Editoriale: OnePlus non fa più dei Flagship Killer

Nicola Ligas - E sia chiaro che è esattamente ciò che vuole!

Tre anni e mezzo fa, praticamente dal nulla, venne fuori un nuovo nome: OnePlus. Una startup cinese che nel giro di qualche mese riuscì a far parlare di sé l’intero mondo tecnologico. Il suo primo smartphone, chiamato un po’ onomatopeicamente OnePlus One, fu lanciato come un flaghsip killer, un ammazza top di gamma. Col sennò di poi possiamo definirlo un successo sotto molti aspetti (pur con qualche ombra), e quindi compiuta la sua missione. Ma chi è davvero adesso OnePlus? E cosa ne è stato della sua vocazione di flagship killer?

OnePlus non è (più) una startup, sebbene si comporti e voglia/possa essere considerata tale. È un’azienda di proprietà di BBK Electronics, che detiene, tra gli altri, anche i brand Oppo e Vivo. OnePlus consta di circa 700 impiegati, che sono nulla se paragonati ai colossi del settore come Samsung ed Apple, ma non sono certo pochi in termini assoluti. Dalle nostre parti verrebbe considerata un’azienda di medie dimensioni.

OnePlus è una (non) startup che vuole tenere testa ai colossi

OnePlus ha però sede a Shenzhen, in Cina, uno di quei posti che devi aver visto di persona per credere che esistano. Shenzhen è in pratica un enorme laboratorio tecnologico: un concentrato pressoché unico al mondo di produttori e fornitori. “Se vogliamo realizzare un mock-up, ci basta una chiamata prima di pranzo per averlo in mano prima del pranzo del giorno successivo,” ha dichiarato a The Verge Pete Lau, co-fondatore, assieme al più loquace Carl Pei, di OnePlus stessa. È insomma la culla ideale per un’azienda come OnePlus, che non ha i mezzi né tecnici né monetari dei suoi più blasonati rivali.

Ciò è quantomai evidente quest’anno. Se confrontate le schede tecniche di OnePlus 5 e 3T vi accorgerete infatti che la sola “vera novità” è nel comparto fotografico. Il resto sono incrementali aggiornamenti di processore e memoria, ed il display sembra sia esattamente lo stesso (al netto di tarature diverse). Perché non uno schermo 18:9 senza bordi? Perché quelli li fanno LG e Samsung, ed a loro costano molto meno di quanto sarebbe costato a OnePlus procurarsene uno. Perché non un design più ricercato? Perché non c’è mai stato finora un gran lavoro in tal senso da parte dell’azienda, che quest’anno in particolare ha concentrato i suoi sforzi altrove, prendendo in prestito parte di quello che aveva fatto sua sorella Oppo con R11.

Questi due smartphone, tra l’altro, condividono ben più del design, dato che il sistema di dual-camera di Oppo R11 è basato sugli stessi sensori di OnePlus 5 (o forse il contrario), anche se poi lo sviluppo software dei due modelli è stato del tutto indipendente e quindi con risultati molto diversi (ma di questo riparleremo in futuro). OnePlus voleva una doppia fotocamera fin dallo scorso anno, ma questo poneva sia problemi di costo che su come integrarla (inserire i sensori al centro o lateralmente è ben diverso, proprio per un fatto di ingegnerizzazione). Quest’anno, bussare in casa Oppo era senz’altro la soluzione più semplice ed economica, che ha permesso a OnePlus di focalizzare i suoi sforzi sullo sviluppo dell’app per la fotocamera, che poi è quella che (in buona parte) fa la differenza, e sul resto del software. Lo ripeto di nuovo: è questione di bilanciare volontà (e OnePlus ne ha tantissima) e mezzi (e quelli sono assai meno).

Ma come mai questa attenzione spasmodica per la fotocamera? In parte, a mio modo di vedere, perché è l’unico campo che poteva davvero essere migliorato rispetto a OP 3T; in base anche a quanto detto finora sul discorso economico. In parte perché, e questo lo dice OnePlus, è ciò che volevano i suoi utenti. OnePlus lo ha imparato “con le cattive”, e mi riferisco in particolare alle critiche ricevute da OnePlus 2, ad esempio per l’assenza di NFC. Già con OnePlus 3 però il tiro era stato corretto, ed a dimostrazione di quanto l’azienda cinese ci tenga a venire incontro ai suoi utenti è poi uscito OnePlus 3T (non dico sia questo l’unico motivo) dopo pochi mesi.

OnePlus ha iniziato tre anni fa il suo corso con lo slogan “flagship killer“, che in pratica si traduceva in smartphone top di gamma a prezzo basso. OnePlus One partiva in effetti da 269€, ed era molto difficile all’epoca fare di meglio. I rincari sono però stati progressivi, e già OnePlus 2 (anche lui flagship killer), era salito a 339€ per la versione base (che in pratica nessuno ha comprato, preferendo quella a 399€). Questo ha forse rafforzato le convinzioni dell’azienda che i suoi utenti sarebbero stati disposti a spendere di più, per avere di più. E così è stato. OnePlus 3: 399€ come prezzo base; OnePlus 3T: 439€. E così, piano piano, siamo arrivati ai 499€ di quest’anno. La progressione c’è ed è innegabile. Ed è anche comprensibile, perché nessuno può continuare per sempre a mantenere certi prezzi, ed oltre al prezzo è cresciuta anche la qualità.

OnePlus ha ambizioni elevate, ma forse ha cercato di raggiungerle troppo in fretta

OnePlus, soprattutto ad inizio carriera, di certo non poteva andare molto in attivo, ma in fondo era calcolato. Se vieni dal nulla, devi far parlare di te in qualche modo, ed il prezzo stracciato è senz’altro un ottimo modo. OnePlus però non vuole diventare “la Honor di Oppo”, vuole essere la Huawei; se capite il parallelo. Peccato che sembri avere meno risorse di Honor stessa. Nonostante ciò, OnePlus vuole competere davvero con quei flagship che all’inizio pensava solo a killare. Non a caso lo slogan del flagship killer è di fatto morto da un pezzo, e tutto il percorso fatto da OnePlus in questi anni è stato volto a smarcarsi da semplice azienda cinese economica, per trasformarsi in “produttore di qualità“. C’è però un rovescio della medaglia, anzi due.

Da una parte, OnePlus è cresciuta, ma non così tanto, e tutti i compromessi che ancora deve affrontare nello sviluppo dei suoi smartphone ne sono la dimostrazione pratica. Anche con OnePlus 5 ci sono stati tutta una serie di “vorrei ma non posso“, che sono giusti nell’ottica dell’azienda, che più di tanto non poteva fare, ma che sono anche pane per i suoi detrattori; ed ora non c’è più “lo scudo” del prezzo. Inoltre, se hai costruito la tua user base basandoti proprio sul fattore prezzo, c’è un limite oltre il quale la tua vecchia clientela non ti seguirà più, perché spesso la qualità è sottovalutata, di fronte ad un prezzo basso.

Che poi chiariamoci: 559€ per 8 GB di RAM con Snapdragon 835 e dual-camera rimangono una buona cifra, praticamente imbattibile sulla carta. Trovate uno smartphone di pari specifiche (e già questo non è facile) che al lancio costasse meno! Il problema è che nessuno fa questo ragionamento, e tutti guardano lo street price, che vede in questa fascia di prezzo già i vari S8, G6, P10 ecc. E da tutto questo ho volutamente escluso il discorso sugli aggiornamenti software, dando per buono che OnePlus 2 sia un errore del passato.

Ecco quindi che, volente o nolente, OnePlus 5 non è più un flagship killer, ma è di fatto diventato uno di quei flagship che qualcun altro proverà a killare. E questo è esattamente ciò che voleva OnePlus, ma forse non quello in cui speravano tutti i suoi utenti.