Google e Huawei: cosa succede e le conseguenze del blocco in Italia e non (aggiornato: dichiarazione del Presidente Trump)

Nicola Ligas -

La notizia della settimana riguarda senz’altro Google e Huawei e le conseguenze che le azioni del Governo Trump avranno sugli smartphone dell’azienda (e non solo). Abbiamo già provato alcuni giorni fa a fare chiarezza in merito, ma le notizie si sono da allora accavallate senza sosta, in mezzo a fatti e (per lo più) ipotesi, a volte anche un po’ contraddittorie. Abbiamo quindi realizzato un video riassuntivo per fare un po’ il punto della situazione ad oggi, cercando di vedere la vicenda soprattutto dal punto di vista dell’utente, che si starà giustamente chiedendo cosa succederà al suo smartphone.

Tutto è iniziato con l’inclusione di Huawei, da parte del Governo Trump, nella così detta entity list, in quanto ritenuta azienda pericolosa per la sicurezza nazionale. La minaccia sarebbe costituita dalle infrastrutture di rete 5G di Huawei, ma non solo. Ci sono delle accuse relative all’Iran ed a come avrebbe acquisito tecnologia USA grazie a Huawei, e se ben ricordate la vicenda ZTE gli Stati Uniti prendono molto sul serio queste cose.

La buona notizia è che gli attuali smartphone Huawei ed Honor continueranno infatti a funzionare ed a ricevere patch di sicurezza (Huawei ha parlato di “aggiornamenti di sicurezza”, Google ha invece citato solo la protezione di Play Protect, che è una cosa diversa). I futuri modelli dell’azienda, quelli non ancora disponibili in commercio, potrebbero dover fare a meno del Play Store e dei servizi Google, portando ad un profondo mutamento dell’esperienza utente. In ogni caso, fino al 19 agosto 2019 c’è una sospensione completa del blocco imposto a Huawei, che potrà continuare ad operare come sempre nei prossimi 3 mesi.

Se la situazione non dovesse risolversi, gli scenari per Huawei sono molteplici e di ipotesi ne sono già state formulate moltissime. Dall’utilizzo della distribuzione Android senza servizi di Google che già ora l’azienda utilizza in Cina (ma che probabilmente sarebbe comunque osteggiata dagli USA), ad un nuovo sistema operativo tutto suo e compatibile con le app Android. Il problema diventa anche lo store di applicazioni, non potendo più usare Google Play. È già è stato fatto il nome di Aptoide, uno store alternativo conosciuto più per il suo uso illecito che altro. Ma app del calibro di Facebook, WhatsApp, ed Instagram potrebbero essere legittimamente distribuite in questo modo? Ed i servizi Google? La risposta sa di negativo, ovviamente.

I problemi per Huawei si sono poi moltiplicati col passare dei giorni. Non solo Google infatti, ma altri partner storici hanno preso le distanze dall’azienda cinese. Parliamo di Qualcomm ed ARM su tutti, minando così alla radice il business smartphone di Huawei. E la rimozione di Huawei Matebook X Pro dal Microsoft Store non è certo un buon presagio nemmeno in ambito Windows.

C’è poi un altro aspetto che è quello del 5G. Huawei è infatti uno dei principali fornitori al mondo per lo sviluppo della rete di nuova generazione, ed i problemi con gli USA potrebbero portare facilmente ad un rallentamento generale nell’arrivo del 5G per tutti quegli operatori globali che avessero accordi con Huawei.

E Honor? L’azienda è indipendente, ma comunque di proprietà di Huawei, ed il recente lancio di Honor 20, dove il modello “Pro” era praticamente assente, parla già da solo. La situazione è insomma complessa, e ciò che è di dominio pubblico rappresenta probabilmente solo la punta dell’iceberg. Qui sotto trovate tutte le fonti a cui abbiamo attinto, ma l’argomento è tutt’altro che finito qui e torneremo senz’altro ad aggiornarvi in merito. Al momento predichiamo calma ed attesa, perché la verità è senz’altro più grande di quanto non sappiamo.

Aggiornamento24/05/2019

Alcune recenti dichiarazioni del Presidente Trump (via: The Verge), che trovate in questo video gettano nuova luce sulla vicenda, facendo apparire Huawei come una leva per strappare un accordo commerciale alla Cina; accordo ovviamente favorevole per gli USA. Ecco un estratto delle parole del Presidente americano:

Trump: Huawei is something that’s very dangerous. You look at what they’ve done from a security standpoint, from a military standpoint, it’s very dangerous. So it’s possible that Huawei even would be included in some kind of a trade deal. If we made a deal, I could imagine Huawei being possibly included in some form, some part of a trade deal.

Giornalista: How would that look?

Trump: It would look very good for us.

Giornalista: But the Huawei part, how would you design that.

Trump: Oh it’s too early to say. We’re just very concerned about Huawei from a security standpoint.

Il dubbio che in molti hanno sollevato è infatti evidente: se Huawei rappresentasse davvero una minaccia per la sicurezza, in che modo potrebbe fare parte di un accordo? Non è allora che il grande pericolo paventato sia eccessivo?

Gli fa eco da lontano Ken Hu, Vicepresidente di Huawei, che ha rilasciato la seguente dichiarazione in occasione della  Conferenza sulla Cybersicurezza Nazionale di Potsdam svoltasi il 23 maggio:

Di recente sono state imposte a Huawei alcune restrizioni, basate su accuse infondate, che mirano a ostacolare i nostri rapporti commerciali. Riteniamo fermamente che queste iniziative siano totalmente ingiustificate.

In Europa, circa tre quarti degli utilizzatori di smartphone si affida a un dispositivo basato su Android. Huawei detiene circa il 20% di questo mercato. Pertanto questa decisione può avere gravi ripercussioni sui consumatori e sulle imprese che operano in tutta Europa.

Tutto ciò costituisce un precedente pericoloso. Non solo è in contrasto con i valori della comunità imprenditoriale internazionale e interrompe la catena di approvvigionamento globale, ma ostacola anche la concorrenza leale sul mercato. Inoltre, se non si affrontano insieme queste problematiche, le attuali vicende che sta attraversando Huawei potrebbero coinvolgere qualsiasi altro settore e azienda.

Sono onorato di tenere un discorso nello splendido contesto del campus dell’Università di Potsdam. Quando sono arrivato, mi è stato spiegato che l’università sorge sulle rovine di un sito storico, in quanto nel passato questo spazio era attraversato dal Muro di Berlino. Ciò mi ha ricordato la necessità di non erigere ulteriori barriere perché, come la storia insegna, comportano solo esperienze dolorose. Allo stesso modo, non vogliamo costruire un nuovo muro commerciale, né tantomeno tecnologico. Abbiamo bisogno di collaborare alla realizzazione un ecosistema globale integrato che possa aiutarci a promuovere un’innovazione tecnologica sempre più rapida e una crescita economica solida e sostenibile. In ultima analisi, questo è ciò su cui dobbiamo fare affidamento per assicurare la prosperità della società.

Via: XDA (1), (2), Tom's, The Verge (1), (2), (3), Dday, The Guardian, Reuters (1), (2), Business Insider