Perché gli aggiornamenti impiegano così tanto ad arrivare? Ce lo spiega Sony, con un’infografica (foto)

Andrea Centorrino

Ci si lamenta spesso del fatto che gli aggiornamenti alle nuove versioni di Android impieghino troppo tempo ad arrivare sugli smartphone “non-Google”, e oggi Sony prova a spiegarci il perché, raccogliendo in un’infografica tutti i passaggi che portano alla ricezione della tanto attesa notifica di aggiornamento.

Il primo step prevede l’invio, da parte di Google, del PDK (Platform Developer Kit) alcune settimane prima della presentazione al grande pubblico di una nuova versione di Android. Esso contiene tutti i file sorgente che andranno poi compilati per i vari dispositivi che la società (nello specifico, Sony) deciderà di includere nel processo di aggiornamento.

Si predispongono dunque gli HAL, ovvero gli Hardware Abastaction Layer, che permettono, come dice il nome, un’astrazione di alcuni componenti hardware: in questo modo si cerca di rendere il software “hardware-agnostico”, ovvero compatibile su quante più piattaforme possibili con minime modifiche al codice.

Vengono poi implementate le funzioni principali, ovvero chiamate, messaggistica e connettività di rete. Si procede poi alla personalizzazione in stile Sony, e si arriva finalmente alla fase di testing, che si divide in due parti: quello effettuato dagli utenti iscritti al programma beta, e quello in laboratorio.

L’ottavo step si preoccupa di validare gli standard integrati nel software, come quelli relativi allo stack Bluetooth e Wi-Fi, mentre il nono prevede eventuali personalizzazioni richieste dall’operatore (come l’inclusione di determinate app).

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Finalmente, il firmware è pronto al lancio: il processo, però, non si ferma qui. Sony monitora attivamente la rete al fine di raccogliere i feedback degli utenti, al fine di risolvere eventuali problemi sfuggiti in fase di testing o per effettuare modifiche funzionali.

Un processo lungo dunque, che come sappiamo richiede tanto tempo ai produttori. Google, dal canto suo, sta cercando di risolvere il problema, e la recente introduzione di Project Treble con Android Oreo dovrebbe aiutare gli OEM a ridurre il tempo di sviluppo degli aggiornamenti.

 

Fonte: Sony Mobile