Cari ex-utenti nostalgici, TCL e BlackBerry stanno cercando voi

Giuseppe Tripodi BlackBerry scommette su ecosistema software e tastiere fisiche per convincere gli utenti business (e non solo)

Il secondo giorno di MWC per me è iniziato con una chiacchierata con Camille Gere, PR Manager dell’area EMEA per BlackBerry Mobile: un po’ per genuina curiosità e un po’ per interesse professionale, ieri sera ho reinstallato sul mio Galaxy S8 il BlackBerry Hub, probabilmente l’app più famosa della società e, ancora oggi, uno dei software più interessanti per gestire email, social network, chat, varie ed eventuali.

Sul Play Store, tra un po’ di lamentele per il battery drain e fan affezionati che lodavano BlackBerry, mi ha colpito il commento di un utente che diceva di aver abbandonato Apple ed essere passato ad Android per poter utilizzare quest’app.

Ovviamente non so nulla della persona che ha lasciato il commento (e, a dire il vero, neanche mi interessa), ma mi piace immaginare che si tratti di un ex utente, che aveva utilizzarto BlackBerry nei tempi d’oro dell’azienda e che adesso, dopo anni di iPhone più per necessità che per scelta, sia tornato all’ovile. Perché, come mi è stato spiegato, è proprio su questi utenti che BlackBerry sta giocando la sua scommessa.

Camille li ha chiamati regretful user, utenti pentiti, ossia persone che avevano amato i dispositivi della mora in passato ma, per forza di cose, avevano dovuto abbandonare il brand: senza girarci troppo intorno, prima del passaggio ad Android, su BlackBerry mancavano buona parte delle applicazioni che ormai fanno parte della nostra vita quotidiana e, negli ultimi mesi del morente BlackBerry OS, era evidente a tutti che senza un app store degno non si può andare da nessuna parte.

Ma BlackBerry sembra aver imparato la lezione: ha abbracciato in pieno Android e, con una storica partnership datata dicembre 2016, ha affidato la produzione hardware al colosso cinese TCL per dedicarsi a quel che può davvero dare valore aggiunto ad un dispositivo: l’ecosistema software. Quel che distingue un qualsiasi smartphone uguale a tutti gli altri Android da un BlackBerry, infatti, è proprio l’insieme di app e servizi offerti, orientati su sicurezza e privacy: Camille era piuttosto entusiasta nel mostrarmi sul suo Motion funzioni che sinceramente non conoscevo (o, almeno, non ricordavo). Due piccoli esempi: Privacy Shade, che oscura lo schermo lasciandone visibile solo una piccola parte, in modo che che possiate leggere informazioni private in pubblico senza preoccuparvi che un eventuale malintenzionato possa carpire dati sensibili, e la fotocamera di sistema, con la quale potete scattare poggiando il dito sul lettore d’impronte per mandare la foto direttamente alla Secure folder criptata, senza passare dalla galleria (evitando quindi eventuali backup automatici come Google Foto o Dropbox).

Insomma, basta informarsi un minimo su tutte le chicche software presenti su BlackBerry per capire che la l’azienda fa sul serio e che, come dichiarato due giorni fa a TechRadar, è qui per restare.

Ma BlackBerry non è solo software: per la gioia di tutti i vecchi geek come noi che amano il rumore dei clic, anche l’ottima tastiera fisica rimarrà uno dei punti focali dell’azienda: Camille mi ha confermato che la società lancerà un nuovo smartphone con tastiera fisica nel 2018, anche se, purtroppo, non ha potuto dirmi nulla in merito ai rumor su Athena e gli altri modelli attesi.

BlackBerry KeyOne con tastiera cirillica e araba

L’ecosistema software e la tastiera fisica sono un’ottima accoppiata per i clienti business e anche Camille mi ha confermato che BlackBerry punta soprattutto ai professionisti, ma non solo: d’altra parte, come sottolineato dalla PR, la linea tra utenti business e utenti generici si è assottigliata moltissimo negli ultimi anni. L’idea stessa di avere un telefono lavorativo diverso da quello personale non è scontata e, in ogni caso, anche chi possiede uno smartphone per il lavoro ha bisogno di usare app più canoniche, come social network, servizi di chat e quant’altro.

BlackBerry, insomma, ha le idee ben chiare: non ha intenzione di puntare al grande mercato consumer ma a specifiche nicchie di mercato che possano apprezzare i servizi dell’azienda. Ma per arrivare a ritagliarsi la propria fetta di torta, TCL/BlackBerry sa bene di aver bisogno di capillarità: gli smartphone della mora devono essere in vendita ovunque. Per questo motivo, l’azienda ha significativamente aumentato il numero di paesi in cui i dispositivi soni disponibili, passando dai 10-15 previsti all’inizio a ben 50 mercati attuali, nel giro di poco più di un anno.

A questo punto, sappiamo a cosa stanno pensando i lettori più attenti: le stime sulle vendite non dicono nulla di buono su BlackBerry. Camille non ha voluto commentare sui numeri, ma ha confermato che le vendite hanno superato le aspettative e, in generale, ha mantenuto un atteggiamento positivo in merito allo stato attuale della società. Questo, ovviamente, mi ha ricordato le recenti dichiarazioni di Mahieu e Lejeune, che hanno riferito a TheVerge di considerare il KeyOne una “missione compiuta”: proprio come i colleghi statunitensi, Camille mi ha spiegato quanto sia importante avere una base solida nei diversi paesi del mondo (negozi e assistenza) e quanto conti un’adeguata copertura mediatica, sulla quale TCL e BlackBerry hanno puntato moltissimo.

Non sappiamo se tutto questo basterà per far risorgere BlackBerry dal momento difficile in cui si trova, ma siamo sinceramente convinti che, nel suo piccolo, la società della mora abbia ancora qualcosa da dire. E questo è il motivo per cui abbiamo accettato questa intervista, che poi fa esattamente il gioco di BlackBerry.

Well played BlackBerry, well played.