Addio Allo, benvenuta “Chat”: la rivoluzione della messaggistica di Google passerà per l’evoluzione degli SMS

Nicola Ligas - Lo sviluppo di Allo è "in pausa" a favore della spinta su RCS, gli SMS del nuovo millennio.

Google si prepara a (cercare di) rivoluzionare la messaggistica su Android, ancora una volta. Ma questa volta le cose sono diverse, sotto molti punti di vista, ed è per questo che potrebbe essere la fatidica “volta buona”; o un (altro) colossale fiasco. A riportare questa novità in esclusiva è The Verge, in un lungo articolo nel quale chiama apertamente in causa vari dirigenti di Google, senza quindi lasciare alcun dubbio sulla legittimità di quanto riportato.

Anziché gettare nella mischia una nuova app, Google punterà tutto sull’evoluzione degli SMS, ovvero RCS (Rich Communication Services), il protocollo che BigG sta da anni cercando di convincere tutti gli operatori del globo a supportare. Questa nuova tecnologia sarà chiamata semplicemente “Chat”, e Google ci crede a tal punto da aver messo in pausa lo sviluppo di Allo, proprio per allocare più risorse possibile allo sviluppo di Messaggi Android. Quest’ultima è infatti da tempo l’app predefinita per gli SMS sul robottino verde, ed ha già integrato il supporto RCS, pertanto sarà suo il compito di portare in alto la messaggistica di Google.

Chat non è una nuova app, è già questa è una buona notizia

Non una nuova app quindi, ma un nuovo set di funzioni finora impossibili con i tradizionali SMS. Parliamo di chat di gruppo, avviso di consegna dei messaggi, indicatori di scrittura, condivisione di immagini, video, emoji, GIF, sticker ed anche l’immancabile Google Assistant, già integrato nella sfortunata Allo. Inoltre ci sarà anche un client web, che potete scorgere nelle immagini a fine articolo, e che dovrebbe funzionare più o meno come quello di WhatsApp.

Tutto ciò è possibile perché RCS sfrutta la rete dati, quindi avrete bisogno di connettività di rete per utilizzarla, anche se starà ai vari operatori decidere come regolamentare il tutto. Questo anche perché se scriverete un messaggio RCS a qualcuno che non abbia Chat o uno smartphone che lo supporti, il messaggio sarà automaticamente convertito in un normale SMS. E non chiedeteci se gli iPhone supporteranno Chat, perché questo solo Apple lo sa (non dipende certo da Google l’implementazione di un nuovo protocollo in iOS – NDR).

È importante infatti sottolineare che Chat non è un servizio di Google, ma in pratica è fornito dagli operatori. Non si chiama infatti Google Chat, ma semplicemente Chat. Non è una questione sofistica, perché questo sottolinea quali siano le sue basi, e quindi anche i suoi limiti intrinseci. Come gli SMS, Chat non supporta la crittografia end-to-end, ed il traffico scambiato sarà pertanto intercettabile come quello dei tradizionali SMS.

Inoltre c’è da affrontare la questione del supporto. Messaggi Android sarà l’app predefinita, e già lo è in molti smartphone Android (Google stima i suoi utenti attivi in circa 100 milioni al mese), ma non in tutti. Per fortuna anche Samsung supporterà Chat, ma nella sua app nativa, anche se nulla vi vieta di scaricare Messaggi Android dal Play Store. In ogni caso sembra improbabile che sviluppatori di terze parti siano in grado di creare app che supportino RCS.

Infine c’è il problema dell’adozione, che dipende strettamente dagli operatori. La questione non è infatti semplice come rilasciare una nuova app: l’app c’è già, e molto probabilmente l’avete sul vostro telefono (di nuovo: è Messaggi Android). Il problema è che a premere l’interruttore devono essere gli operatori, e non lo faranno mai tutti assieme.

Ci sono però un paio di buone notizie per noi in tutto questo. Anzitutto, per una volta, l’Europa dovrebbe essere in prima linea; probabilmente ancor prima degli stessi USA. Inoltre nell’elenco degli operatori aderenti (vedi immagine qui sopra) sono ben visibili il logo di TIM e Vodafone (ma questo non esclude gli altri). La questione delle tempistiche è però aperta. Google parla di un paio di anni su scala globale, sperando che già entro fine 2018 ci sia una buona copertura, ma come già sottolineato, l’ultima parola non è quella di BigG ma degli operatori, e questo introduce un ulteriore grado di incertezza e frammentazione.

Chiodo scaccia chiodo: l’arma contro la frammentazione sarà la frammentazione stessa?

Sì, frammentazione. Quella che accompagna Android da anni, non solo a livello di distribuzione, ma anche di messaggistica (e non solo). Google sembra però aver capito una cosa importante: che cercare di portare ordine nella confusione non è sempre possibile; non in un colpo solo almeno. Forse, e sottolineiamo forse, la soluzione alla frammentazione della messaggistica potrebbe proprio essere quella di introdurre ulteriore frammentazione (a causa degli operatori) in vista di un obiettivo unitario ed unificatore alla fine. O almeno ce lo auguriamo, altrimenti sarà un fallimento colossale, sia per Google che per gli utenti.

Via: XDAFonte: The Verge