Huawei P20 Pro: la nostra anteprima del tri-camera phone con notch (foto e video)

Nicola Ligas -

Ne avrete sentite di tutte i colori su Huawei P20 Pro nei mesi che hanno preceduto il lancio. Dopo averlo provato dal vivo, seppure per poco tempo, siamo quindi pronti a sfatare alcuni miti ed iniziare a capire meglio con chi abbiamo davvero a che fare.

Partiamo dal design, senz’altro un netto cambio rispetto ai P10 dello scorso anno. C’è il famigerato notch, anche se le sue dimensioni sono relativamente contenute, e soprattutto c’è la possibilità di nasconderlo. Nelle impostazioni troviamo infatti un’opzione per far sparire “la tacca (così è stato tradotto in italiano), che sostanzialmente tinge di nero la action bar, facendo virtualmente scomparire il notch. Questo è possibile anche perché le proporzioni dello schermo sono in 19:9 (1.080 x 2.240 pixel), quindi anche andando ad eliminare la riga del notch il resto dei contenuti possono tranquillamente essere visualizzati in 18:9. In poche parole non è una tacca invasiva come su iPhone X, dove spesso la vedevamo sovrapporsi al resto dei contenuti, in particolar modo in app full screen.

Lo smartphone in complesso risulta molto elegante, con vetro fronte/retro e scocca in metallo. Vetro che per la verità tratteneva tantissimo le impronte nel modello da noi provato, che comunque era un sample non finale. In compenso abbiamo apprezzato molto i bei riflessi che la colorazione in prova ha saputo regalarci.

Il vero selling-point di Huawei P20 Pro è però la fotocamera posteriore. Anzi, le tre fotocamere. Si tratta di tre sensori, che ripropongono il duo RGB+monocromatico già visto in passato, affiancando loro anche un teleobiettivo da 8 megapixel, capace di zoom ottico 3x. Combinando i dati di quest’ultimo con quelli degli altri due sensori, si arriva ad uno zoom ibrido 5x, che dovrebbe comunque assicurare una qualità simil-lossless.

Huawei P20 Pro vuole reinventare la fotografia da smartphone e le promesse sono moltissime

A fianco delle tre fotocamere c’è anche un sensore per la temperatura del colore, che aiuta nel corretto bilanciamento del bianco delle scene, oltre all’immancabile laser autofocus. Altri dati interessanti sono la dimensione dei pixel, da ben 2μm, un record su smartphone, che permette di catturare più luce grazie anche ad una tecnica che Huawei chiama Light Fusion, e la sensibilità ISO di 102.400 (disponibile solo dopo un update, per ora sono 51.200), altro record che solo Sony voleva eguagliare (pur non essendoci ancora arrivata). Presente anche la stabilizzazione ottica (OIS), ma solo sul teleobiettivo.

Lo smartphone scatta al massimo a 40 megapixel, ma non siamo sicuri che il sensore principale (quello RGB) abbia davvero questa risoluzione effettiva. In ogni caso riparleremo senz’altro a breve di questo aspetto per chiarirlo del tutto.

EDIT: DxOMark lo spiega così:

The sensor uses a Quad Bayer structure with a total pixel count of 40Mp. It outputs data binned in 2 × 2 pixel units, resulting in 10Mp image output.

Il sensore usa una struttura Quad Bayer con un numero di pixel totali di 40 MP. L’output viene ottenuto combinando unità 2×2 di pixel, quindi l’immagine risultante è a 10 megapixel.

La vera marcia in più è però rappresentata dall’intelligenza artificiale, che aiuta in particolar modo negli scatti in modalità automatica. Anzitutto abbiamo la AI image stabilization, ovvero quella che dovrebbe essere una stabilizzazione elettronica particolarmente ottimizzata. A questo proposito abbiamo anche la modalità tripod a mano libera, che assicura scatti fermi anche con pose prolungate senza cavalletto. A migliorare ulteriormente le cose dovrebbe contribuire anche il 4D predictive autofocus, che cerca di prevedere dove andrà il fuoco in base al movimento di un oggetto, per velocizzare l’autofocus sui fotogrammi futuri.

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La AI è comunque anche al servizio del punta e scatta. Ad esempio, se inquadrerete una persona, la modalità ritratto verrà attivata in automatico, mentre scattando un panorama potrebbe comparire una livella in sovraimpressione, se la AI rilevasse che lo smartphone è troppo inclinato.  Ci sono però tracce della AI anche nel sistema operativo, ad esempio nella galleria smart, che categorizza automaticamente le immagini presenti, e soprattutto fa tutto in locale, non come Google Foto, che si appoggia sul cloud.

Infine segnaliamo anche il super-slow motion a 960fps@720p. Stessa risoluzione e frame rate di Samsung S9, ma qualità ancora da verificare. Trovate comunque un esempio abbastanza promettente nel video qui sotto. E poi c’è anche l’ultra snapshot, ovvero, cliccando due volte sul tasto volume giù, Huawei P20 Pro è in grado di scattare una foto in appena 0,3 secondi, per non farvi perdere quell’attimo prezioso. L’ultima menzione va però alla fotocamera frontale, una 24 megapixel f/2.0, che però non abbiamo avuto tempo di testare con la dovuta calma per esprimere un qualsivoglia giudizio.

Huawei ha insomma (ri)pensato a fondo la fotografia da smartphone, e non a caso uno dei suoi slogan al riguardo è “il Rinascimento della fotografia”. Le premesse ci sono, ma come sempre la vera prova arriverà solo in sede di recensione, quando avremo la possibilità di testare con calma Huawei P20 Pro in molteplici scenari, con il modello definitivo. Per adesso gustatevi la nostra anteprima, e poi vedremo nei prossimi giorni se le promesse sono state mantenute.

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