GPU Turbo non funziona come (probabilmente) pensavate: è geniale, ma per ora supporta solo 2 giochi

Nicola Ligas

Dopo aver analizzato i benchmark dei dispositivi Huawei, ed aver riscontrato delle anomalie, AnandTech ha preso in esame anche un’altro aspetto: GPU Turbo, la nuova tecnologia software di Huawei, che promette il 60% di prestazioni in più, con il 30% di consumi in meno. Sono percentuali senz’altro importanti, ma senza dei dati più precisi restano numeri privi di contesto, ed è questo che hanno provato a fare i redattori di AnandTech: capire come funzioni davvero GPU Turbo, e cosa faccia concretamente per raggiungere questi valori. Se li raggiunge.

Chiariamo subito una cosa, onde evitare facili conclusioni: GPU Turbo non è solo marketing. È una soluzione reale per cercare di arginare i punti deboli, dal punto di vista grafico, dell’attuale generazione di chipset Kirin, in particolare nel paragone con le GPU Adreno presenti sugli Snapdragon.

Le percentuali di cui sopra però sono basate su un confronto viziato, in particolare tra Kirin 970 con GPU Turbo e Kirin 960 senza GPU Turbo. In questo modo si mescolano le migliorie dovute a GPU Turbo stessa, con il normale aumento di performance atteso nel chip più recente. Durante l’annuncio del Kirin 980, lo stesso CEO di Huawei, Richard Yu, ha diffuso una slide già più realistica, che riportiamo qui sotto, dove sul nuovo SoC si può notare un aumento di frame rate minimo ed un calo dei consumi inferiore al 5%.

Ma quindi cosa fa GPU Turbo? In breve, cerca di migliorare la predizione del carico di lavoro, grazie all’intelligenza artificiale. Avere una NPU aiuta quindi, ma non è comunque un prerequisito vincolante. Come spiega meglio il grafico qui sotto, una corretta predizione aiuta la redistribuzione delle risorse, potendo quindi portare sia ad un’esperienza di gioco più fluida, col massimo della potenza allocato al momento giusto, che ad un risparmio energetico, con meno risorse occupate nei momenti di carico più basso. Di per sé è quindi un’idea brillante, le cui applicazioni future potrebbero andare ben al di là di quelle odierne, al punto che anche AnandTech ne auspica un impiego in ambito PC. C’è però un problema: il tempo di training e l’ottimizzazione per-device.

Non esiste infatti uno schema unico da applicare a qualsiasi gioco per avere la predizione corretta di cui sopra. La rete neurale va addestrata su ogni singolo titolo, per di più su ciascun dispositivo, date le differenze hardware e termiche tra uno e l’altro.

La prima versione di GPU Turbo supporta infatti solo PUBG e Mobile Legends: Bang Bang. La seconda versione, che arriverà con i Mate 20, aggiungerà titoli quali NBA 2K18, Rules of Survival, Arena of Valor e Vainglory, ed altri potrebbero senz’altro essere aggiunti nel frattempo. Il succo è che non basta avere GPU Turbo sul proprio smartphone affinché questa tecnologia funzioni con qualsiasi gioco a prescindere.

Per questo motivo, gli attuali benefici di GPU Turbo sono piuttosto irrisori sugli smartphone dell’attuale generazione, e per quanto Huawei si sia impegnata ad aggiornarne un gran numero, i veri bonus arriveranno solo col tempo ed in particolare sui nuovi modelli con Kirin 980. Siamo quindi appena all’inizio di un percorso che potrebbe senz’altro essere virtuoso, ma il cui lancio è stato probabilmente poco chiaro per gli occhi dell’utente comune.

Per capire quanto sia stato difficile arrivare a queste prime conclusioni, vi invitiamo a leggere il dettagliato articolo di AnandTech: ci vorrà del tempo, ma anche questo testimonia la complessità e la valenza dell’analisi.