Cosa sta succedendo tra Huawei, AnandTech e 3D Mark

Nicola Ligas -

Qualche giorno fa, AnandTech ha pubblicato una lunga ed attenta analisi di alcuni recenti smartphone Huawei ed Honor, giungendo alla conclusione che l’azienda avesse barato in alcuni benchmark. Anandtech ha poi contattato Huawei in merito, e la risposta è giunta per bocca del Dr. Wang Chenglu, Presidente dello sviluppo software di Huawei Consumer Business Group.

Si tratta in realtà di una risposta piuttosto articolata, dove il Dr. Wang ha insistito su come i numeri dei benchmark generalmente non rispecchino l’esperienza utente, e sul fatto che la sua azienda stia cercando da anni ad un modo migliore per esaminare gli smartphone. C’è però una sua frase che più delle altre ha fatto il giro dei titoli degli articoli di mezzo mondo. In relazione ai gaming benchmarking, il Dr. Wang ha infatti affermato: “others do the same testing, get high scores, and Huawei cannot stay silent“, ovvero: se gli altri lo fanno, perché non dovremmo farlo anche noi?

In realtà che “gli altri” lo facciano è in linea generale vero. Più volte negli anni passati abbiamo segnalato simili comportamenti da parte di Samsung e HTC o OnePlus, giusto per dire i primi due nomi che ci vengono in mente. Ciò nonostante, la risposta del Dr. Wang non può comunque definirsi una motivazione valida.

In seguito alla ovvia polemica generatasi in seguito alla pubblicazione dell’articolo di AnandTech, 3DMark ha comunicato giusto ieri di aver effettuato delle verifiche, ed eliminato di conseguenza 3 smartphone Huawei/Honor dal proprio database: Huawei P20 Pro, Huawei Nova 3 ed Honor Play; in base ai test condotti da AnandTech è stato eliminato anche Huawei P20. Ovviamente la cosa non è piaciuta ad Huawei, che ha prontamente contattato gli sviluppatori di 3DMark, e già oggi pare sia stato raggiunto un accordo.

Huawei and UL (creators of 3DMark) have held comprehensive discussions on benchmarking practices this week, and have reached a positive agreement on the next steps in working together.

“In the discussion, Huawei explained that its smartphones use an artificial intelligent resource scheduling mechanism. Because different scenarios have different resource needs, the latest Huawei handsets leverage innovative technologies such as artificial intelligence to optimize resource allocation in a way so that the hardware can demonstrate its capabilities to the fullest extent, while fulfilling user demands across all scenarios.

“UL understands the intent of Huawei’s approach, but is opposed to forcing the use of a “Performance Mode” by default when a benchmarking application is detected by the device. UL rules require a device to run the benchmark as if it were any other application.

“Huawei respects consumers’ right to choose what to do with their devices. Therefore, Huawei will provide users with open access to “Performance Mode” in EMUI 9.0, so that the user can choose when to use the maximum power of their device.

“Huawei and UL have also discussed current common benchmark testing methodologies in general. UL and Huawei would like to participate in an industry movement to develop benchmarking standards that best serve the needs of manufacturers, press, and consumers.

“To prevent confusion around current benchmarking results, after discussion, UL and Huawei have temporarily delisted the benchmark scores of a range of Huawei devices, and will reinstate them after Huawei grants all users of Huawei handsets access to the Performance Mode.”

In breve, gli smartphone Huawei incriminati abilitano automaticamente una così detta “Modalità performance” quando viene rilevato un benchmark in esecuzione; una pratica che abbiamo appunto già visto in passato da parte di altre aziende. Per appianare le cose quindi, Huawei si è impegnata a fornire agli utenti la possibilità di attivare manualmente detta modalità; opzione che arriverà con la EMUI 9.0. Nel momento in questa funzione sarà disponibile, gli smartphone eliminati dai registri di 3DMark verranno reinseriti.

Inoltre, UL e Huawei hanno ribadito che collaboreranno assieme per sviluppare standard di benchmarking che servano al meglio le esigenze di produttori, stampa e consumatori.

Sembra insomma una sorta di happy ending, ma sul fatto che sia davvero la fine dell’argomento “benchmark non realistici”, non ci metteremmo affatto la mano sul fuoco. E non solo in merito a Huawei. Vi invitiamo comunque a leggere con attenzione l’articolo originale di AnandTech, per approfondire l’argomento; mettetevi comodi però, perché sarà una lunga lettura.