E se i dispositivi di domani vi parlassero durante l’unboxing?

Edoardo Carlo Ceretti È ciò che immaginano Dag Kittlaus e Adam Cheyer, papà di Siri e ora a capo dello sviluppo di Bixby per Samsung, per iniziare a creare dal primo momento una connessione emotiva fra gli utenti e i loro nuovi dispositivi tech.

Bixby – l’assistente vocale animato dall’intelligenza artificiale di Samsung – è ormai realtà da anni, ma il suo impatto sul mercato è stato a dir poco balbettante, soprattutto alla luce del confronto con altri rivali del calibro di Google Assistant, Amazon Alexa e Microsoft Cortana, decisamente più avanti nello sviluppo. Il gigante coreano è dunque alacremente al lavoro per migliorare la sua creatura, servendosi anche di Dag Kittlaus e Adam Cheyer, i due padri di Siri – l’assistente vocale di Apple.

Nel 2019 arriverà la versione 3.0 di Bixby, che si arricchirà di nuove lingue (italiano compreso) e che potrebbe debuttare insieme all’attesissimo primo smartphone pieghevole di Samsung. La visione di Kittlaus però è proiettata già oltre, in un futuro prossimo in cui l’esperienza dell’unboxing non sarà soltanto un semplice spacchettamento di un nuovo dispositivo, ma sarà anche un momento per stabilire una connessione emotiva con il nuovo prodotto.

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Kittlaus infatti immagina che, in futuro, i nuovi dispositivi saranno capaci di rivolgersi al loro nuovo proprietario con cognizione di causa non appena riceveranno l’alimentazione e saranno stati collegati ad un account, in modo da conoscere immediatamente il background dell’utente, parlargli chiamandolo per nome e fornendogli informazioni preliminari sul proprio funzionamento.

Non a caso, Samsung ha intenzione di rendere smart tutti i suoi prodotti elettronici (non solo smartphone e tablet, ma anche TV ed elettrodomestici vari) entro il 2020, dunque uno scenario di questo tipo potrebbe davvero diventare realtà. Sono infatti stati fatti studi secondo cui l’apprezzamento degli utenti verso i prodotti tech cresce se questi possiedono un tocco umano in più, per instaurare appunto una relazione emotiva. Per approfondire le idee di Dag Kittlaus, scaturite da uno scambio di vedute con Spike Jonze (regista del film Her), vi rimandiamo all’articolo di VentureBeat.