Cosa vuole fare Google con Shortwave, l’app sperimentale per i podcast? Una lunga storia in breve (foto)

Roberto Artigiani

Recentemente vi abbiamo riportato la notizia dello sviluppo da parte dell’Area 120 – un incubatore di idee e sperimentazioni creato da Google – di un’app sperimentale dedicata ai podcast. Oggi, grazie ad alcune immagini e mock-up provenienti dal progetto e non pensati per la pubblicazione abbiamo modo di saperne di più sull’argomento.

Il punto di partenza è il problema del sovraccarico di informazioni a cui siamo esposti con Internet. In particolare, trattando di podcast, ci sono migliaia di trasmissioni online tra cui scegliere e per ogni argomento esistono tantissime puntate. Come orientarsi? Come trovare ciò che ci interessa? E soprattutto come trovare il tempo per ascoltare in una vita sempre più frenetica e piena di impegni?

Shortwave vorrebbe essere una risposta a tutte queste domande. Con il motto di “Long story short” – che possiamo tradurre letteralmente come “Una lunga storia in breve” – l’app propone tre categorie di argomento: commedia (Laugh), apprendimento (Learn) e ascolto (Listen). Quest’ultima in particolare dovrebbe raccogliere una selezione curata da degli editor, il che spinge a pensare che le altre due siano effettivamente organizzate da un Intelligenza Artificiale.

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Per rendere il tutto più fruibile i podcast verrebbero tagliati e riassunti in durate inferiori ai 10 minuti, così da poter essere ascoltati in qualsiasi momento, anche durante brevi pause. Tutto ciò rappresenterebbe “the next wave”, la prossima tappa dell’evoluzione nella fruizione dei podcast.

Lo scopo dell’Area 120 in fondo è quello di proporre idee geniali, perfino folli, e portarle a compimento come progetti autonomi o come nuove funzioni di strumenti già esistenti. Le immagini riportate qui sotto rappresentano le prime fasi di elaborazione del progetto e stando alle dichiarazioni di Google, andrebbero considerate come semplici esplorazioni e non rappresenterebbero lo stato attuale di Shortwave.

In ogni caso è confermato che BigG è al lavoro sulla fruizione dei podcast e sembra che non sarà collegata a nessun prodotto già esistente. È un po’ che si parla di innovazioni che potrebbero diventare realtà come i sottotitoli automatici nei podcast, la possibilità che le trascrizioni delle trasmissioni vengano comprese nelle ricerche o la traduzione simultanea degli episodi in altre lingue. Ma in fondo potrebbe anche non realizzarsi niente di tutto ciò o magari proprio niente di niente. Con Google è impossibile prevederlo.

Via: 9 To 5 Google