Google Fotocamera non ha più segreti: Night Sight, Super Res Zoom e altre funzioni esclusive o meno (foto e download apk)

Nicola Ligas - La nostra intervista ad Isaac Reynolds, Product Manager della fotocamera dei Pixel

Isaac Reynolds è un ragazzo di 26 anni che lavora per Google già da oltre 4 anni, e che si è occupato della fotocamera dei Pixel sin dal primo modello. Un veterano quindi, nonostante la giovane età, che ad oggi è Product Manager proprio della Google Camera, e con il quale abbiamo volentieri trascorso una mezz’ora a chiacchierare di Night Sight (Foto Notturna), e più in generale della computational photography dell’azienda di Mountain View. Ne sono venuti fuori tanti spunti interessanti sull’approccio di Google alla fotografia da smartphone, e non solo, che ci hanno aiutato a capire meglio la visione dell’azienda.

Download

Partiamo dalle cose basilari: volete provare Foto Notturna sul vostro Pixel 2 o Pixel 3? Scaricate allora la nuova versione della Google Fotocamera, disponibile sul Play Store (rollout lento) o direttamente via apk (per installarlo seguite questa semplice guida).

Nel momento in cui leggerete questo articolo, Pixel 2 e Pixel 3 avranno appena iniziato a ricevere Night Sight, tramite aggiornamento dell’app della fotocamera. Potrebbe volerci qualche giorno prima che il rollout sia completo, ma in ogni caso tutti i Pixel di prima e seconda generazione la riceveranno.

Foto Notturna

Si tratta di una funzione a suo modo rivoluzionaria, che permette di scattare foto in condizioni di luce proibitive. Dedicheremo un articolo a parte all’analisi di questo tipo di foto, quindi adesso non ci dilungheremo tanto sulla loro qualità, quanto sulla genesi e sulle difficoltà che Foto Notturna ha dovuto superare.

Quando la luce ambientale scende sotto una certa soglia infatti, i problemi nel cercare di catturare una foto fedele si moltiplicano. Iniziamo dalla resa dei colori e dal bilanciamento del bianco. Se c’è poca luce, come fa la fotocamera a decidere come colorare correttamente gli oggetti nella scena? Google ha risolto il problema applicando il riconoscimento degli oggetti alla scena. In modo puramente intuitivo, se so cos’è quello che sto fotografando, posso anche capire meglio come colorarlo.

Dirlo è più facile che farlo, se pensate che anche l’occhio umano “si è arreso”, ed infatti quando la luce è scarsa noi vediamo in bianco e nero. In base alle prove che abbiamo effettuato però, questa è una delle cose che riescono meglio a Night Sight, che anche laddove non va a migliorare troppo la foto in termini di illuminazione lo fa in relazione al colore. I due esempi qui sotto rendono bene l’idea di quanto i colori riprodotti in modalità Foto Notturna siano più veritieri.

Un altro grande problema è la messa a fuoco. Se la scena è troppo buia, come fai a metterla a fuoco? La soluzione banale consiste nel mettere all’infinito la messa a fuoco, che di per sé risolve la maggior parte delle situazioni. Il punto è che la fotocamera deve “sapere” di doversi comportare un questo modo in certe situazioni, oppure potrebbe non scattare nemmeno, non riuscendo a mettere a fuoco.

Night Sight è insomma una sorta di evoluzione dell’HDR+, applicato però allo specifico caso delle foto in condizioni di scarsa illuminazione. L’ordinario HDR+ ha infatti altri vincoli ed ottimizzazioni, come lo zero shutter lag, che non valgono per Foto Notturna, che invece vuole che teniate fermo per un po’ il telefono, fino a 5 secondi, in modo da catturare numerose pose della stessa scena.

I Pixel 3 possono salvare fino a 15 frame della stessa scena (più movimento c’è, più frame ci saranno; meno movimento = meno frame ma con esposizione più lunga) mentre i modelli di precedente generazione hanno maggiori limiti hardware (il chip Visual Core dei Pixel 3 in particolare è diverso da quello dei Pixel 2)

Questi frame, con vari livelli di esposizione, vengono poi uniti in un’unica immagine (exposure stacking), conservando però solo i frame che coincidono, senza alcuna perdita di qualità, e senza ridurre il campo dell’inquadratura. La tecnica di fusione usata è diversa tra i Pixel 3 ed i precedenti modelli. Nei secondi vengono in pratica processati con l’HDR+, nei primi in modo più simile al SuperRes Zoom, con immagini che dovrebbero quindi produrre un maggiore dettaglio. Indipendentemente dal Pixel usato, per tutte le ragioni esposte qui sopra, Night Sight non è efficace con soggetti in movimento, anche lieve, come potete apprezzare dai due scatti qui sotto.

Foto Notturna tiene inoltre conto tutta una serie di altre problematiche, come ad esempio le alte luci, che negli scatti ad esposizione lunga rischiano di risultare bruciate, rovinando anche il contorno della scena. Google ha infatti ottimizzato Night Sight per una serie di scenari tipici, come concerti, paesaggi cittadini notturni ed anche le foto al firmamento, che con uno smartphone sono solitamente una cosa impensabile.

Non è sempre facile in realtà scegliere quando utilizzare il normale HDR+ e quando passare invece a Foto Notturna, soprattutto nelle situazioni “di confine”, ma in molti casi è la fotocamera stessa a suggerirvi di usare Night Sight, quando si accorge che la scena è troppo scura.

Super Res Zoom

Super Res Zoom è per certi versi l’escamotage che Google ha escogitato per non mettere un secondo sensore sul retro dei Pixel 3. Secondo i sondaggi condotti dall’azienda, agli utenti le dual-camera non interessano di per sé; la gente semmai vuole poter zoomare sul soggetto senza perdere troppa qualità, e questo è proprio ciò che consente di fare Super Res Zoom. Sebbene un sensore dedicato potrebbe farlo meglio.

Aggiungere una seconda fotocamera avrebbe però comportato costi maggiori e magari ulteriori compromessi, ad esempio sulla batteria o su altri componenti interni. (O almeno questa è la motivazione dataci da Google – NdR.) Per lo stesso motivo, una fotocamera grandangolare non è stata inserita sul retro dei Pixel 3; anche perché quella presente è già abbastanza wide, ed alla gente non occorre di più. Lo stesso discorso non vale per i selfie, dove le distanze sono solitamente inferiori e c’è bisogno di un campo di ripresa più ampio per abbracciare l’interno gruppo. (Di nuovo: ambasciator non porta pena – NdR.)

Top Shot

Top Shot è un’esclusiva dei Pixel 3, che rimarrà tale, in quanto sfrutta alcune caratteristiche del nuovo chip Visual Core presente solo sui Pixel 3. Qualche giorno fa era comparso su XDA un articolo che lasciava intendere il contrario, ma non illudetevi: quella che potete avere sui precedenti Pixel è solo una selezione dalle foto in movimento, e non il vero Top Shot.

Per chi non avesse familiarità con questa funzione, si tratta in pratica di un burst di foto dalle quali l’IA di Google selezionerà automaticamente la migliore, lasciando comunque all’utente la possibilità di poter cambiare scelta.

Controlli Manuali

Come forse avrete intuito, per quanto lo stesso Reynolds abbia commentato con un classico “mai dire mai“, i controlli manuali per ISO, tempi, bilanciamento e altro non sono previsti per la Google Fotocamera. Il suo scopo è invece quello di semplificare al massimo l’esperienza utente, e la modalità Pro è l’esatto opposto. L’eventuale file RAW in DNG che la Google Fotocamera genera è già ricco di ogni informazione, che il fotografo professionista saprà come sfruttare in post-elaborazione.

Video a 60 fps su Pixel 3 e codec HEVC

C’è una differenza nella registrazione video tra Pixel 2 e Pixel 3 che non va del tutto a vantaggio di questi ultimi, almeno secondo noi. Nei video in 1080p, sui Pixel 3 è solo possibile scegliere tra framerate automatico ed a 30 fps; non è cioè possibile forzare la registrazione video in full HD a 60 fps. La motivazione di Google è sempre legata alla semplicità. All’utente medio non interessano i frame al secondo, vuole solo buoni video. E così da una parte c’è l’opzione automatica, che alza il frame rate quando c’è molta luce e lo riduce con illuminazione scarsa, e dall’altra c’è l’opzione per forzare i 30 fps, che assicurano comunque la migliore resa e compatibilità. Sui Pixel 2 invece abbiamo due opzioni molto più dirette: 30 o 60 fps, ma niente automatismo.

Se da una parte la motivazione di Google può valere per l’utente medio, dall’altra è un peccato non poter forzare i 60 frame al secondo, dei quali la fotocamera è capace. La soluzione è ricorrere ad app di terze parti, perdendo però la “leggendaria” stabilizzazione della Google Fotocamera. E non occorre essere certo videomaker professionisti per volere dei video in full HD il più fluidi possibile, no?

Sempre a proposito dei video, sui Pixel 3 c’è anche un’opzione per utilizzare il codec H.265/HEVC, famoso per la sua qualità e per l’alto livello di compressione. Tale opzione non arriverà però sui precedenti Pixel, che rimarranno col vecchio codec H.264, sempre a causa di limiti hardware.