi dal Dipartimento del Commercio USA. Dopo questa data si ripristinerebbe il blocco che aveva portato inizialmente a tutta la confusione a cui abbiamo assistito in queste settimane. L’azienda non ci svela il suo piano per il 20 agosto, se il ban dovesse essere ripristinato. Tutto quello a cui l’azienda pensa ora è a continuare a lavorare con Google come partner e a confermare che Android è il suo focus e che dopo il 20 agosto tutti gli smartphone continueranno a funzionare normalmente e a ricevere gli aggiornamenti. Anche quelli ancora invenduti sugli scaffali.

Un pieghevole alle porte

Huawei aveva confermato al MWC 2019 che il suo pieghevole, Mate X, sarebbe arrivato ad inizio autunno. Questo tempo si è accorciato e Huawei Mate X sarà lanciato sul mercato italiano a partire da settembre, anticipando quindi i piani iniziali. Dopo il fallimento del lancio di Samsung Galaxy Fold, questa è sicuramente una scelta coraggiosa e una dichiarazione di forza.