“Android Extensions”, ovvero il possibile piano di Google per snellire gli aggiornamenti Android

Nicola Ligas

I colleghi di Ars Technica hanno avanzato un’interessate ipotesi, basata su alcune informazioni contenute nell’Android 7.0 Compatibility Definition Document (CDD). Quest’ultimo raccoglie una serie di regole cui gli OEM devono sottostare per poter includere i servizi di Google nei propri dispositivi, regole che sono state solo ora aggiornate, in seguito al rilascio di Nougat (avvenuto ormai da due mesi).

Ora come ora infatti, in un normale device Android ci sono due principali categorie di API: quelle che fanno parte dell’AOSP (Android Open Source Project), incluse nel sistema operativo di base ed aggiornate solo in corrispondenza di un update di quest’ultimo, e le API raccolte in Play Services (se non sapete cos’è, cliccate qui), che sono API proprietarie riferite a vari servizi Google. Il vantaggio di Play Services però, è che si tratta di un’app aggiornabile tramite il Play Store, che quindi consente di estendere i suoi servizi in maniera rapida e capillare, al contrario di un aggiornamento OTA, che deve andare incontro a lunghi processi di certificazione e che è comunque diverso da un produttore all’altro.

L’intuizione di Ars Technica, che però al momento non trova riscontro nei fatti, è che Google stia pensando ad un metodo per rendere facilmente aggiornabili, tramite app, anche le API AOSP. La chiave di tutto sarebbe una modifica contenuta nell’ultimo CDD, che si riferisce alle finora ignote “Android Extensions”.

Android includes the support of extending the managed APIs while keeping the same API level version. Android device implementations MUST preload the AOSP implementation of both the shared library ExtShared and services ExtServices with versions higher than or equal to the minimum versions allowed per each API level. For example, Android 7.0 device implementations, running API level 24 MUST include at least version 1.

Questo è quanto riporta il CDD al riguardo. Non è molto, ma la descrizione sembra in qualche modo coincidere con l’operato di Play Services, in particolare quando dice che “Android include il supporto per estendere le API gestite, mantenendo al contempo lo stesso livello di API raggiunto“, e per estensione si potrebbe pensare che l’idea sia di aggiornare tramite Play Store anche le API AOSP. In altre parole Android Extension sarebbe un modo per evitare, almeno in parte, gli aggiornamenti OTA.

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Sia chiaro infatti che questa idea non può essere applicata in modo universale, e ci sono sempre dei componenti che necessiteranno di un aggiornamento del sistema di base, non potendo essere “scorporati” come delle app, ma l’idea di per sé ha un senso e guarda caso ci sono proprio due file nuovi nei dispositivi con Android 7.0, chiamati “GoogleExtShared.apk” e “GoogleExtServices.apk” (guardate i neretti nel paragrafo citato dal CDD), che fanno pensare sia questa la direzione intrapresa. Al momento sono entrambi praticamente vuoti, ma forse solo in attesa che le omonime “app” compaiano sul Play Store, ed a quel punto è da lì che si aggiorneranno, proprio come Play Services.

Ribadiamo che nulla di tutto ciò è stato confermato da Google, ma di per sé l’intuizione ci piace e speriamo che i colleghi di Ars Technica abbiano visto giusto, anche perché il problema della frammentazione Android è troppo grave per essere ignorato ancora a lungo.

Fonte: Ars Technica