Questo “libro mastro” con tutti i nostri dati immaginato da Google è abbastanza inquietante e non troppo ucronico

Nicola Ligas Ma per fortuna "non è correlato ad alcun prodotto attuale né futuro"

The Verge ha pubblicato un interessante video risalente al 2016, realizzato da Nick Foster, designer capo di X (ex “Google X“), la divisione dell’azienda dedita ai progetti più avveniristici.

Il filmato, che è una sorta di short movie, immagina un “ledger”, un libro mastro che sia come una raccolta in continua evoluzione di chi siamo. Parliamo di informazioni raccolte da tutti i nostri dispositivi, e non solo di cose banali quali posizione ed attività, ma anche di “azioni, decisioni, preferenze, movimenti, relazioni“.

Nel video viene quindi immaginata un’app, chiamata “Resolutions from Google”, propositi da Google, che suggerisce consigli utili, relativi all’alimentazione, agli stili di vita, ecc. Tutte cose che in fondo già troviamo oggigiorno in alcune app. Ma è qui che la cosa va oltre, perché ad un certo punto il ledger si accorge che gli mancano dei dati sull’utente, e cerca di colmarli in ogni modo. Nell’esempio si parla del peso, quindi prima cerca di trovare una bilancia, ma non riuscendoci vuole realizzarne una su misura con la stampa 3D; e non una qualsiasi, ma una bilancia che corrisponda ai dati, al gusto ed alla sensibilità estetica dell’utente, in accordo con quanto il ledger abbia raccolto fino ad allora.

Una sorta di assistente-invadente, che sia attivo/proattivo, ma soprattutto collettivo. Google immagina infatti che i dati dei vecchi ledger vengano confrontati con quelli nuovi, per meglio indirizzare gli utenti nel futuro. Una sorta di evoluzione di questa “coscienza collettiva“, allo scopo di avere predizioni sempre più accurate sulle decisioni ed i comportamenti futuri degli utenti.

Tra le motivazioni di questa massiccia raccolta di dati collettivi c’è la comprensione di problemi complessi, come la “depressione, la salute, la povertà”, ed il video si chiude puntualizzando come le future generazioni e l’intero genere umano potrebbero beneficiarne.

Il video sembra preso in prestito da un episodio di Black Mirror, ed è l’azienda stessa ad esserne cosciente, come dichiarato da un portavoce di Google a The Verge:

Siamo coscienti del fatto che [il video] sia inquietante, dato che è stato pensato per esserlo. Si tratta di un esperimento-ragionato dal Design team qualche anno fa, che usa una tecnica chiamata ‘speculative design’ per esaminare idee e concetti “scomodi”, allo scopo di suscitare discussione e dibattito. Non è correlato ad alcun prodotto attuale né futuro.

Questa descrizione calza in effetti a pennello anche a Black Mirror, rafforzando il nostro paragone. L’idea realizzata da Google è infatti inquietante, ma a dirla tutta non ci sembra nemmeno così ucronica come certi episodi della serie. Ci conforta sapere che l’azienda l’abbia realizzata in modo provocatorio e che non sia legata a progetti reali, eppure non riusciamo a scrollarci un brivido dalla schiena, pensando che magari, in un prossimo futuro, ci arriveremo davvero. Per mano di chi, quando, e come, è tutto un altro discorso, ma il problema della tutela (vedi Cambridge Analytica) e dell’utilizzo dei dati personali è lungi dall’essere risolto. Il video in questione purtroppo non è stato pubblicato su YouTube, ma è disponibile a questo indirizzo.