Editoriale: Made by Google 2017, l’evento visto con gli occhi della nostra redazione

Nicola Ligas -

Se vi foste persi la diretta di ieri sera, allora avrete un po’ da recuperare. Per questo motivo, prima di tuffarci nel nostro consueto commento dell’evento, vi proponiamo di dare uno sguardo alla serie di articoli che trovate qui sotto, così da approfondire gli argomenti che più vi interessano.

Indubbiamente di carne al fuoco ne è stata messa tanta, ma non è sempre tutto oro ciò che luccica, e nel caso di Google questo è particolarmente vero. Ecco quindi le nostre impressioni a caldo sull’evento Made by Google 2017. Ricordate anche che potete discuterne con calma sul nostro forum, dove abbiamo aperto un thread apposito.

Levatevi i Nexus dalla testa

Dei nuovi Pixel 2 di Google si sapeva praticamente già tutto. Costosissimi, o meglio, in linea con i recenti top di gamma sfornati da Samsung, Apple e ben presto anche da LG (con il V30) e da Huawei (con il Mate 10), ma comunque dotati di caratteristiche tecniche al top. Sì perché ieri c’è chi ha avuto il coraggio di dire che l’hardware a bordo è datato, ma forse non vi siete soffermati a sufficienza sulla scheda tecnica presi da una rabbia cieca dettata dai prezzi e dal solito trattamento riservato all’Italia.

È brutto da dire, perché sono tra quelli che all’epoca hanno avuto per le mani Nexus 4 e Nexus 5, ma è bene levarsi dalla testa i bei tempi dei Nexus. Google ha intrapreso una nuova direzione che piano piano, nella patria del colosso, sta dando i suoi frutti. Negli Stati Uniti non è così straordinario vedere qualcuno con un Pixel all’orecchio, anche perché vige una mentalità diversa a riguardo dell’acquisto degli smartphone che in Italia riesce ad attecchire solo in parte. Ed è forse anche per questo che Google ha stretto accordi con un operatore che grazie anche alla fusione con Wind potrà a breve vantare il più ampio bacino di clienti mobili in Italia.

Quale nuova direzione vi starete a questo punto chiedendo? La creazione di un anti-iPhone ovviamente. Basta dare un’occhiata ai vari video commercial dei nuovi Pixel per capire il target di utenza ben diverso da quello dei Nexus (che forse non ricordate, erano dispositivi indirizzati agli sviluppatori), puntando moltissimo sul comparto fotografico, sulla multimedialità e su altri fattori che possono attecchire su un più ampio bacino di possibili clienti. E attecchirebbero anche su di me, se non fosse che al momento non ho in programma di acquistare un nuovo smartphone. Chissà che non ci faccia un pensierino nel 2018!

Un plauso poi per il lancio di Google Home Mini, un accessorio veramente alla portata di tutti che con il diffondersi della domotica può tornare davvero utile. Non perdiamo del tutto le speranze per l’Italia: la versione di Assistant per Google Home è leggermente diversa da quella dedicata ai dispositivi mobili, ma il lancio di Assistant stesso in Italia potrebbe piano piano permettere l’introduzione sul mercato anche della famiglia Home.

Lorenzo Delli

Google gioca a fare Apple e ci riesce benissimo

Niente jack audio, design discutibile, prezzo elevato. Queste sono solo alcune delle solite critiche che ho letto da ieri sera nei commenti, alle quali non posso far altro che rispondere: e chi se ne frega?

Mai come ieri è stato evidente che Google ha un piano ben preciso in mente, ossia definire nuovi standard per smartphone e domotica. Proprio come Apple, BigG ha preso decisioni forti per creare un’identità di brand, e davvero poco importa se agli utenti non piace: dopotutto, i potenziali clienti compreranno comunque i Pixel 2 (e ne saranno felici), mentre tutti gli altri continueranno a lamentarsi, sostenendo che il loro cinesone da 200€ va meglio e che l’uva è acerba.

I Pixel 2 sono prodotti che puntano alle masse, ben riconoscibili,a partire dal design: la scocca con colori e materiali diversi sul retro e il tasto d’accensione colorato sono due delle caratteristiche estetiche che li rendono identificabili da chilometri.

Google gioca a fare Apple, dicevamo: scimmiotta la storica narrativa della mela per cui l’eccellenza si ottiene solo quando hardware e software sono curati dalla stessa azienda e al binomio tanto caro a Cupertino aggiunge un terzo elemento, l’Intelligenza Artificiale. E mentre Apple vanta sicurezza e privacy per l’utente, Google fa di machine learning e cloud il suo punto di forza, tanto che i nuovi smartphone non avrebbero molto senso senza Assistant e che l’IA è utilizzata persino per compensare l’hardware (pensiamo alla modalità ritratto).

D’altra parte, non si tratta certo di un segreto: durante l’evento, Google ha esplicitamente sostenuto di essere passata da una logica mobile-first ad un approccio IA-first e la carrellata di prodotti hardware presentati ieri non sono che un modo per circondare l’utente con rassicuranti servizi che si prendono cura di lui. La fortuna di questa nuova gabbia dorata made by Google saranno gli utenti e il mercato a deciderla, ma è evidente che siamo ormai lontanissimi dalla Google open e geek-friendly di qualche anno fa.

Giuseppe Tripodi

Ci siamo, Google inizia a fare sul serio con l’hardware

I giorni in cui i prodotti hardware usciti dagli stabilimenti Google sembravano (e venivano presentati come) poco più di esperimenti sono ormai finiti. A Mountain View si inizia finalmente a fare sul serio con un ecosistema delineato e che sembra offrire solide radici per i prossimi anni.

Dopo Google Glass, Chromebook fugaci e i Nexus (mancheranno solo a noi geek) la lineup sembra davvero definita e fa sperare per un’auspicabile continuità. Beh, gli “esperimenti” continuano ad esserci, come la particolarissima camera Clips e le cuffie Pixel Buds, ma smartphone Pixel, la gamma Google Home e (ci voglio credere) il Pixelbook sembrano prodotti solidi, complice anche Assistente Google e più in generale le tecnologie basate su IA.

I prezzi fanno certamente storcere il naso a chi cerca il rapporto risparmio/qualità in maniera assoluta. È però anche vero che se, come azienda, vuoi essere un big del settore, attirare l’attenzione delle masse e dare l’idea di top gamma a colpo d’occhio, non puoi arrivare sul mercato con uno smartphone da 400$.

Tra l’altro quest’anno Google, almeno sulla carta, non sembra essersi proprio risparmiato su qualità e feature. In riferimento ai Pixel 2, i dispositivi che sicuramente hanno catalizzato l’attenzione, hanno ben poco da invidiare agli altri top di gamma, doppia fotocamera inclusa visto che è stata compensata con escamotage come dual pixel e software “super”.

In conclusione forse è sbagliato pensare di delegare la vita digitale ad un’unica realtà, ma l’ecosistema offerto da Google per questo fine 2017 mi sembra davvero sufficientemente maturo da riuscire ad inglobare anche l’utente Apple medio.

Cosimo Alfredo Pina Lari

Chi se ne frega dei Pixel

Ovviamente i nuovi Google Pixel (realizzati anche grazie alla recente parziale inclusione da parte del team hardware di HTC) sono stati il fulcro dell’evento Made By Google di ieri, ma non per questo sono stati i prodotti più interessanti che abbiamo visto: anzi.  Con il leitmotiv del machine learning e della intelligenza artificiale l’azienda si è infatti spinta nel presentare il più grande numero di prodotti da quando l’azienda stessa esiste. Era facile scommettere su Google Home, meno facile era immaginarsi che i prodotti nuovi sarebbero andati a comporre una famiglia con quello già esistendo, andando a strizzare l’occhio agli audiofili con Google Home Max e a tutti quelli che non possono permettersi un Google Home con Google Home Mini.

Google Home Mini a 49$ sarà sicuramente il regalo di Natale 2017 nei paesi dove Home era già disponibile. Una fitta rete di dispositivi connessi e sempre in ascolto che farebbe paura anche ai creatori di Black Mirror e che in realtà farà più paura di tutti ad Amazon che potrebbe in parte perdere la sua posizione dominante con Alexa e subire lo strapotere di Google nel portare in molto più mercati (si spera) il suo servizio e di farlo anche rapidamente.

Ma non dimentichiamoci del resto della lineup. Un bellissimo inutile Chromebook (chiamato Pixelbook) che lentamente fa diventare realtà la convergenza mobile/desktop di Google con il tethering automatico fra Pixel e Pixelbook che sa tanto di Apple e che finalmente ci ricorda che l’azienda dietro quei due prodotti è la stessa. E poi ancora accessori, cuffie wireless eleganti e sportive al contempo, tutti con un design comune che serve a far capire fin da subito che c’è Google dietro a questi prodotti. E poi la piccola Clips, telecamera indossabile (o meno) da tutti i giorni: gadget affascinante e caro. Il perfetto prodotto per chi ha già tutto. Sarà un Natale sfavillante in termini di vendite hardware per Google: e chi se ne frega dei Pixel.

Emanuele Cisotti

Quando la voglia dei Pixel non basta

Sono anni che voglio uno smartphone “pure-Google“, più o meno dai tempi di Nexus 6 (ricordavate questo editoriale?), e sono anni che rimando, sperando in un domani che probabilmente non è ancora oggi.

Mi è dispiaciuto che l’Italia non sia mai stata citata da Google ieri, nemmeno di striscio. Eppure tra poco, per la prima volta, almeno un Pixel phone dovrebbe arrivare nel nostro paese, e con lui Google Assistant. Ma, a quanto pare, non bastano le due massime espressioni della “googleosità” per far salire di rango lo Stivale.

Sì perché in fondo dobbiamo ancora accontentarci delle briciole. Di un telefono caro, che difficilmente si svaluterà a breve, e che sarà anche difficile acquistare (in America già scarseggiano le scorte, figuriamoci in Italia poi). Ed ormai “Made by Google” non è solo un telefono, è un intero ecosistema, dal quale siamo ancora esclusi. Niente Google Home, che nonostante sia basato su Assistant viene portato avanti come un progetto a parte (da una parte è un bene, dall’altra crea confusione perché di fatto di sono diversi Google Assistant), niente Pixel Buds, Pixelbook o Google Clips.

Google critica tanto Apple (“noi non releghiamo le funzioni migliori al telefono più grande (semi-Cit.)”) ma fa la Apple a suo modo, senza esserlo davvero. Lo fai senz’altro nel prezzo, o con le inutili omissioni; lo fa anche scimmiottando funzioni (portrait mode, motion photos, ecc.), ma Apple stessa ci è arrivata per gradi a certe cose, mentre Google pretende di esserci subito, da un anno all’altro.

Si, probabilmente in questo caso è ancora la mia personale delusione per essere esclusi dai giochi a parlare, ma visto che di solito non le do voce, concedetemelo almeno in un editoriale di gruppo. Da domani tornerò a volere bene a Google, a volere i Pixel, e tutti i suoi altri prodotti, che in realtà voglio già adesso. Al momento l’uva è un po’ acerba però.

Nicola Ligas