Pixel 2 XL è stato il mio riferimento fotografico. Fino ad ora. (opinione)

Emanuele Cisotti -

Non è un segreto che sulla fascia dei top di gamma molta della battaglia si giochi ormai sul comparto fotografico. In un mondo in cui ormai quasi ogni top di gamma riesce a svolgere egregiamente il compito di un top di gamma (ovvero social, navigazione, gaming, ecc…) e che molti di questi sono realizzati in vetro e metallo e sono dotati di bellissimi display, non rimane molto altro che alzare l’asticella sulla fotocamera, laddove la rivoluzione nel campo dell’autonomia sia ancora lontana.

Ed è così quindi che negli ultimi 12 mesi (e anche di più) tutte le aziende hanno voluto dimostrare di avere qualcosa di più da offrire in questo campo. Fino allo scorso anno l’azienda che più aveva alzato il riferimento nel campo fotografico era stata Samsung, con i suoi Galaxy S8 e Note 8. Dopodiché era arrivata Google che, dopo aver già fatto bene con i suoi primi Pixel, ha voluto lasciare la concorrenza decisamente più indietro, offrendo uno smartphone con singola fotocamera, laddove ormai tutti si stavano spingendo già da tempo sulla doppia fotocamera.

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Il motivo era chiaro: dimostrare che Google, un’azienda che sviluppa soprattutto software, può essere meglio di tutti gli altri senza dover includere un secondo sensore, come a voler smascherare questa idea come una bufala. E nell’ultimo anno questo concetto ha più o meno funzionato. Dentro ad un Pixel 2 XL non perfetto ma di qualità, ho trovato una fotocamera che mi sono sempre portato dietro sino ad oggi. La sua tecnologia, in buona parte software, mi ha sempre permesso di fare scatti nitidissimi e con ottimi colori. Per certi versi il mio benchmark è diventata la mia gatta che in ambienti non sempre perfettamente illuminati e con il suo fitto pelo è sempre stata uno dei miei soggetti preferiti. E questo sino ad oggi. Di quello che succederà a breve torneremo a parlarne fra un attimo.

Vediamo prima però cosa è successo nell’ultimo anno. Abbiamo già nominato Google, ma avevamo anche già nominato Samsung. L’azienda coreana sotto molti aspetti quest’anno ha puntato all’affinamento, tenendosi probabilmente le sue carte più grosse per il prossimo anno. Gli ottimi Galaxy S9 e Note 9 hanno mantenuto altissimo il livello da leader, introducendo l’apertura variabile nelle sue fotocamere. Dire che questo possa aver portato stravolgimenti sarebbe falso, ma è indubbio che abbia quantomeno dimostrato che in quanto a ingegnerizzazione l’azienda sia un passo avanti.

E poi c’è stata Huawei che, ammettiamolo, un po’ a sorpresa, ha stupito tutti con la fotocamera di Huawei P20 e sopratutto di P20 Pro. DxOMark lo ha incoronato nella prima posizione e ancora rimane imbattuto. Io sono sempre stato dell’idea che i numeri ed i benchmark non siano tutto e che, sopratutto nelle fotocamere quello che importa di più è l’esperienza finale, ma rimane il fatto che P20 Pro abbia portato in campo qualcosa di davvero nuovo e mai visto prima. Prima di tutto una tripla fotocamera, che ha permesso di mantenere le peculiarità dei predecessori introducendo anche uno zoom 3X (unico nel mondo smartphone). E poi la modalità notturna. Questa modalità è stato qualcosa di veramente nuovo e che permette di scattare foto a mano libera di notte catturando molta luce e senza bruciare nessuna zona della scena. Una magia che aiuta a superare in modo molto furbo i limiti dei minuscoli sensori degli smartphone. Se poi ci mettiamo dentro il fatto che il sensore principale sia da 40 megapixel si capisce che Huawei ha davvero voluto dare una scossa a questo ambiente.

E se tre fotocamere vi sembravano troppe prepariamoci a quello che sta per arrivare. Sembra che potrebbe essere Nokia la prima a spingersi oltre. Certo 5 fotocamere potrebbero farvi sorridere, ma la verità è che l’utilizzo di un approccio simile potrebbe aggirare il limite del pochissimo spazio a disposizione all’interno dello smartphone. In questo modo si possono montare sensori e lenti diverse in base al tipo di foto che si vuole scattare. Che poi questo possa far lievitare il prezzo dello smartphone è un rischio concreto.

E sebbene Nokia ad oggi non abbia ancora brillato per quanto riguarda il comparto fotografico, potrebbe farlo a breve. Può però valer la pena di tornare sui brand già citati. Se per me Pixel 2 XL è stato il benchmark per la pura qualità fotografica è indubbio che qualcosa stia per cambiare. Prima di tutto perché Pixel 3 XL è alle porte e aspettarsi un miglioramento è ovviamente il minimo. E non dimentichiamoci poi che il 16 ottobre è il giorno di Mate 20 Pro. E se pensiamo al balzo in avanti fatto con il P20 Pro non possiamo che avere l’acquolina in bocca.

Scopriremo poi sempre molto presto se l’approccio a singola fotocamera basterà ancora per un altro anno per Google. Il suo software potrà colmare l’assenza di lenti grandangolari o zoom? Quando recensisco un telefono tengo conto di tantissimi aspetti e cerco di superare l’idea che ho io personalmente della fotografia da smartphone, pensando più in grande a quali sono i casi d’uso più comuni e più diffusi, ma non solo. Voglio però cogliere l’occasione per lasciarvi rispondere nei commenti ad una domanda: quale compito deve svolgere per voi la fotocamera del vostro smartphone? Quali sono le caratteristiche più rilevanti che deve avere (hardware o software) e cosa vi aspettate dalla fotografia su smartphone nel prossimo futuro?

Huawei P20 Pro