Notch: male necessario o necessariamente un male?

Nicola Ligas - Il Mobile World Congress 2018 ha evidenziato il nascere di una nuova moda. Proviamo però a fare anche un passo più avanti e capire perché sia nata e quanto potrebbe durare.

Il Mobile World Congress appena conclusosi ha palesato agli occhi del mondo un’evidenza che gli addetti ai lavori probabilmente avevano già intuito: il 2018 sarà l’anno dei notch. Cos’è il notch? Quella rientranza, quella “tacca” in alto al display, che serve ad ospitare fotocamera frontale e sensori, per cercare di massimizzare lo spazio riservato al display, che con due “corna” si protende fino ai bordi del telefono. Sì, parliamo ancora una volta di una moda dettata da Apple. Ma è davvero così?

Anzitutto occorre fare una distinzione tra chi vuole davvero imitare iPhone X e chi (finge di) no. Nel primo gruppo annoveriamo un po’ tutti i produttori cinesi minori. Ci vengono in mente Oukitel, Bluboo e l’irriverentissimo Leagoo S9, che mescola come pochi altri elementi della concorrenza, nel modo più sgraziato possibile.

Queste aziende vogliono essere accostate ad Apple perché lo considerano un vanto, tanto che nei loro video promo affiancano spesso gli iPhone ai propri modelli, nel tentativo di fare appello ad una clientela (forse prevalentemente locale), che guardi all’apparenza più che al brand (anche se spesso è proprio l’aspetto di questi smartphone che lascia molto a desiderare).

In ogni caso non ce la sentiamo nemmeno di biasimarli troppo. Chi compra dispositivi di brand simili dovrebbe già sapere a cosa va incontro ed anzi, magari è proprio questo ciò che cerca. Del resto, non notate una certa somiglianza?

Il discorso cambia però quando andiamo a considerare i maggiori produttori Android. Di questi, solo ASUS ha per ora rincorso apertamente iPhone X, senza per altro negare l’evidenza (sebbene durante il lancio degli ZenFone 5 sia stata scelta la poco felice – a parer mio – perifrasi “Fruit Phone X“). ASUS ha proprio spiegato che se vuoi massimizzare lo spazio per il display ed al contempo mantenere la fotocamera frontale in una posizione ormai consolidata (citando proprio Mi MIX come soluzione “sbagliata”), non ci sono alternative. Non ci è stato però spiegato come mai le due fotocamere posteriori di ZenFone 5 ricordino così tanto quelle di iPhone X, ed in questo caso fatichiamo maggiormente a non trovare possibili alternative; ma questo è un altro discorso.

Per rimediare i problemi del notch, basta farlo sparire: ma non è un paradosso?

ASUS però ha avuto una buona intuizione per rimediare ai problemi del notch: allungare ulteriormente il display. La risoluzione degli ZenFone 5 è infatti di 1.080 x 2.246 pixel, circa 18,72:9 contro i canonici 18:9 (1.080 x 2.160 pixel). Questo significa che le app come YouTube, quando eseguite in full screen, possono ignorare del tutto lo spazio occupato dal notch, che in pratica diventa una banda nera, e visualizzare comunque contenuti in 18:9 nella porzione di schermo rimanente. Chiunque abbia provato iPhone X sa infatti benissimo quanto sia brutta quella “tacca nera” durante un film o un gioco a tutto schermo, e la soluzione di ASUS dovrebbe rimediare efficacemente a questo problema. Il paradossale effetto collaterale è però che in questo modo rinuncerete ad un po’ di quello spazio in più che è la prima ragion d’essere del notch stesso.

Oltre ad ASUS abbiamo poi molte evidenze che Huawei in primis, ma sembra anche LG e forse OnePlus, si apprestino a cavalcare l’onda del notch. In questo caso ancora non abbiamo nulla di ufficiale, ma stando a quanto trapelato finora anche per loro il notch sembra “essenziale”. L’argomento è quindi destinato a rimanere caldo nei mesi a venire, e senz’altro sentiremo spesso parlare di “copia” da una parte, e di “soluzione necessaria” dall’altra. È chiaro però come questa sia tutta pubblicità a favore di Apple, volente o nolente, legittimando di fatto le scelte dell’azienda di Cupertino (anche quelle “sbagliate”).

Samsung sembra l’unico produttore al momento immune da questa moda. L’azienda coreana ha affermato che la sua agenda non è condizionata da Apple (ma di questo potremmo discutere a lungo), sebbene ciò non escluda cambi di rotta futuri, e tutto ciò mentre il notch si prepara a spopolare su tanti top di gamma 2018. Forse addirittura in quelli di Google.

Secondo un report di Bloomberg infatti, Android P potrebbe supportare nativamente il notch, il che fa subito pensare ai Pixel 3. Non è comunque scontato che sia questo il motivo: magari Google vuole solo assicurare un’esperienza consistente su Android, sapendo che tanti produttori realizzeranno smartphone simili. Del resto, e l’abbiamo già visto su iPhone X, “la tacca” porta con sé anche diverse complicazioni per le app, soprattutto per quelle che abbiano pulsanti o altri elementi in un’area coperta dal “buco nero”, tanto che prevederne il supporto a livello di sistema operativo potrebbe risolvere alcuni di questi inconvenienti.

Essential sarà anche stato il “primo notch”, ma è poco imitato

Ma quindi il notch è davvero così necessario? Cronologicamente parlando, Essential ha introdotto uno smartphone con notch ben prima di Apple. La soluzione dell’azienda di Andy Rubin, tra l’altro, è diversa da quella adottata su iPhone X e, a parer mio, anche più bella. Nessuno dei produttori Android citati finora ha però preso spunto proprio da Essential, ma piuttosto l’onda lunga sembra quella di Apple, il che rende un po’ più difficile non tirare in ballo il paragone con iPhone X. Dobbiamo quindi dei complimenti a Wiko, che non sembra si sia fatta condizionare.

Parlando invece di soluzioni del tutto alternative, partiamo dal già citato Mi MIX, con la fotocamera frontale posta in basso. Si potrebbe obiettare che sia scomoda, ma in fondo basta girare di 180° il telefono ed il problema è già risolto. E chissà che Mi MIX 2S non riesca a stupirci ulteriormente. Abbiamo poi già esempi ancora più creativi, come lo schermo davvero full screen con fotocamera a scomparsa del Vivo Apex, un’idea che a quanto pare piaceva anche ad Essential, e che non sappiamo perché non sia stata adottata.

Le alternative non sono insomma impossibili; magari sono non-tradizionali e presentano altri problemi tecnici, almeno per ora, in attesa di un qualche progresso che ne semplifichi la realizzazione. E tutti sappiamo bene quanto i maggiori produttori siano piuttosto “conservativi” nei confronti dei loro prodotti e quindi del proprio pubblico, a meno di non proporre una novità già sdoganata dai rivali. Del resto, se anche Samsung dichiara che non è più importante arrivare primi, questo la dice lunga.

Sia chiaro infatti che per un produttore minore è tutto più facile. Ulefone può permettersi di presentare uno smartphone con evidenti imperfezioni software, con l’orologio e le icone della barra di stato tagliate dal display stesso, e probabilmente con chissà quale altra magagna dal punto di vista della user experience, perché… è Ulefone! Al contempo però è emblematico che siano proprio alcuni produttori cinesi a provare a dettare il passo, come del resto già successo con il lettore di impronte sotto al display.

Il notch non è il futuro, ma solo un controverso presente

Sembra insomma che siamo di fronte ad una soluzione temporanea, che può essere considerata tale al giorno d’oggi, ma che probabilmente non lo resterà tanto a lungo. La tecnologia per fare a meno del notch esiste, le alternative anche: ci vorrà solo un po’ di tempo affinché hardware e software confluiscano sulla stessa soluzione. E se da una parte è chiaro come il futuro sia all’insegna del full screen, dall’altra è altrettanto chiaro che cunette o dossi devono sparire.

Il primo che riuscirà a realizzare qualcosa di simile in modo efficace, senza magari altri effetti collaterali (pessima resistenza su tutti, ma non solo), sarà il nuovo oggetto da imitare, e non è detto che a farlo per primo sia per forza di cose un grande nome del settore. Nel frattempo, largo ai meme e se la notch-mania vi avesse contagiato, fatecelo sapere con un nuovo avatar su Facebook (vi basterà cliccare sul post qui sotto).