Google rimuove dal Play Store app “maliziose”, ingannevoli o per il mining di criptovalute

Roberto Artigiani

Google rivede regolarmente le policy del Play Store per far sì che i suoi servizi rimangano affidabili e sicuri per gli utenti. A volte vengono incorporate delle regole desunte da esperienze negative, mentre in altri casi si tratta più semplicemente di prese di posizione su determinati aspetti.

Da questo punto di vista l’ultima revisione tocca diversi temi e comporta una bella piazza pulita di app considerate ingannevoli, con contenuti potenzialmente pericolosi per la salute pubblica o per il corretto funzionamento dei dispositivi su cui girano. Ma vediamo in dettaglio le novità.

Prima di tutto a seguito del noto “Elsagate” – la controversia nata dal fatto che alcuni video per adulti contenenti personaggi da storie per bambini venivano suggeriti a questi ultimi su YouTube – tutte le app mirate a bambini ma contenenti tematiche per adulti sono state rimosse dal Play Store, che si tratti di giochi o di altre applicazioni.

Un’altra categoria di app rimosse riguarda tutte quelle che permettono il mining di criptovalute anche se rimangono disponibili le applicazioni che permettono di gestire in remoto l’operazione. La decisione arriva dopo che estensioni con lo stesso scopo erano state eliminate dal Chrome Web Store all’inizio dell’anno.

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Google ha deciso di togliere di mezzo anche tutte quelle applicazioni che facilitano la vendita o la costruzione di armi, esplosivi, proiettili e simili. Quindi sul Play Store non troverete più servizi che spiegano e mostrano come assemblare armi da fuoco e accessori o come convertire un’arma in semi-automatica o automatica.

Sono parte della revisione anche tutte quelle applicazioni considerate “ripetitive” o “seriali” e sono descritte come cloni che propongono esperienze utente e contenuti molto simili. Magari potrebbero essere state create da wizard, servizi automatizzati o fondamentalmente basate su template.

Infine Google ha voluto eliminare anche tutte quelle app il cui scopo primario è proporre annunci pubblicitari (cioè zeppe di pubblicità che appare a ogni tap) e quelle che ingannano intenzionalmente l’utente (ossia che fingono di appartenere a un creatore o organizzazione) che potremmo più semplicemente chiamare truffaldine.

Via: Android PoliceFonte: Google