Editoriale: la seconda giovinezza di Android One è un emblematico anacronismo à la Google

Nicola Ligas -

Cos’è Android One?

Android One è un progetto nato tre anni fa di questi tempi. L’idea e lo scopo alle sue fondamenta sembravano lampanti: aggredire i mercati emergenti, India in particolare. Smartphone quindi economici, ma anche super-aggiornati, dato che è Google in primis a farsene carico. Peccato che, già pochi mesi dopo il loro lancio, il piano di Google abbia subito evidenziato delle falle, complice anche una politica commerciale che forse non fu delle più illuminate possibile.

All’epoca in Italia inseguivamo ancora il sogno di un Nexus economico, complici i fasti degli anni passati con Nexus 4 e Nexus 5, e forse anche per questo Android One non rappresentò da subito una grande attrattiva. Inoltre, i primi modelli usciti erano di fascia davvero bassa, e quindi meno interessanti per il nostro mercato.

Di lì a poco arrivò però la doccia fredda di Nexus 6: il più caro di sempre, fino ad allora; e non è che i suoi successori siano stati da meno. A ben vedere sono quindi anni che avremmo bisogno di un bell’Android One come si deve, ma le cose non sono certo andate in quella direzione. Nel corso del tempo infatti, il progetto Android One si è rivestito di quel classico “alone Google”, ovvero è stato abbandonato a sé stesso, e tutto lasciava pensare che si sarebbe avviato sul viale del tramonto.

Android One non è nato per colmare una mancanza dei mercati occidentali, ma forse sarà quello il suo destino.

Google continuava a sognare smartphone economici per i mercati emergenti, ma non era nemmeno più chiaro chi fosse a capo degli aggiornamenti, e dei numerosi partner annunciati al lancio di Android One (tra gli altri ricordiamo AcerAlcatelASUSHTCLenovo e Panasonic), ben pochi si sono poi rivelati affidabili e soprattutto hanno concretizzato il loro impegno, e l’arrivo di Android Go (vedi sotto) sembrava l’ultimo chiodo su una bara chiusa da tempo. E invece…

La seconda giovinezza

In Italia abbiamo avuto un araldo, chiamato General Mobile. Uno dei brand che per primi avevano creduto nel progetto Android One è infatti arrivato in Italia sul finire della primavera di quest’anno. I due modelli lanciati nel nostro paese, GM 6 e GM 5 Plus, non sono certo all’avanguardia della tecnica, considerando anche che avevano già debuttato tempo addietro su altri mercati. General Mobile ha però affermato di essere arrivata in Italia per restarci, e non avrebbe potuto scegliere periodo migliore.

Il recente annuncio di Xiaomi Mi A1 non è stato casuale. Lo smartphone dell’azienda cinese ha infatti occupato di prepotenza il sito ufficiale di Android One, segno di quanto anche Google lo supporti. Non si è trattato di un vero e proprio lancio globale in senso stretto, ma piuttosto in relazione a tutti quei mercati nei quali Xiaomi era bene o male già presente. Ciò nonostante, 4 continenti su 5 (Oceania esclusa) hanno ora un nuovo Android One di riferimento, e se già era facile acquistare prima degli Xiaomi da rivenditori di terze parti, figuriamoci adesso. Si tratta inoltre non certo di un top di gamma, ma nemmeno di un entry level senza appeal. E pare che questo sia solo l’inizio.

Motorola, ovvero Lenovo, sembra infatti si prepari a lanciare un Moto X4 con Android One. Il punto qui non è tanto la grandezza del produttore in sé, quanto il fatto che, molto probabilmente, questo smartphone sarà disponibile negli USA. Il primo del suo genere, giusto per essere chiari, dato che nemmeno il Mi A1 di Xiaomi sarà in vendita negli Stati Uniti. Si tratta di un passo molto importante, che dovrebbe sdoganare del tutto gli smartphone Android One. (edit 13/09: a quanto pare Motorola non sarà da sola, perché anche HTC è della partita, confermando ulteriormente il nuovo corso di Android One.)

Android One è nato morto. O quasi.

Android One, per come era nato, è insomma già morto. La sua influenza sui mercati emergenti è stata irrisoria, e la palma d’oro in India se la sono contesa ben altri. Il progetto non è però stato accantonato, come pensavamo inizialmente, ma è forse pronto a rinascere in una chiave diversa. Del resto Google ha già fatto capire chiaramente che i suoi “veri” smartphone, i Pixel, sono di fascia alta, ed anche i modelli di quest’anno non saranno da meno (internamente i nuovi Pixel dovrebbero essere pressoché identici, quindi non illudetevi che uno dei due possa essere “economico”). Ecco quindi che gli Android One potrebbero essere quei Nexus a basso costo che in molti desideravano.

Del resto l’esperienza d’uso è quella: Android stock ed aggiornamenti rapidi. Gli Android One sarebbero quindi un buon modo per Google per mostrare, al pubblico ed agli altri produttori, cosa può fare un Android leggero ed ottimizzato e quanto velocemente lo si possa aggiornare. Potrebbero inoltre essere uno strumento per veicolare l’utenza verso i Pixel, portando l’esperienza Google su modelli più economici, che col tempo facciano venire voglia agli utenti di qualcosa di più.

Questo ovviamente nell’ipotesi migliore. L’alternativa è il rilascio di sporadici Android One, senza alcun piano di lungo periodo, e senza quindi alcuna influenza né sul mercato occidentale, né su quelli emergenti. È un’alternativa così poco lungimirante, oltre che triste, che per il momento fingerò di non considerare.

E Android Go?

Android Go è l’Android One dei giorni nostri. Un progetto annunciato al Google I/O 2017, del quale finora non si vedono i frutti, né se ne percepiscono gli sforzi. Si tratta in pratica di una versione più leggera di Android, che vanta ad esempio un apposito menu per il multitasking, e che andrà ad affiancarsi a tutte le major release del robottino. Android Oreo avrà una sua versione Go, così come Android P, e successivi. I primi smartphone con Android Go dovrebbero arrivare ad inizio 2018, sempre avendo l’India come target ideale, oltre a mercati simili.

Ci sarebbe insomma una sorta di avvicendamento Android One – Go, lasciando che il primo si elevi verso nuovi mercati, e che il secondo provi a diffondersi in quelli nei quali voleva far breccia il primo. Data la sovrapposizione di tempi tra l’annuncio di Android Go e la “seconda giovinezza” di Android One, potrebbe appunto non essere una semplice coincidenza.

È importante sottolineare però che se Android One denotava un tipo di smartphone, Android Go è invece proprio una versione a sé stante del sistema operativo. Quanto “a sé stante” è difficile dirlo senza prima averla provata. Visti i precedenti però, e conoscendo i tempi di Google, non è da escludere che fra tre anni mi ritroverò a scrivere un altro editoriale al riguardo. Ma di questo riparleremo al momento opportuno.