Alcune app sul Play Store sfruttano di nascoto la CPU per il mining di Bitcoin

Vezio Ceniccola

Il mining di Bitcoin o altre criptomonete è un’operazione in rapida ascesa negli ultimi anni e, ovviamente, gli sviluppatori più maliziosi hanno già trovato modo di farlo attraverso le app Android. Il problema è che tale procedura viene fatta all’insaputa dell’utente, sfruttando la potenza di calcolo del suo dispositivo per generare profitti per lo sviluppatore stesso. Non una bella situazione.

Come riportato da Ars Technica, alcune di queste app si trovano anche sul Play Store di Google e sarebbero state già scaricate oltre 15 milioni di volte. Si tratta di normali servizi o giochi, che nascondono al loro interno un meccanismo che consente di far lavorare una parte della CPU per scopi diversi dal loro normale funzionamento.

In questo modo, la potenza del terminale viene utilizzata per minare criptomoneta, andando ad impattare negativamente sulle performance e sull’autonomia del dispositivo. Questo comportamento, dunque, produce benefici per gli sviluppatori malintenzionati, ma danneggia l’utente inconsapevole, che non può accorgersi di ciò che avviene sul suo smartphone mentre utilizza l’app incriminata.

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Purtroppo il mining nascosto è un problema sempre più diffuso, sia per quanto riguarda i dispositivi mobili che per i siti web e altri tipi di prodotti e servizi. La possibilità di sfruttare le risorse delle CPU altrui per il proprio tornaconto è sicuramente una ghiotta opportunità per gli hacker e gli sviluppatori Android malintenzionati, ma speriamo che Google e gli altri giganti della tecnologia prendano sul serio la questione e cerchino di porre rimedio al più presto.

Via: XDA DevelopersFonte: Ars Technica